Plagiari e plagiaristi

Plagio. Uguale: “Illecita appropriazione e divulgazione sotto proprio nome di un’ opera o parte di un’ opera che e’ frutto dell’ ingegno altrui…” .

Alzi la manina chi non è incappato in una fan fiction plagiata, o addirittura non ha ritrovato pezzi e bocconi delle proprie in quelle altrui. A seguire, incazzatura, mail all’amministratore, ban del plagiante eccetera.

Non è così facile, però. Anzi, bisognerebbe dire: alzi la manina chi non ha mai plagiato, più o meno consapevolmente. Chi scrive plagia, per forza: almeno se oltre che scrivente è leggente, e conserva fra una sinapsi e l’altra parole e frasi intere degli scrittori che ha amato.

C’è uno scrittore che si chiama Antonio Scurati e che ha pubblicato qualche mese fa “Una storia romantica” (non da stracciarsi le vesti…), e che alla fine del libro infila tutti i propri debiti: ovvero le frasi di Manzoni, Shakespeare, Baudelaire e chi più ne ha più ne metta che ha inserito nel testo senza virgolettarle. E’ interessante, la cosa: perché in effetti è molto difficile, mentre si scrive, distinguere quel che è proprio e quello che emerge da anni e anni di letture.

Certo, c’è plagio e plagio.

Per quanto riguarda le fan fiction, mi è capitato almeno due volte di trovare una storia altrui ripresa alla lettera, cambiando solo un paio di nomi.

Per quanto riguarda la letteratura pubblicata, ho letto recentemente della diatriba su “Firmino” di Sam Savage, che sarebbe il plagio di un romanzo di un giornalista Rai uscito anni fa. Solo perché nel primo caso il protagonista è un topo bibliofilo e nel secondo una tarma bibliofila. Mi pare dura crederci, ma vabbè.

Invece, mi ricordo qualche altro caso: uno, recentissimo, il saggio di Umberto Galimberti che sarebbe “debitore” agli scritti di una giovane ricercatrice, come ho letto sul Corriere.

E poi, frugando in rete, ho trovato molte cose divertenti. Frasi e situazioni di Guerra e Pace finite in Vita di Melania Mazzucco. Intere pagine di Via col vento in Orto del paradiso di Rosa Giannetta Alberoni (consorte, credo). Isherwood (sì, proprio lo scrittore che appare in Sopdet) in un libro di Enzo Siciliano. La folla di scrittori che accusarono Umberto Eco di aver stracopiato Il nome della rosa.

Ma ho trovato fatti e fattacci anche sulle vecchie glorie. D’Annunzio sarebbe stato un plagiario pazzesco. Manzoni si sarebbe più che ispirato a Daniello BArtoli per , ehm, “Quel ramo del lago di Como”.

Beh, mi fermo.

Però mi faccio anche una domanda: credo che la differenza sia proprio nel punto di partenza. Chi scrive una fan fiction restando MOLTO fedele alla trama e al mondo originali è in effetti un plagiarista. Dicasi plagiarista, secondo Wikipedia, “colui che dichiara esplicitamente l’appropriazione e l’uso dei materiali altrui. Le condizioni del suo intervento sono trasparenti, e si intende invitare il destinatario a proseguire il lavoro intrapreso. Proprio in virtù di questo orientamento aperto alla reinterpretazione, il plagiarista manipola spesso materiali chiusi, immodificabili, protetti da copyright”.

E va benone, secondo me. E’ continuare un gioco di narrazione, riappropriarsene, proseguirlo.

Il copione consapevole è un’altra cosa, e vai a capire perché lo fa.

Tag: , , , , , , , ,

4 Risposte a “Plagiari e plagiaristi”

  1. Laurie Dice:

    Una fanfiction non è mai un plagio, nel senso che comunque tutti sanno cosa è invenzione dello scrittore amatoriale e cosa proviene dal libro/serie di riferimento. Avrà forse problemi dal punto di vista legale per il copyright, ma tanto fino a quando non si pubblica si fa finta di niente (a quanto ne so solo la MZB ha provato a pubblicare le fanfiction dei suoi lettori-scrittori a pagamento).

