Archivio per 18 luglio 2008

La sco-Lara

luglio 18, 2008

Gestione dell’immaginazione? Come sarebbe a dire? Nel senso che io immagino una cosa e devo imparare a maneggiare la cosa stessa?

Allora, succede che mi ero messa a bighellonare. Voi non bighellonate prima di mettervi a scrivere? Voglio dire, non imbrogliate prendendo tempo, magari mettendovi a fare una partita col solitario del computer ripetendovi “cinque minuti soli”?
Ecco, io non faccio il solitario (mi sono disintossicata da due anni), ma faccio passeggiate su Internet, specie quando piove (che sventura). Sono capitata sul sito della Scuola Holden. Che è la più famosa scuola di scrittura italiana, che tiene anche corsi on line. Sono quindi capitata sul modulo “raccontare“, e da qui alla sottosezione che si chiama, appunto, Gestione dell’immaginazione. E che mi fa un po’ paura.

Si apre con una frase di Calvino, e fin qui ci siamo. Poi ci sono le descrizioni dei corsi degli scrittori, che vi trascrivo:

Diego De Silva: Basta guardare
Si parte da un tentativo di definire l’immaginazione come proiezione affettiva di un disagio nel rapporto con le cose: quanto l’aspettativa emozionale conti nell’attività creativa e quale rilievo abbia l’intelligenza nella gestione di un’occasione d’immaginazione. Si tenta poi, attraverso riferimenti letterari ed esempi concreti, di distinguere tra i diversi punti di origine dell’immaginazione: dall’immagine intesa nella sua accezione letterale (una scena vera e propria, cioè) all’associazione, alla riflessione e all’intuizione.

Matteo Galiazzo: (di) gestione dell’immaginazione
Cosa succede a uno che scrive narrativa prima che si metta a scrivere? Questo pezzo tenta di rispondere proprio a questa domanda, illustrando il tema della progettazione del racconto, cioè di quella fase completamente neuroctona che precede la stesura materiale del testo. Lo spunto per una storia spesso è una semplicissima frase soggetto.verbo.aggettivo. Per mezzo di alcune semplici tecniche magiche da utilizzare sulla frase di partenza (rovesciamento, errori e fraintendimenti, metafore, attualizzazione, estensione) sarete subito in grado di capire la cosa giusta da raccontare, lo spunto perfetto, quello che una volta beccato poi il racconto praticamente si scrive da solo.

Giulio Mozzi: La composizione narrativa
Dice la tradizione: rem tene, verba sequentur: se ci hai le cose da dire, le parole verranno. Ma le cose da dire bisogna farsele venire in mente; e quando ci sono venute in mente, bisogna esplorarle, allargarle, completarle. Giulio Mozzi espone alcune semplici procedure con le quali si può aumentare la propria capacità di invenzione.

Io non lo so, se è presunzione. Non so se una come me può permettersi di snobbare le scuole di scrittura. Sicuramente no. Però ho tutt’altra idea, magari stupidamente romantica, dell’immaginazione. Ho sempre pensato alla metafora di King, del suo concetto di ideazione che raffigurava come un tizio in tuta che da qualche parte, là sotto, là dentro o dove volete voi, lavorasse e limasse e pensasse passando la palla al tizio di sopra, che è quello che materialmente mette le mani sulla tastiera.
E che dai suoi errori, ogni volta, impara. Facendo tesoro dei suggerimenti dei suoi lettori, privati e pubblici.

Però mi sbaglio. Magari ho la proiezione affettiva del disagio e non lo so.


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