Come si comincia

By Lara Manni

Comincia con qualcosa che conosci.
Non lo dico io, lo dice Stephen King, in Duma Key, che sto divorando in questi giorni. Apparentemente parla di “come si fa un disegno”, ma ovviamente si riferisce alla scrittura.
Ci stavo pensando a proposito di Esbat, delle fan fiction e dello scrivere in generale.
E’ vero, si comincia con qualcosa che si conosce.
Io non avevo mai pensato di scrivere.
Alt, bugia. Ci avevo pensato da ragazzina, a sedici anni, quando praticamente tutti scrivono e buttano quello che hanno scritto non appena lo rileggono.
Infatti, io ho buttato tutto. Terribili poesie con prati di asfodeli e racconti con unicorni. Un bel falò.
Poi, molti e molti anni dopo, ecco che qualcosa succede: si riapre il pietrone tombale che avevo messo su quella parte di me e ricomincio. Naturalmente per gioco.
La chiave delle fan fiction è proprio questa, secondo me: si gioca, si è protetti da un bell’ombrello (una storia preesistente) e da una situazione rilassata. Si convide qualcosa con altre persone.
Esbat è nato così, da una chiacchierata con Laurie sulla situazione di partenza: una mangaka che vuole smussare i suoi personaggi e renderli “buoni”, e uno di questi personaggi che si ribella e le piomba in casa.
Poi, è successa una cosa strana. Dopo tre capitoli, mi si è srotolato davanti, come un tappeto, tutto il resto. Ma proprio tutto, capitolo per capitolo. Ed ecco che non era più una fan fiction: nel senso che il punto di partenza, riga dopo riga, diventava sempre più lontano. Fino a sparire.
Ma cosa c’entra con la frase iniziale, scrivere di ciò che si conosce?
Insomma, non conoscevo gli asfodeli e gli unicorni (di qui il falò), e va bene. Ma non conosco neanche i demoni di Esbat.
Vero.

Però scrivendo ho capito una cosa, anzi due.
Dentro, c’era moltissimo di quel che conosco, “mascherato”. Una illusione ottica per chi legge, insomma.
E poi ho capito che quando si fa un’operazione del genere, si racconta il mondo reale travestendolo da irreale, bisogna far “tornare” la storia in modo MOLTO più rigoroso che se si scrivesse un romanzo non “fantasy-goth-horror”.
Il risultato? Vabbè, quello non sono io a poterlo giudicare. Però mi sono divertita da morire. E sono stata felice, mentre scrivevo e galoppavo da ben altre parti rispetto a quelle tangibili.
E’ già tantissimo, no?

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9 Risposte a “Come si comincia”

  1. sessho Dice:

    Ho letto quello che hai scritto sulla scrittura.
    Sai che sono rimasto stupito di una cosa. Anch’io a sedici anni ho fatto un bel falò alimentato da ciò che avevo scritto. Poesie, pensieri, racconti ecc…
    Adesso ho trovato qualcosa che si è salvato da quel fuoco, forse fatuo. XD

    Non ricordo neanche bene il motivo. Forse volevo voltare pagina per ciò che ero e ho distrutto una parte buona di me che ho ripreso da poco col tempo.
    Vero, secondo me chi scrive ha un dono potentissimo, ha la capacità di evadere da questa realtà e di scoprire mondi dove si ritrova a volte quella parte di noi stessi che neppure conosciamo.
    Ciao!

  2. laramanni Dice:

    Ah, ma secondo me coi falò dei sedicenni ci si incendierebbe una metropoli! xD Non sempre, eh? Non tutti! Ci sono pure trentenni che scrivono come sedicenni e pensano di essere Kafka, però…
    Comunque hai detto bene: eliminando alcune parti di noi, o cercando di farlo, si cerca di voltare pagina. Poi, avviene che qualcosa ritorni di quello che avevamo allontanato a forza…ed è un bene. Davvero, a prescindere da quel che sarà dei propri scritti, riuscire ad essere altrove, a finire nei mondi che creiamo, belli o brutti che siano, è un’esperienza impagabile. Ciao! Grazie!

  3. avalon9 Dice:

    Scrivere. Scrivere.
    In questi giorni, mi sono ritrovata a pensarci. A rifletterci. Perchè ho iniziato, cosa volevo fare, cosa volevo dimostrare (a me stessa, prima di tutto). Ho iniziato prima di te, tredici, quattordici anni. Davvero pochi. Troppo pochi per chiamare scrivere quello scribacchiare quasi senza senso. Non ho buttato nulla però; e ogni tanto riprendo in mano e ricomincio, cambio, limo, sistemo. Niente falò XD. Solo miliardi di fogli imbrattati a riempirmi la camera.
    Cominciare con qualcosa che si conosce. Sì sì. E forse è anche più difficile di quello che può sembrare. Perché non è affatto semplice trattare personaggi già definiti. Oddio, li si può stravolgere, ma allora non sono più loro. Sono altri; e conservano solo un nome.

    Concordo. Pienamente.
    Scrivere innazi tutto è partire da sè. E andare oltre. Ci saranno storie che saranno noi, quello che amiamo e quelle che odiamo. Ma ce ne saranno altre, è saranno un altrove. Un magnifica altrove.

  4. Anghelos Dice:

    Io non ho mai fatto un falò di quello che ho scritto a 16 anni. Forse è che è passato ancora troppo poco tempo… Però almeno una volta mi è capitato di prendere un racconto che avevo scritto da tredicenne e riscriverlo da capo, con risultati che mi lasciano abbastanza soddisfatto.

