Archive for agosto 2008

Il prestigio

agosto 31, 2008

Sono qui! Sono tornata. Sono a Roma.
Pessima cosa. Fa caldo e fra traffico e squallore cittadino la voglia di scrivere scende verso il basso. In procinto di legarmi alla sedia come Vittorio Alfieri, segnalo una discussione interessante sul forum di Efp: ovvero, se le fan fiction diano “prestigio”. Teiresias la ricorderà perchè è stata aperta ben un anno fa e abbiamo partecipato tutti e due (il “leggere è da vecchi” che è stato dichiarato al suddetto Teiresias mi fa ancora rabbrividire).

Qui ci starebbe un bel discorsone su come, soprattutto in Italia, nello scrivere conti spesso più  lo status (presunto) che il contenuto di quel che si racconta, ma fa niente. Rileggendo il topic, sono incappata in un intervento di “cuccusettete” che trovo molto interessante. Ovvero:

“Ci sono migliaia di piccole case editrici che procedono in questa maniera:
1) lo scrittore invia il file del testo del libro.
2) l’editore promette di leggerlo, e lo fa davvero, più o meno.
3) l’editore contatta l’Autore, dice che stamperanno tot di copie, però 3\4 deve comperarele l’Autore, solo gliele vendono sottocosto perché ‘credono in lui-lei’.
4 ) a scelta: lo sprovveduto si fa abbindolare e compra le copie al prezzo che se andava a farsele fare in tipografia faceva con la stessa cifra le copie sue e quelle dell’editore e forse gli ci entrava anche una cenetta per due in un bel ristorante. Soluzione B, l’Autore manda all’editore un rilancio del prezzo.. e così va avanti, oppure lo manda a quel paese diretto diretto.
Se per caso ci casca e paga, se la ditta vuol salvare la faccia organizza qualche presentazione del libro in biblioteche e negozi, altrimenti toccherà al povero Autore pagare e spacciare, mentre l’Editore avrà acquisito i diritti d’Autore e tratterrà le opere stampate e non vendute all’Autore in catalogo, pronte per essere spedite a qualche curioso o spedite al macero dopo qualche anno.

Ecco che cosa è l’Editoria della Vanità.
Se volete essere vanesi, almeno fate stampare il libro in proprio e spacciatelo di persona, per tutto il resto non c’è Mastercard che tenga !”

Questa cosa è verissima. Una delle mie amiche odalische, per esempio, ha scritto un romanzo e, non ho capito come, le sono saltati addosso quelli delle edizioni Il filo, per proporle una pubblicazione a fronte di duemila euro. La saggia ha rifiutato, per fortuna. Ma so che moltissimi cedono, anche adesso che esistono editori on-line tipo Ilmiolibro o Lulu.

Ecco, io questa cosa non la capisco bene. Ma forse perchè alla parola prestigio sostituirei la parola piacere. Scrivere è una cosa meravigliosa in sè: al prestigio, tenendo conto anche di quanti libri si pubblicano ogni anno e tenendo conto che, come detto nel forum, vanno al macero dopo due anni, credo poco. Pochissimo.

Ps. A proposito di piacere: se date un’occhiata alla sezione Fanart per Esbat e Sopdet, ci sono due nuovi arrivi bellissimi di Faffy e di Avalon. Ecco, QUESTE sono le soddisfazioni.

Il tempo è una faccia sull’acqua

agosto 29, 2008

Insomma, io non so nuotare, ma se sapessi farlo immagino che funzionerebbe così. Una bracciata dopo l’altra, la riva si allontana, e da una parte sei fiero di essere andato così al largo. Dall’altra, però, hai paura di non poter tornare indietro.
Ecco, mi sento così.
Esbat è ancora Esbat, i cambiamenti fatti non sono così tanti, ma è già un’altra cosa. E’ già, in un certo senso, meno frutto delle mie viscere, qualcosa che appartiene ad altri. Buffo, ma non riesco a spiegarlo meglio.
E Sopdet, beh…adesso che mancano solo cinque capitoli, e che so con chiarezza cosa conterranno, è alla corsa finale. Qualcosa che attende solo di essere buttato fuori, ma vive già di vita propria. Adieu.

Mi sto lamentando?
Ma no. Sto cominciando a radunare le mie cose per tornare a casa, e a chiudere una bella estate di scrittura, lettura e riposo. Un tempo non avrei usato l’aggettivo “bella”, ma si vede che il tempo passa. Il tempo è una faccia sull’acqua, diceva King, e la faccia che ci vedo dentro, in questo momento, mi piace.

