Archive for maggio 2008

Insomnia

maggio 29, 2008

Insomma, ieri sera non riuscivo a dormire perchè un gruppo di vicini imbecilli aveva deciso di discutere di tasse fino alle due di notte. Grazie alle finestre spalancate, ho appreso parecchio sulla loro dichiarazione dei redditi e ho superato le duecento pagine di Duma Key.

Mi è preso un colpo, quando ho scoperto che il protagonista riesce a far diventare reali le cose che disegna.

Anche lui! Ovviamente ho pensato a Esbat sentendomi piccola. Anzi, nana. Anzi, invisibile. Ho avuto un’idea banale, mi sono detta mentre il vicino strepitava contro la pubblicazione on line dei redditi degli italiani. Poi ci ho ripensato.

Aspetta un po’. Qui si parla di una casa stregata. Il solo Maestro lo ha già fatto in Mucchio d’ossa. In It. Nella Torre nera. Nelle Notti di Salem. Tanto per citare solo i primi che mi vengono in mente.

Dunque? Dunque forse non è tanto importante il “cosa”, ma il “come”. Prendere uno stereotipo e ripensarlo. O almeno provarci.

Per la cronaca, alla fine sono uscita in balcone e ho tirato una secchiata d’acqua ai vicini. Poi ho dormito come una bambina.

Mettere un sogno in una storia

maggio 28, 2008

Per esempio, stanotte ho fatto un sogno che finisce dritto dritto in Sopdet. Che è il seguito di Esbat, per chi non lo sapesse. Che sto scrivendo, per chi non sapesse neanche questo.

Nota curiosa: Esbat è stato scritto in quattro mesi. Sopdet è a metà, e ho cominciato a scriverlo durante le vacanze di Natale. Sempre il Maestro nota come ci siano storie che ti travolgono ed escono fuori tutte insieme, quasi tuo malgrado, e altre su cui sudi, torni, rifletti. Lui, per esempio, racconta che il suo record di lungaggine è stato L’ombra dello scorpione. Diciotto mesi, perchè non riusciva a venire a capo della seconda parte: ovvero, del viaggio dei “buoni” verso Las Vegas .

Su una cosa, con somma umiltà e vergogna, concordo: anche io non so esattamente cosa faranno i miei personaggi. Lo scopro scrivendo, e a volte non sono neanche d’accordo con loro!

Un coniglio con l’otto sulla schiena

maggio 27, 2008

De te fabula narratur.

Accidenti quanto è vero. Pensavo poco fa al fatto che, in una fan fiction, noi cerchiamo, è vero, di lavorare su una storia che amiamo.

Ma cerchiamo anche noi stessi.

Lo so che è banale, ma la scrittura è fatta anche di banalità. Di banalità importanti, magari. Come dice il Maestro, scrivere è un gesto di teletrasporto: se io dico (lui, King) c’è un coniglio su una tovaglia rossa e questo coniglio ha il numero otto sulla schiena, ebbene, tutti lo vedranno. Magari per qualche lettore il rosso della tovaglia sarà quasi violetto, per un altro più simile al rosa. Oppure il coniglio sarà bianco, o fulvo. Ma sempre sulla tovaglia starà, e sempre un otto sulla schiena porterà.

Dunque, riconoscimento.
Dieci anni fa avevo un’ossessione per il cibo. Nel senso che mangiavo molto poco. Niente di serio, per carità, nessun disturbo alimentare: semplicemente, mi controllavo molto, ed ero arrivata a pesare cinquantatre chili, che per una alta come me sono circa dieci chili in meno del peso forma. Bene, in quel periodo leggevo e rileggevo La montagna incantata di Thomas Mann. Ma non solo perchè è un capolavoro di tutti i tempi: ma perchè era pieno di descrizioni di pasti. I pasti del sanatorio. Formaggi sgocciolanti. Minestre di legumi. Arrosti speziati. Dolci al cucchiaio. Me li ricordo come se fosse ora. E io “mangiavo” attraverso le parole di Mann. Trovavo me stessa, o quella parte di me che in quel momento non voleva saziarsi, in quei banchetti.

A pensarci bene, si cerca sempre qualcosa che ci manca, e insieme qualcosa che si è, dentro una storia. Per questo amo così tanto King: perchè riesce a raccontare la realtà vera, quella di tutti i giorni e poi, zac, apre uno squarcio sull’immaginazione pura e galoppante. King ha avuto un grave incidente, otto anni fa: è stato investito da un furgoncino e ha avuto fratture gravissime. La parte destra del suo corpo era straziata. Bene, chi ha letto i suoi libri, Torre nera inclusa, negli ultimi otto anni, ritrova continuamente quell’incidente, mascherato in varie forme. Anche in Duma Key, al protagonista manca il braccio destro, a seguito di una catastrofe automobilistica.

King scrive di sè, io riconosco nella sua parte biografica qualcosa di mio. Non un incidente, ma, per esempio, l’insofferenza verso i “bravi cittadini”, la ribellione, il desiderio di sognare.

Il coniglio con l’otto sulla schiena.