    A parte questo, volevo segnalarti che ho cambiato blog, l’indirizzo nuovo lo trovi collegato al commento, ma te lo riscrivo: http://skeight.iobloggo.com, così se vuoi puoi aggiornarlo nel tuo blogroll ;)

  5. laramanni Dice:

    Oh, ma che discussione bella! Avalon, hai ragione: il lavoro sui personaggi “definiti” è complesso, perchè richiede attenzione maggiore rispetto a quelli di propria creazione. Però è un eccellente esercizio, secondo me.
    E poi, quei personaggi diventano tuoi, proprio nel momento in cui ti eserciti sulla parte “mancante”, quella che non viene raccontata nella storia originale.

  6. Laurie Dice:

    Cosa ho scritto a 16 anni? Ah, qualche pseudo-fanfiction. Esiste ancora, ma non la tirerò mai fuori! Sai cos’è, è che mi imbarazza tantissimo rileggere quello che scrivevo. Ero così ingenua!

    Del resto i sbagli che ho fatto nel passato certe volte li ho corretti, per cui non considero del tempo sprecato. E qualsiasi cosa hai scritto in passato il fatto che sei riuscita a tirare fuori uno stile simile per le tue storie vuol dire che qualche buona lezione l’hai imparata!

    Adesso mi ricordo la discussione in cui abbiamo parlato della vendetta sulla Taka xD Del resto, sai quante storie mi hai ispirato tu? Solo che sono più lumaca di te a scrivere xD

  7. laramanni Dice:

    Davvero ti ho ispirato delle storie???? Ma che bella cosa! E poi, tu non sei lumaca, sei molto accurata. Io invece sono precipitosa, accidenti a me….

  8. Roberto (YD) Dice:

    Ma dai!? Davvero non avevi più scritto da quando avevi 16 anni, Lara? Questa non me l’aspettavo, lo ammetto.

    Beh, vediamo. Per partire dalla fine, posso ripetere una cosa che ho scritto anche nel forum, e cioè che in un fantasy (in senso lato; possiamo buttarci dentro anche l’horror, certo) lo sforzo di coerenza è fondamentale, e non solo. Lo sforzo di coerenza è fecondo.

    Come si fa un disegno, è?, dice il nostro amato King. Giusto, diamine! Giustissimo.

    Se partiamo da una pagina bianca, possiamo metterci quel che vogliamo! Poiché il gioco sta proprio nel poter disegnare tutto ciò che ci passa in mente. Possiamo rifondare ogni legge della realtà, giocare, manipolare in ogni modo ma.
    Quando cominciamo a tratteggiare sulla pagina bianca, quella non è più tale. Così, ciò che disegneremo in seguito deve rispettare ciò che è già stato disegnato. Quel che è stato disegnato non può essere cancellato, ma solo integrato.
    Cos’è, una cosa che mi pare abbia detto Pirandello (almeno da quel che mi dicono i miei vecchi ricordi scolastici delle superiori … mmm quanti anni) la realtà non ha bisogno di essere realistica perché è.
    Mentre ciò che è creato con la fantasia …
    Se questo vale per ogni storia d’invenzione, sì deve valere ancor di più nel fantasy.

    Non è né inutile pignoleria (e questo a parte il fatto che son pignolo …xD ) né tantomeno una “catena” per la fantasia, ma anzi il suo esatto opposto. Insomma, la coerenza è la fondamenta della legge del “Puoi?”. Questo l’ho sempre pensato.
    E’ fondamentale in quanto deve andare anche oltre la “sospensione dell’incredulità”.
    Lara, lo sapevi che Tolkien diceva che quando un lettore pratica la sospensione dell’incredulità, il racconto è già fallito?
    Così come lo scrittore sa, ovviamente, che quel che sta scrivendo non è vero, ma mentre lo sta scrivendo deve “sentirlo” vero (questo l’ha detto anche King nella Metà Oscura), allo stesso modo il lettore deve “sentire” vero quel che sta leggendo, mentre è immerso nel mondo creato da chi scrive.
    Mentre se, per proseguire la lettura, deve “sospendere l’incredulità” allora già lì la magia è perduta. Chi dice che non è possibile amare, odiare, arrabbiarsi con un personaggio inventato perché non esiste, o sta dicendo una bugia perché ha paura di essere considerato “infantile” oppure si è imbattuto in un racconto o in un personaggio mal fatto.

  9. laramanni Dice:

    Uhhh, saggio Yoda (Roberto, mi viene spontaneo chiamarti così!!). Che splendido papiello!
    Non sapevo di Tolkien, e ci sto rimuginando. Ha ragione, accidenti. Il patto con il lettore si infrange se tu gli mostri il gioco: è come spiegare il trucco del prestigiatore, dirgli “guarda che ti sto ingannando”. Invece bisogna ingannare, allo stesso modo in cui viene autoingannato chi scrive.
    E’ verissimo, poi, quello che dici sui personaggi: se sono buoni, si amano o si odiano o si subisce il loro fascino, o…
    Per questo io rimango fredda, anche se so di bestemmiare, nei confronti di Carver (lo so, uccidetemi). Ne ammiro la maestria. Mi succede la stessa cosa con alcuni dei Giovani Genii americani, tipo Wallace. Ma quanto sono bravi. Ma quanto me ne frega poco.
    Per dire che ci sono scrittori che intendono far “tornare” tutto nel linguaggio. E altri che fanno tornare tutto in un soprareale che è più forte del reale.
    E, cavolo, oltre a King mi viene in mente Tolkien. Ma fra i grandissimi…chi altro? Poe, certamente. Lovecraft, sia pure nella follia decadente che lo caratterizza. Ma poi?

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