Ho ancora un paio di mesi buoni di lavoro, fra una storia e l’altra, e poi, poi comincerò a mettere in ordine i frammenti del numero tre. Che sarà l’ultimo episodio della serie (devo solo trovare un titolo che finisca con la “t”…). Poi, chissà.

Nel frattempo, mi sono comprata Pan di Francesco Dimitri. Me ne dicono tutti un gran bene e questa sera, finito Fowler (delusione!), lo comincio.
Ps. Perchè è così difficile far entrare le cose in una valigia alla fine di una vacanza, eh?

Il mio peggiore incubo

agosto 27, 2008

Qui si corre. Ho finito anche il capitolo quindici di Sopdet, e ho finito anche la prima revisione di Esbat.
Warcraft mi ha fornito l’ispirazione per cosa sarà il protagonista del manga, in Esbat. Un mezzodrago. Tanto non ha alcun legame di parentela, a differenza di quanto avveniva nella fan fiction, con Hyoutsuki.
Sul fronte Sopdet, sono tornata ai toni horror, scoprendo che mi diverto come una pazza quando devo dar fondo ai peggiori sadismi. O meglio: dar fondo alle peggiori paure. Credo che funzioni proprio così: cosa fa terrore a noi esseri umani? Questo, quello e quell’altro. Perfetto.
Ps. Che poi, le paure non sono uguali per tutti. Il mio incubo più angoscioso, per esempio, è quello – ricorrente – dove mi trovo in un ascensore che corre orizzontalmente. Quando ho visto La fabbrica di cioccolato volevo urlare, giuro.

Just After Sunset

agosto 26, 2008

Tre margarita, mezza luna, pochi giorni ancora prima di tornare.
E non mi va.
Manco da Roma da giugno, so già che troverò il caos, logistico e non solo. E troverò la vita di sempre, mentre per due mesi e mezzo ho fatto la vita che volevo io.
Scrivere, cioè.
E’ buffo. Trovo così normale sentir dire di Tizio e Caio “sta scrivendo un romanzo”, e lo trovo anormale se riferito a me. Mi sembra di stare giocando, e in effetti in buona parte è proprio così. Sto giocando ed è divertente farlo.
Però la vita è un’altra, giusto? Dunque, finisco il margarita, faccio un sorrisino mesto alle due amiche e penso all’autunno.
Comunque a novembre esce Just After Sunset, il nuovo libro di King. E’ già un motivo per farsi tornare il buonumore, no?

Lara di Montecristo

agosto 24, 2008

La prima volta che scrissi un romanzo avevo dodici anni e faceva schifo.
Facevo abbastanza schifo anche io, a essere sincere, come molte bambine in quell’età di passaggio che nel novanta per cento dei casi rende informi, un po’ baffute e con le ginocchia grassottelle (il restante dieci per cento è baciato dagli dei, e qui non conta).
Così, visto che nella mia compagnia delle vacanze c’era un’abbondanza di ragazze del tipo dieci per cento, io rimanevo spesso a casa a scrivere, su certi quaderni a righe con la copertina viola o nera (fantasia cromatica, a quell’età, less than zero).
Naturalmente, scrivevo di me.
Scrivevo di un’adolescente piuttosto informe e di scarso appeal presso l’altro sesso che collezionava più buche di una fetta di gruviera. Salvo poi, nella seconda parte dell’opera, crescere, diventare una donna in gamba e tornare nel luogo delle vacanze per scoprire che il bello della comitiva si era trasformato in un omino calvo e triste.
Il romanzo, a proposito, si chiamava “Laura”: la “u” era un ameno tentativo di mascheramento, come si può capire. Lo stile, a ripensarci, fa accapponare la pelle: una provvida zia mi aveva regalato un vecchio libro di Carlo Cassola, “Paura e tristezza”, stimando che potesse essere utile per le mie ambizioni letterarie. E io lo avevo messo “in maschera”, cassoleggiando e abbondando in descrizioni di boschi e campagne (che, insospettabilmente, mi sono tornate utili ORA, in pieno Sopdet). La trama non c’era, a meno di non considerare trama la rielaborazione zuccherina delle avventure di Edmond Dantes.
Ora che i quaderni viola e neri sono finiti nel falò, il contenuto mi è tornato in mente proprio ieri, quando le amiche odalische mi hanno trascinata al mare. E, colpo dei colpi di scena, chi ti incontro al bar sulla spiaggia? Proprio lui, Mercedes…ehm…il Bello della Compagnia.
Vent’anni dopo.
La cosa buffa è che lui mi riconosce (dagli occhi, sostiene), io no.
Perchè, incredibile ma vero, non è più bello, ha parecchia carne in più e parecchi capelli in meno. Quando gli ho raccontato cosa stavo combinando, mi ha dato una gran pacca sulle spalle e mi ha detto: “Sapevo che eri la più in gamba di tutte”. E io, furiosa: “E perchè non me lo avete detto prima, eh?”.
Sapete quanti pianti notturni mi sarei risparmiata? E anche quanti quaderni?

