Ieri sera, mentre condividevo una pizza con un’amica librofila, riesce fuori il discorso sulle letture. Lei mi dice con faccia un po’ schifata che ha saputo di un nuovo libro di Stephenie Meyer: stavolta però niente vampiri (anche perchè esce con un altro editore: non Fazi ma Rizzoli) ma la storia d’amore fra un’aliena e un umano.
Momento di sconforto comune.
Io le dico che gira gira la Meyer scrive sempre lo stesso libro: lui ama lei e lei dopo un po’ ama lui e si ameranno come pazzi (senza mai copulare perchè non sta bene) e supereranno le difficoltà libro dopo libro.
Lei mi fa: e certo, come Renzo e Lucia.
Sghignazziamo, causa anche i due boccali di birra che ci stanno davanti, poi però divento seria, e le dico che magari fosse così, visto tutto quel che c’era attorno ai promessi sposi, e che secondo me la storia d’amore era lo sfondo e tutto il resto era al centro.
“Dipende da dove si guarda”, mi dice lei.
E qui entra scena Blackvirgo-Francesca, di cui ho appena letto il commento. Ne riporto qui un passaggio:
“cosa cerchiamo in una storia, in un libro? Perché se anche gli stereotipi sono ben usati, ma non ci soddisfano… ad esempio io in un libro cerco i personaggi. Pretendo personaggi ben caratterizzati, quelli che senti veri, che ami o che odi. Posso anche chiudere un occhio su una trama un po´ traballante (solo un po´peró!) e non troppo originale, non sui personaggi. In secondo luogo adoro gli universi creati in ogni dettaglio, mitologia compresa: la Terra di Mezzo di Tolkien, la Galassia della Fondazione di Asimoov, Dune di Herbert… o chi riesce a girare in uno di questi universi giá creati come fosse nel proprio salotto, tipo Salvatore nei Forgotten Realms. E mi deve far pensare: non dico sui massimi sistemi, ma almeno farmi vedere qualcosa da un altro punto di vista, farmi riflettere su qualcosa che magari non avevo preso in considerazione prima, farmi trovare delle connessioni che io non avrei mai fatto…”
Ecco, il punto è proprio questo. Anch’io sono in caccia di autori che mi aiutino a cambiare prospettiva, o che ne inventino una nuova. In rete e sulla carta.
E ho come l’idea che la questione sia valida per un bel po’ di gente.
Giugno 5, 2008 alle 7:56 am
Condivido tutto, tranne il paragone tra amanti della Meyer e Renzo e Lucia; proprio nei giorni scorsi su Lipperatura, nei commenti al post “Maestri, Maestre”, Wu Ming 1 ed altri hanno parlato del Manzoni per sfatare il mito della noiosità dei Promessi Sposi (e l’altrettanto mitica definizione di romanzo della provvidenza), ed è una discussione che consiglierei a tutti di leggere, perché merita.
Insomma, d’accordo cercare scrittori che facciano cambiare prospettiva, ma bisognerebbe anche cambiare prospettiva sugli scrittori ingiustamente malgiudicati
Giugno 5, 2008 alle 8:00 am
Ma io sono d’accordissimo! Ho letto pure io quella discussione, e ne ero felice: infatti, quello che dicevo alla mia amica (lei effettivamente molto anti-manzoni) è esattamente in linea: i Promessi Sposi non sono una storia d’amore, sono un romanzo storico eccezionale.
Però è anche vero quello che diceva lei: dipende da chi guarda, ovvero da chi legge. E sono sicura che molti (molte) all’epoca avranno letto il romanzo d’amore e basta….
Giugno 5, 2008 alle 7:46 pm
I “Promessi Sposi” SONO un romanzo d’amore perchè, purtroppo, sovente sono presentati così, soprattutto a ragazzi in età adolescenziale o preadolescenziale che si accostano ad un libro con il preciso intento, primario, di catalogarlo.
Senza mezze misure
Sì: per me, l’opera manzoniana E’ un opera d’amore, ma verso la Storia. Noiosa certamente per chi si aspetta quegli stravolgimenti e quell’azione frenetico cui abitua l’indigestione da mediocri, per non dire scadenti, filmetti americani. Dal momento che la maggior parte della “letteratura” dei ragazzi è costituita, oggigiorno, dalle citazioni cinematografiche, stravolte, di classici d’autore, l’approccio al testo, al ver testo, diviene ostico.
La prospettiva. Altra nota dolente. Perchè, talvolta, si rischia una ruotazione a 360°. Per ritrovarsi al punto di partenza.
Per me, il punto di vista, purtroppo, è anche legato molto alla soggettività e all’età. Un testo come quello manzoniano può sembrare noioso al primo approccio (sembrare solo!), ma se lo si rileggesse senza l’assillo dell’interrogazioni e dei temi, forse, si potrebbe apprezzare di più tutta la trama che nasconde. E non sto parlando dell’evolversi della storia. Un riassunto lo si può sempre reperire. Mi riferisco proprio al disegno delle scene; alcune sono gustosissime.
E poi, soprattutto, prima di ogni altra cosa, c’è l’abitudine alla lettura. Non il legiuggiare una pagina scritta per passare il tempo, ma proprio la voglia di leggere l’autore, la sua mente. Ripercorrere i suoi stessi pensieri. Per vivere davver il suo punto di vista, la sua diversa prospettiva. E, magari, se piace, se coinvolge, imparare a usarla. Non pedissequamente; ma farla propria. Reinventarla.
Giugno 6, 2008 alle 7:59 am
Concordo, concordo, concordo! Io sono una lettrice davvero “alla King”: leggo nelle file alla posta, in autobus, nelle sale d’attesa. Mi manca solo di leggere mentre faccio ginnastica, come lui, ma solo perchè ultimamente non faccio ginnastica…xD
Ed è verissimo anche quel che dici sull’età: ho odiato i Promessi sposi a scuola e li ho capiti almeno dieci anni dopo gli esami di maturità. Il che dovrebbe far riflettere…