Allegretto, o della coerenza interna

Insomma, ieri pomeriggio escono le scanlation del penultimo capitolo del manga-più-lungo-del-mondo.
Una catastrofe.
Perchè, come giustamente lamentava Roberto-Yoda, la coerenza interna della storia si è definitivamente sgretolata come un biscotto dimenticato in tasca. Villain che si scoprono teneri di cuore in contraddizione con la propria lunga storia, ostacoli narrati per cinquecento e passa capitoli come insormontabili che invece si svelano banali, particolari grandi e piccoli dimenticati a dispetto della rilevanza con cui erano stati proposti.

E pazienza.

Ma dal momento che qui non si butta via niente, approfitto per qualche piccola riflessione sulla coerenza. O vogliamo chiamarla lealtà? Ecco, forse è quello che, da lettrice, chiedo in primo luogo ad una storia: ingannami ma fallo bene, grazie. Fammi credere nell’impossibile, rendimi reale la rana gigante che sta inseguendo due bambine sulla spiaggia, e sopratutto dimmi che quella rana è plausibile.

E poi, chiedo il tema.
Non nel senso del messaggio, per carità: intendo tema come tema musicale. Come il pilastro di, che so, quattro note, su cui si regge tutta l’impalcatura: posso anche non scoprirlo, quando ascolto, posso godere degli abbellimenti e delle variazioni, ma devo sapere che c’è, e che è coerente, e che è saldo.

Perdonate se ricorro nuovamente al Maestro, ma ieri ho scavallato la pagina numero cinquecento di Duma Key, ed ecco che le parole di uno dei personaggi forniscono, di nuovo, la chiave giusta: non aver paura di descrivere le vie segrete. Artista (narratore) che hai cominciato parlando di quel che conosci, non temere, adesso, di scendere nel buio. A chiunque appartenga, quella oscurità.

King nasconde i suoi temi e spesso li affonda nelle tenebre: chi vuole, capisca. Magari travisi, ma sappia che la sua interpretazione avrà comunque coerenza.
Nessuno mi toglie dalla testa che Mucchio d’ossa sia la storia di una reale crisi della scrittura, e che sia stato King stesso, e non Mike Noonan, a vomitare nel cestino non appena apriva Word, e che davvero sia esistita una cassetta di sicurezza dove erano state messe da parte le “provviste” (romanzi scritti in tempi fecondi). Nessuno mi toglie dalla testa che Dolores Claiborne e Il gioco di Gerald e Rose Madder e Insomnia e lo stesso It siano i luoghi dove, anche, esorcizzare un reale padre violento. Nessuno mi toglie dalla testa che Duma Key racconti la meraviglia della rinascita della mezza età (e, insieme, la tremenda illusione che ne deriva).

Per me, questi sono i temi, e la coerenza si dispiega attorno ai medesimi.

Madame Takahashi, che pure avrebbe la forza per raccontare, e lo ha dimostrato, ha smarrito i suoi pilastri, temo.
Urcoso, avrebbe detto una certa Fan Numero Uno.

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9 Risposte a “Allegretto, o della coerenza interna”

  1. Anghelos Dice:

    Sulla forza narrativa della Takahashi non ci scommetterei…
    Intendiamoci, sino alla morte di Kikyo il manga è andato avanti in maniera egregia, nonostante già si potessero vedere alcuni difetti (l’evoluzione di Kagome in Mary Sue, la marginalizzazione dei comprimari come Sango e Miroku). Tuttavia sino a quel momento la strada era, per così dire, in discesa: la Takahashi ha sviluppato caratteristiche dei personaggi che erano già presenti in potenza, in pratica si trattava di accompagnarli nella loro formazione. Ma ad un certo punto si trattava non più di evoluzione, ma di riunire tutti i fili narrativi sviluppati sino a quel momento, ed è là che si vede la bravura del narratore. Ed è là che il manga ha iniziato a declinare inesorabilmente.
    In un corso di scrittura creativa ho letto la metafora del lettore Wil Coyote e della storia Beep Beep: l’autore dovrebbe dare al lettore l’impressione di avvicinarsi, di arrivare a capire il modo in cui la storia si evolverà e poi accelerare, lasciando il lettore stupito e desideroso di continuare la lettura. La Takahashi invece ha fatto fermare Beep Beep in mezzo alla strada, e così il coyote riesce a catturarlo, ma non ci trova più gusto, perché viene meno la sfida.