    Cosa avrebbe plagiato Eco? A parte le trantamila citazioni? Perché sai, discutendo sul plagio di fanfiction, che tra parentesi è un’esperienza che fin’ora mi manca, avevo maturato l’idea su cosa potesse dirsi plagio e cosa no: è difficile, anche perché le storie, gira che ti rigira, si assomigliano tutte. O meglio succede sempre più spesso che una storia assomigli ad un’altra. Ma diversi sono i particolari, il modo di raccontare, la prospettiva, lo stile, ecc. Insomma l’impronta dell’autore.

  2. laramanni Dice:

    Ma va? La Zimmer Bradley fa pubblicare a pagamento? Ecco cosa significa aver capito tutto del fandom. xD
    Certo che una fanfic non è un plagio, anche se alcune fic che ho letto…beh, non sono altro che la stesura di un capitolo trasformato narrativamente. E allora ha poco senso. In genere si allontanano tutte dalla storia, eccezion fatta per la psicologia dei personaggi, quando sono buone fan fiction.
    Ma anche qui…se ritorniamo ai discorsi sui personaggi-stereotipi ci sarebbe molto da discutere. Infatti parlavo di “plagiarismo”, che è qualcosa di diverso, ed è l’elaborazione.
    In realtà…anche l’uso di una singola frase o di un paragrafo NON SO quanto possa essere considerato plagio. Eco, appunto, venne accusato da uno scrittore greco di aver copiato. In realtà Eco è stato “plagiarista” soprattutto nei confronti di Conan Doyle, al cui Sherlock Holmes non deve solo il nome di Guglielmo da Baskerville, ma la struttura dell’indagine, e la stessa coppia di investigatori. Qualcuno sostiene che l’equivalenza Adso-Watson sia anche nel nome: W-Adso-n.
    Ma quello ci sta, appunto, è altra cosa…:)

  3. Laurie Dice:

    No, e dovrei smetterla di scrivere quando sto crollando dal sonno perché mi spiego male: la MZB pubblicava, come probabilmente sai, antologie che erano messe in vendita. Probabilmente c’erano anche pubblicazioni amatoriali su carta dove circolavano fanfiction, ma non erano in vendita. Come la MZB ebbe lo stesso i suoi guai per questa pratica… perché un’autrice di un racconto respinto l’accusò di plagiare una sua idea che era basata sulle idee di MZB stessa. Bel paradosso xD
    Ma sai che ormai non trovo più una fanfiction che non sia un AU? O meglio: trovo fanfiction che sono anche riletture di film/libri famosi, ad esempio i personaggi di Inuyasha che rifanno un romanzo della Kinsella. Io mi chiedo: ma cos’è? Una doppia fanfiction? Ma allora cosa c’è di originale in tutto ciò? E a parte questo, perché almeno non si sforzano di adattare il romanzo/film ai personaggi e non viceversa?
    Ah, ecco, brava che mi rispieghi il plagiarismo che l’avevo afferrato male.
    E adesso mi viene anche il nome di Perez-Reverte che ha preso a man bassa da Dumas. Sì, quello è un bel giochetto letterario, però a questo punto devo fermarmi e pensare come fare i distinguo: tipo che se non ti appropri di qualcosa di un altro senza farlo tuo (elaborarlo) allora mi sa proprio che si plagia. (sarà più facile che il plagio è di espressioni? dal tuo post sì xD).

  4. laramanni Dice:

    E sì e sì e sì. Appropriarsi di un personaggio e trasformarlo non è plagio. E proprio il mitico Perez-Reverte lo dimostra. Ma non solo lui: appunto, Eco e Conan Doyle. Ma anche, che so, tutti gli omaggi a Lovecraft che sono stati fatti (e gli omaggi che faceva Lovecraft a Poe).
    E neanche imitare uno stile è plagio, secondo me: pensa a tutti i noiristi che echeggiano certe atmosfere e certe descrizioni secche e impietose.
    Il plagio è prendere “di peso” qualcosa che non è tuo e trasportarlo in quello che scrivi, farcelo stare a forza, e si sente che è così, come il granello di polvere che ti fa lacrimare l’occhio.
    Quanto alle AU, vero: ma quelle secondo me non sono neanche fan fiction, sono una semplice proiezione di desideri. Come appendersi un poster in camera quando si è adolescenti, anche se con maggior soddisfazione.

    Ps. Grazie per avermi chiarito le idee su MZB. Sono io che ho capito male, e in effetti mi pareva strano…:)

Lascia una Risposta