Ecco, quello che vorrei, con tutto il cuore, è riuscire a trasmettere conigli anche io.

HAIR!

maggio 27, 2008

Ieri sera ho visto questo film. Ma che bello!

Come si comincia

maggio 26, 2008

Comincia con qualcosa che conosci.
Non lo dico io, lo dice Stephen King, in Duma Key, che sto divorando in questi giorni. Apparentemente parla di “come si fa un disegno”, ma ovviamente si riferisce alla scrittura.
Ci stavo pensando a proposito di Esbat, delle fan fiction e dello scrivere in generale.
E’ vero, si comincia con qualcosa che si conosce.
Io non avevo mai pensato di scrivere.
Alt, bugia. Ci avevo pensato da ragazzina, a sedici anni, quando praticamente tutti scrivono e buttano quello che hanno scritto non appena lo rileggono.
Infatti, io ho buttato tutto. Terribili poesie con prati di asfodeli e racconti con unicorni. Un bel falò.
Poi, molti e molti anni dopo, ecco che qualcosa succede: si riapre il pietrone tombale che avevo messo su quella parte di me e ricomincio. Naturalmente per gioco.
La chiave delle fan fiction è proprio questa, secondo me: si gioca, si è protetti da un bell’ombrello (una storia preesistente) e da una situazione rilassata. Si convide qualcosa con altre persone.
Esbat è nato così, da una chiacchierata con Laurie sulla situazione di partenza: una mangaka che vuole smussare i suoi personaggi e renderli “buoni”, e uno di questi personaggi che si ribella e le piomba in casa.
Poi, è successa una cosa strana. Dopo tre capitoli, mi si è srotolato davanti, come un tappeto, tutto il resto. Ma proprio tutto, capitolo per capitolo. Ed ecco che non era più una fan fiction: nel senso che il punto di partenza, riga dopo riga, diventava sempre più lontano. Fino a sparire.
Ma cosa c’entra con la frase iniziale, scrivere di ciò che si conosce?
Insomma, non conoscevo gli asfodeli e gli unicorni (di qui il falò), e va bene. Ma non conosco neanche i demoni di Esbat.
Vero.

Però scrivendo ho capito una cosa, anzi due.
Dentro, c’era moltissimo di quel che conosco, “mascherato”. Una illusione ottica per chi legge, insomma.
E poi ho capito che quando si fa un’operazione del genere, si racconta il mondo reale travestendolo da irreale, bisogna far “tornare” la storia in modo MOLTO più rigoroso che se si scrivesse un romanzo non “fantasy-goth-horror”.
Il risultato? Vabbè, quello non sono io a poterlo giudicare. Però mi sono divertita da morire. E sono stata felice, mentre scrivevo e galoppavo da ben altre parti rispetto a quelle tangibili.
E’ già tantissimo, no?

Colpo di scena!

maggio 22, 2008

Ne ho avuto la certezza due giorni fa.

Lo dico?

Lo dico!

Una mia fan fiction, Esbat, uscirà in libreria!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

A primavera 2009!

Non-ci-posso-credere.

Ma è proprio così.

Rosencrantz, Guildestern e le Fanfiction

maggio 19, 2008

Ehi, c’è vita nello spazio! Ben due commenti, viva!

Confortata, passo alla narrazione. Perchè mi faccio chiamare Rosencrantz? Semplicissimo. Perchè Rosencrantz, e il suo sventurato compagno Guildestern, sono due splendidi personaggi da fan fiction. Lo sono stati, infatti. Nascono nell’Amleto di Shakespeare e diventano protagonisti a tutto campo in Stoppard.

Ho trovato un articolo che lo spiega a perfezione:

“La definizione più comune di Fanfiction è “l’opera scritta da un fan della stessa, che si basa su personaggi e ambientazioni originali”. Tuttavia, secondo questa definizione, numerose delle opere letterarie più conosciute al mondo potrebbero essere considerate Fanfiction.
In questo numero parleremo di Rosencratz e Guildestern sono morti (Rosencratz and Guildersten are dead), di Tom Stoppard.”

Segue qui.

Del perchè si scelgono sottotitoli stravaganti

maggio 12, 2008

Forse qualche spiegazione è necessaria.
Ma non su di me e sulla mia vita, che è noiosa come tutte le vite, penso: almeno quando si raccontano agli altri nel proprio post numero uno (due, va bene). Quanto su cosa, almeno per me, significa scrivere (e sì, sono l’ennesima blogger che sogna di diventare narratrice).
“Le prugne glorificano” è una frase contenuta in On writing di Stephen King. Libro straordinario del Mio Autore Preferito. E’ uno dei passaggi con cui spiega i fondamentali della scrittura, come utilizzare al meglio soggetto e verbo. Ma, appunto, riesce a fare un esempio spettacolare come “le prugne glorificano” (sì, glorificano, aggiunge).
Fine spiegazione numero uno.
Prossima puntata: del perchè mi firmo, ogni tanto, Rosencrantz.

Eccomi

maggio 8, 2008

Oh, che titolo banale per un blog che vorrebbe occuparsi di scrittura! Tant’è!

(per ora)


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