  2. sessho Dice:

    “la coerenza interna della storia si è definitivamente sgretolata come un biscotto dimenticato in tasca.”
    Riprendo appunto questa frase per dire che io adoravo quel manga, sia io che un mio caro amico nel leggere questi ultimi capitoli siamo rimasti molto male, e se adesso dovrei dare un giudizio su quel manga in generale, anche tutte le bellissime parti e i bellissimi pensieri sono volati via come cenere al vento di pagine bruciate della stessa autrice.

    Soprattutto il mio amico che adorava il personaggio di Naraku se l’è visto trasformato, solo per dar fine a una storia in un modo incomprensibile.

    Dico quindi che in un racconto la coerenza e il modo di costruire la storia deve filare dritto, non deve avere trabballamenti, deve essere saldo, comprensibile e COERENTE!

  3. Luthien Dice:

    Incompiuto.La mia delusione nasce tutta da questa parola.Come una bella sinfonia a cui manca un movimento per chiudere il cerchio.E la forza della storia c’era in questo manga.
    Personaggi che rimangono “fra color che sono sospesi” senza dare un senso alla loro evoluzione caratteriale,o stravolgendone le caratteristiche iniziali(vedi Naraku)…
    Mi sento anche un po’ ingannata:”Fammi credere nell’impossibile, rendimi reale la rana gigante che sta inseguendo due bambine sulla spiaggia, e sopratutto dimmi che quella rana è plausibile.”
    Madame si è dimenticata probabilmente ,man mano che il racconto evolveva,dal punto da cui era partita,chiudendo la storia senza ricordarsi
    della “rana”iniziale…
    Pazienza…(insomma!!)

  4. avalon9 Dice:

    Fino a un anno fa, sarei stata contenta.
    Questo finale banale e deludente mi avrebbe accontentata del tutto. Fino ad un annetto fa. Poi. Poi ho iniziato a rivedere meglio il tutto. A rivalutare certi personaggi e a girarci attorno. L’ho fatto tardi, è vero. Ma almeno l’ho fatto
    E questa chiusa, adesso, lascia l’amaro in bocca.
    Coerenza, dici. Sì; sì. Ci vorrebbe proprio, la coerenza. Non so: una soluzione qualsiasi. Sono quasi tentata di pensare che Madame non si sia accorta di cosa avesse in mano (alludendo a Naraku, ma anche a Sesshomaru). O forse, non riuscisse più a capirlo. Ha posto le basi per personaggi stupendi, ma si è smarrita per strada.
    Peccato. Davvero peccato. L’unica, ultima, speranza è che non se ne sia accorta. Prefersico una mediocre, orribile, caduta di stile narrativo al pensiero di una scelta effettuata per semplice ragione di mercato (evitare il sacrificio di qualcuno o qualcosa per non scontentare i fans e mantenere un livello, purtroppo, mediocre che precipitava tavola dopo tavola).

