Ohi, dialogoi!

By Lara Manni

Sapevo che prima o poi sarebbe accaduto. Ovvero, che il mio amatissimo portatile sarebbe entrato in agonia (disco rigido in rottura), dovendo ricorrere alle amorevoli cure di un tecnico. Risultato: sto frequentando un computer non mio, senza il mio messenger e ovviamente con minor tempo a disposizione.

Ma dal momento che mi sono svegliata con una domanda in testa, la faccio anche qui. Qual è la bestia nera dello scrivente? Per me sono i dialoghi. Ancora devo capire bene come strutturarli, come cambiare i punti di vista e assumerne un terzo che renda possibile lo scambio, per esempio, fra due personaggi. Ancora devo capire bene quanto renderli simili ai dialoghi reali della vita quotidiana e quanto modificarli. Devo capire bene un sacco di cose. Ma se dovessi indicare l’incubo che vedo profilarsi al mio orizzonte, in fase di riscrittura, ecco, è questo: un esercito di virgolettati con lo sguardo più torvo degli orchi di Saruman, in marcia verso di me.

Aiuto.

9 Risposte a “Ohi, dialogoi!”

  1. avalon9 Dice:

    I dialoghi.
    Sono anche la mia croce, la bestia nera. Perchè c’è sempre il rischio di cadere nel falso. Nell’eccessiva letterarieta dello scambio di battute. E allora…Allora anche una storia ben scritta scivola. Malamente.
    Poi. Poi l’altro problema (sempre parlando per scarsissima esperienza personale) è differenziare. Differenziare i personaggi proprio nei dialoghi e con i dialoghi. Rendere l’ironia, il tono greve, l’allegria. Non renderli in sè e per sè, ma in modo che sembrino…come dire? Genuini. Sì: l’impressione di parlare con qualcuno, non di leggere.
    Penso proprio che il dialogo sia uno degli elementi più difficili da padroneggiare. Non il semolice botta e risposta, quasi in stile sceneggiatura. Ecco: quello è un’ottima via di fuga, ma sacrifichi il contesto o lo riduci al minimo.Comuqnue, dipende anche quello: dal contesto.
    In generale, personalmente, tendo a evitare i dialoghi, riducendoli al minimo. E forse non è proprio un bene. Però, c’è un piccolo particolare che, a mio parere, può essere un piccolo punto di partenza per avvicinarsi un po’ alla resa icastica, immediata. Ovvero, l’abolizione del verbo dire e similia a ridosso dei due punti e delle virgolette. Ottimo in Omero, nei poeti antichi, in Dante. Ma, con tutto il rispetto verso i maiores, temo che oggi appesantisca un po’ troppo e precipiti il testo nell’artificioso.
    quanto renderli simili ai dialoghi reali della vita quotidiana e quanto modificarli. Ecco. Bella domanda. Per esempio: inserire il dialetto stretto? Con il risultato, vagamente gaddiano, di far impazzire un lettore? Per me, cerco di attuare una lezione di un poeta greco del III sec. a. C: Teocrito. Rincorreva il verisimile, non il vero. Cioè prendeva elementi reali e li fondeva insieme, costruendo un aritficioso che, anche se inessitente in concreto, potrebbe essere. Nel dialogo, a mio modesto parere, si potrebbe muoversi in modo simile: rifuggire l’aulico fine a se stesso (ci sono altri contesti) ed evitare lo slang e il locale eccessivo. Una via di mezzo insomma.
    Ma naturlamente, esistono anche contesti particolari.

    P.S. Lara, mi rincresce per il tuo portatile. Meglio: mi rincresce che ti abbia dato forfait. Hai tutto l’appoggio di chi rischia di sfasciare un computer al giorno.

  2. Anghelos Dice:

    Nuuu, proprio ora che ti stavo preparando una sorpresa ti salta msn ç__ç vabbè, pazienza.
    I dialoghi non sono la mia bestia nera, ma mi danno spesso dei grattacapi. Come sai, nei miei racconti la componente dialogica è molto forte, e trovare l’equilibrio tra realismo e piacevolezza del linguaggio non sempre è facile. Non so nemmeno se esista un metodo per trovare questo equilibrio che non sia l’intuito e la pratica…
    Tuttavia, i virgolettati non mi fanno molta paura, sarà che sono cresciuto con racconti di autori statunitensi in cui i dialoghi occupano il 90% (a volte anche il 100%) della narrazione. Sono le descrizioni, invece, che mi intimoriscono, visto che ho sempre la paura o di esagerare con attributi e ornamenti o di essere troppo scarno.

