Mettere un sogno in una storia

Per esempio, stanotte ho fatto un sogno che finisce dritto dritto in Sopdet. Che è il seguito di Esbat, per chi non lo sapesse. Che sto scrivendo, per chi non sapesse neanche questo.

Nota curiosa: Esbat è stato scritto in quattro mesi. Sopdet è a metà, e ho cominciato a scriverlo durante le vacanze di Natale. Sempre il Maestro nota come ci siano storie che ti travolgono ed escono fuori tutte insieme, quasi tuo malgrado, e altre su cui sudi, torni, rifletti. Lui, per esempio, racconta che il suo record di lungaggine è stato L’ombra dello scorpione. Diciotto mesi, perchè non riusciva a venire a capo della seconda parte: ovvero, del viaggio dei “buoni” verso Las Vegas .

Su una cosa, con somma umiltà e vergogna, concordo: anche io non so esattamente cosa faranno i miei personaggi. Lo scopro scrivendo, e a volte non sono neanche d’accordo con loro!

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6 Risposte a “Mettere un sogno in una storia”

  1. Anghelos Dice:

    Fermo restando che Esbat è per me un’opera eccezionale, bisogna dire che Sopdet dal punto di vista intellettuale è una sfida molto più impegnativa, visto il moltiplicarsi dei livelli temporali e anche spaziali, quindi non mi stupisco che ti ci voglia più del doppio del tempo per finirlo XD meno male che Esbat esce ad aprile 2009 XD
    Invece, per L’ombra dello scorpione, 18 mesi sembrano addirittura pochi (ma ancora più sconcertante è che il maestro ci abbia messo di meno per scrivere It) vista la costruzione che ci sta dietro. Già le sole descrizioni della disgregazione della società e della ricostruzione della comunità richiederebbero per uno scrittore medio anni di lavoro, figuriamoci il resto.
    Per quanto riguarda i personaggi, concordo con te. E aggiungo che il peggio arriva quando vengono a trovarti personaggi per proporti storie che non sai come scrivere…

  2. laramanni Dice:

    So di darti un colpo ferale, ma il Maestro abitualmente impiega TRE mesi per la prima stesura. xDD
    Poi, giustamente, parla di riscrittura. Infatti io guardo il manoscritto di Esbat con aria torva, sperando che sia decantato a sufficienza per poterci rimettere le mani.
    Ecco, King fa un enorme lavoro di riscrittura (maciullando gli avverbi, per esempio: dice che la strada dell’inferno è lastricata dei medesimi, facendomi stringere il cuore). E dice che solo DOPO la riscrittura una storia dovrebbe essere letta da terzi.
    Con una storia che nasce come fan fiction il procedimento è esattamente inverso…E pensare che anche “Le notti di Salem” sono una delle moltissime fan fiction da Bram Stoker…xDD

    Ps. E tu ascoltali, quei personaggi, no?

  3. avalon9 Dice:

    Qualcuno diceva che la fantasia è il sale della vita. E tu di fantasia ne hai moltissima. Nel senso suo, etimologico: ciò che appare, che si mostra. Perchè davvero in Esbat e in Sopdet sei riuscita a rendere concrete le parole, a farle sentire come se fossero oggetti.
    Non è stato facile, ci credo. Posso solo intuire il lavoro di riscirttura che hai dovuto fare, il labor limae costante per rendere quella freschezza naturale, quel fluire senza inciampi del discorso (rinnovo la petizione per inserirti nel Rossi, fra i continuatori dell’ellennismo XD).
    Tre mesi, diocotto, anche trenta. E’ difficile quantificare davvero la gestazione di una storia. Concordo con te che esistano storie che quasi nascono mentre le pensi, mentre vedi le parole uscire da sotto il pennino. Ma altre…altre non ricordi forse nemmeno più quando le hai pensate. E perchè. Restano a ronzare nella tua testa, a cambiare continuamente, a trasformarsi finchè non ti decidi a prendere un foglio e fermarle. E allora forse, finiscono di essere storie. E diventano lavoro. Bello, faticoso, dannato, appagante, deludente. Diventano sforzo e orgoglio. A prescindere da tutto.
    E poi c’è quella piccola croce: i personaggi. Che siano tuoi o già definiti. Sono comunque, sempre, un incognita. Un bel punto interrogativo. Perchè non è facile comandarli, scappano, si ribellano, ti prendono in giro. Arrivi a odiarli, anche.
    Comunque, non vedo lora di vedere il tuo sogno in Sopdet; e scommetto che sarà…contorto e inquietante

  4. Laurie Dice:

    Be’, Sopdet è anche un’altra sfida perché è un seguito. Diventi più consapevole che stai scrivendo qualcosa che va oltre quello che ti aspettavi.
    Comunque, io non sono mai riuscita a essere spontanea nello scrivere: devo sempre prevedere tutto, devo sapere che ci sarà una fine e poi costruisco qualcosa nel mezzo che porti a quella fine. Per questo mi incarto. Forse dovrei fare come te e King, e lasciarmi andare al filo della storia che si dipana da sè, dalle premesse che hai posto e dalle “regole” che hai creato, ma mica ci riesco.
    Però è vero che le soluzioni ti vengono nei momenti più improbabili, e quando arrivano vedi che ogni cosa ha un suo senso. Almeno in una buona storia dev’essere così: ci deve essere una coerenza interna alla storia anche se spesso non coincide con una soluzione razionale al livello di “realtà esterna”.

  5. laramanni Dice:

    Beh, confesso che anche io scrivo conoscendo SEMPRE la fine. :) Però quel che cambia è COME ci si arriva. Faccio un esempio: sapevo subito come sarebbe finito Esbat, una volta deciso di trasformarlo in una storia vera e propria. Ma non avevo assolutamente immaginato il coinvolgimento di Ivy verso il Demone. Anzi. Qualcosa del genere sta avvenendo adesso. E’ il durante che cambia sotto le mani, e secondo me, come dici, Lau, quel durante si modella nei momenti più strani, e misteriosamente rispettando una regola interna.
    Avalon, sì, verissimo: odiare un personaggio. Per esempio io non amo completamente la povera Ivy. E ho scoperto, con mia sorpresa, che il Maestro non ama Carrie. Ci sono personaggi che hanno un senso, una forza e quant’altro, ma non l’amore del proprio creatore, poveretti…:)

  6. sessho Dice:

    Io penso che scrivere, parlare di una storia con dei personaggi, è come stare a guardare da esterni le realtà di tutti i giorni e parlare di soggetti che sono degli individui che stanno e pensano al di fuori del nostro essere.
    Quindi è giusto estrarsi, è giusto quello che hai scritto Lara, che a volte non si è daccordo con un personaggio. Questa complessità che si ricava costruendo una storia con quest’ottica secondo me fa crescere anche chi scrive ed è bello costruire una racconto con personaggi completamente diversi da noi e tra loro.
    Io sto scrivendo una fan fiction su Sesshoumaru, che però vedo simile a una parte di me, quindi lo sento un pò mio, ma quando parlo di Inuyasha che è un personaggio con cui faccio a botte, XD, sento che è diverso, ma lo faccio, e mi piace scriverne per questo.
    Grazie per le tue fan fiction che sono stupende, sia Esbat che Sopdet!

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