    Scusa(te) la prima persona, ma per una volta volevo esprimermi proprio con la mia voce

  5. Blackvirgo Dice:

    Delusione. Anche se un po’ me lo aspettavo: la Takahashi è famosa per i suoi finali… chiamiamoli non all’altezza delle storie. In questo caso è un eufemismo.
    Mi sembra che abbia veramente sprecato tutto.
    Come Hickmann -Weiss con Dragonlance: bellissimi personaggi, trama sensata che sarebbe potuta essere bella… ma lasciamo stare la narrazione: un lancio di dadi dietro l’altro.
    E stavolta la Takahashi ha fatto 1. Fallimento critico.
    Anche io ho adorato quel manga, ma la coerenza non è mai stato il forte della disegnatrice. Nè la continuità. A scene spettacolari si susseguivano dei veri e propri riempitivi. E, a volte, l’ha tenuta inutilmente lunga. Non ho ancora capito se ha tirato troppo i fili e questi si sono spezzati o, semplicemente, le sono sfuggiti di mano.
    Oppure si era stancata e un finale doveva metterlo.
    Non lo so. Ma la mia impressione è proprio di spreco. Di personaggi, situazioni, talento e aspettative. Di tutto insomma.
    Magari l’ultimo capitolo ci riserverà una sorpresa. Magari no. lo scopriremo solo vivendo…

  6. Teiresias Dice:

    E’ un pezzo che non leggo Inuyasha, mi spiace dirlo. E probabilmente quel fumetto finirà come è successo con Ranma 1/2: dopo qualche mese lo rivenderò, mi sentirò una merda perché rimpiangerò di aver venduto un fumetto stupendo, poi capirò che ho fatto bene. Fosse per me, si sarebbe dovuto interrompere mooooooooooooooooooooooooooooooolto tempo prima…

  7. Laurie Dice:

    Madame Takahashi mi sembra aver puntato su una serie commerciale. I ben informati dicono che la vena creativa migliore la riserva per le storie brevi, per quelle seinen, ecc.
    Sarà sarà. Sarà che una serie lunga, a fumetti, ha difficoltà a proseguire con un tema di fondo, a meno che non si divida in mini-saghe come spesso succede. Sarà anche però che da un’autrice come la Takahashi, un pilastro vivente del fumetto giapponese, qualcosina di più mi aspettavo.
    Questa frase qui (“Ecco, forse è quello che, da lettrice, chiedo in primo luogo ad una storia: ingannami ma fallo bene, grazie. Fammi credere nell’impossibile, rendimi reale la rana gigante che sta inseguendo due bambine sulla spiaggia, e sopratutto dimmi che quella rana è plausibile.”) mi piace molto e mi ricorda un concetto simile che MZB aveva detto una volta: raccontami anche la storia più vecchia del mondo, ma non devo capirlo prima della fine xD

  8. laramanni Dice:

    Ma quello che a me ha colpito della Takahashi è davvero la scarsa…memoria? Se lanci un amo in un personaggio, sia pure in una narrazione lunghissima, non DEVI dimenticarlo. Certo, in un manga, suppongo, non esiste l’editor: e molto spesso anche gli editor sbagliano peraltro. Ma qualcuno dovrebbe pur alzare il ditino e dire: scusi signora autrice, ma se lei cinquanta capitoli fa ha avvelenato un personaggio, e ce lo ha mostrato mentre, oh disdetta, il veleno si fa strada verso il cuore, perchè quel personaggio adesso è vispo e contento e sano come un pesce? O anche: se costruisci un villain magnifico, di intelligenza squisita e di ambizione folgorante, come puoi nel giro di due pagine farci credere che il medesimo voleva, in realtà, solo amore?
    Se, come dice il Maestro, la cosa che conta è il viaggio e non la fine del medesimo, ebbene, il viaggio deve avere senso…:)

  9. Laurie Dice:

    Sembrava che alla fine avesse scarsa voglia, e andasse avanti più per dare qualcosa al suo pubblico, il contentino o il finale che tutti aspettavano, piuttosto che altro. Triste, ma temo che sia anche piuttosto comune nel settore commerciale dei manga.
    Guarda, gli editor di manga sono presenti e spesso decidono con, e talvolta impongono, agli autori determinate scelte riguardo ad una serie. Anche autrici abbastanza famose hanno subito le pressioni degli editor. Tuttavia nel caso della Taka dubito fortemente che questo avvenga: ormai ha un certo peso nell’ambiente, ed è un’autrice dalle vendite sicure.

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