  3. La turriaca Dice:

    Ciao Lara,
    sono una ragazza siciliana, appassionata di letterature di tutti i tipi, scritture, annessi e connessi. Sbircio il tuo blog da qualche giorno e mi viene da commentare questo post perché ho letto da poco un libro utilissimo, il cui capitolo sui dialoghi ti consiglio di cuore:
    “Lezioni di scrittura creativa” del Gotham Writers’ Workshop, tradotto da Dino Audino Editore.
    Intendiamoci: penso che i libri sulla “scrittura creativa” siano spesso una grandissima presa i fondelli (non si impara a scrivere leggendo manuali!), ma questi americani le cose le sanno fare e il libriccino è utile per tante cose e in particolare per quel capitolo sui dialoghi.
    In ogni caso, male non fa!
    ;-)
    Continuerò a leggere il tuo blog: quello che scrivi è molto interessante.
    Ciao e buon lavoro!
    :-)

  4. laramanni Dice:

    Ciao turriaca! Mi procurerò senz’altro il libro…Qualche anticipazione? :)
    Perchè il Maestro, sui dialoghi, raccomanda soprattutto una cosa: semplicità assoluta del linguaggio e, appunto, non perdere di vista il personaggio. Tipo: se siamo in un noir e parla un poliziotto sfigato, le parolacce non mancheranno.
    Vero quello che dice Angelo: gli americani sono bravissimi, in questo. Io sono un po’ più contorta. Seguo più la via di Avalon, abitualmente: ma mi sto esercitando…

  5. Luthien Dice:

    bel tema!personalmente vado ad”orecchio”!metodo per nulla scientifico e molto empirico!il dialogo deve “suonare”all’interno del costrutto e della trama narrativa.
    Scusate il paragone con la musica,ma non mi viene altra spiegazione.
    Essere armonico o disarmonico,a seconda dell’effetto che si vuole ottenere.
    Infatti amo i libri dove riesco a trovare”il suono”.
    Ecco,volevo dire una cosa semplice e mi sono incasinata!
    Scusa Lara e in bocca al lupo per il Pc!
    Sono solidale,a me è già successo!

  6. sessho Dice:

    Anch’io come Luthien vado ad orecchio nello scrivere le frasi che voglio che i miei personaggi dicono.
    Oltre a questo prima di scrivere le frasi descrivo l’atteggiamento e la mimetica facciale, tipo se inarcano le sopracciglia ecc…
    Non so se ci potrebbe stare ma penso che anche questo sia importante.
    Ciao, spero che il computer si aggiusti presto!

  7. Teiresias Dice:

    I dialoghi sono la cosa che mi lascia più indifferente, al massimo quello che mi chiedo è: Se scrivo in un archivio in cui devo limitare le bestemmie e uno dei miei personaggi è uno sproloquiatore e scaricatore di porto mostruoso, come fare? (risposta: parolacce a tutto andare XD) Spesso mi concentro sui gesti dei personaggi, tipo il tono di voce, le espressioni, i movimenti delle mani, i tic nervosi, ecc…e disgraziatamente, gli avverbi ogni tanto mi scappano, anche se lievissimi XD tu sai che intendo, rose XD

  8. Blackvirgo Dice:

    Oh! I dialoghi! La mia passione… la cosa che più mi viene naturale… e che più mi piace scrivere! Conditi con qualche dettaglio sul tono di voce, l’atteggiamento generale, un’espressione particolare… il personaggio che si esprime direttamente col proprio linguaggio e le proprie movenze… generalmente mi devo limitare: scriverei pagine su pagine di soli dialoghi.
    La mia bestia nera sono le descrizioni, soprattutto quelle “ambientali”…
    P.S.: Buona fortuna col pc! E cmq – alla faccia dell’animismo – ha ragione Asimov: hanno una volontà propria! E – aggiungo io – ostile!

  9. laramanni Dice:

    OSTILISSIMA! Spero che me lo ridiano entro giovedì, dannazione, perchè detesto non avere le mie cose sotto mano (per fortuna i capitoli di Sopdet me li ero spediti tutti su gmail).
    Venendo ai dialoghi. Il metodo dell’orecchio è anche il mio. Infatti i miei dubbi arrivano nella famigerata fase due, quella della revisione. Un buon dialogo, secondo me. è quello di cui non ti accorgi e in cui non inciampi, che ti sembra plausibile e giusto in quella determinata situazione. Sia detto da lettrice.
    Malauguratamente, mi è difficilissimo capire quanto quel che a me sembra buono sia oggettivamente valido.
    Eh, cavolo, ho usato un avverbio. E la strada per l’inferno, già già, è lastricata di avverbi…xDDD

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