Volare, oh oh

agosto 22, 2008

Dunque, prima si sale. Poi si va in piano. Poi giù in picchiata.
Montagne russe.
Arrivata alla rilettura con matita in mano degli ultimi tre capitoli di Esbat, mi sono resa conto che funziona quasi allo stesso modo. Si sale (in tensione) nella prima parte. Si va in piano per un po’ di capitoli (con qualche intralcio che DEVO sistemare), e poi si fila. Anche benino, mi viene da dire quando sono di buon umore.
E’ così che va nelle storie? C’è sempre una struttura tripartita (Allegretto-Andante- Presto con fuoco)?

Meditabonda, vado a compiere l’ennesimo massacro (in Sopdet).

Avventure d’agosto: Lara, le vocali e le due odalische

agosto 21, 2008

Prima che accadesse quello che è accaduto, stavo beatamente sdraiata sul praticello con il libro di Fowler in mano.
Esercitando la mia vena ipercritica.
Il che significa che la storia, pur molto originale, e potenzialmente notevole, mi sta prendendo a metà. Il che significa ancora che pur chiedendomi chi caspita siano questi servi di Anubi che saltellano sui tetti di Londra ammazzando questo e quell’altro, avverto gli scricchiolii dei personaggi. Per esempio, il protagonista: un tipo scialbo, inerte, poco reattivo, che nel giro di mezza pagina (giuro) diventa Indiana Jones. Non torna.
Sto diventando cattiva? Me lo sono chiesta e mi sono anche risposta di no. Penso che man mano si diventi esigenti, questo sì. Non perchè ci si metta a contare gli avverbi: anche se mi sono sorpresa a paragonare due momenti simili di Fowler e King. Nel primo caso, un corvo si avventa “violentemente” sulla sua vittima. Nel secondo, un gabbiano “uccide” un mollusco. Tirandolo via dal guscio “fooooorte”.
Beh, l’aumento delle vocali arriva come una sberla rispetto al “violentemente”: ecco perchè parlo spesso di avverbi-stampella. Nel senso che non in tutti i casi, ma spesso, si può trovare una soluzione più efficace. Parlo soprattutto per me, ma vedo che sono meno clemente di un tempo anche con le storie pubblicate. Mi passa, sicuro.

Ieri mi è passata subito:  sono arrivate le mie amiche da Roma, radiose come non mai. “Ti abbiamo preparato una sorpresa”, mi fanno. E dopo avermi chiusa nel bagno per un quarto d’ora, mi richiamano. Come le ritrovo? Con due gonne ondeggianti a vita bassa dotate di cinture con monetine tintinnanti, e top corredato di altrettanti ciondoli esotici.
“Ci siamo iscritte a un corso di danza del ventre”, mi fanno.
“Cooosa? Ma siete impazzite?”.
“Zitta e guarda”.
Detto fatto. Mi siedo per terra, loro fanno partire tamburi e flauti dall’iPod e si trasformano in odalische. Per i primi cinque minuti ho sghignazzato, per i secondi cinque ho pensato “ma come caspita fanno a muoversi in quel modo?”, per i restanti ho battuto le mani.
Scena finale, fortunatamente non ripresa da alcun mezzo tecnologico e che dunque non vedrete MAI.
Amica Uno: “Vieni qui che ti facciamo provare”.
Lara: “Voi siete matte. Io non faccio queste cose”.
Amica Due: “Muovi la gamba destra così. Ah, le mani. Devono sfarfallare. Ali al posto delle braccia, capito?”.
Lara: “Non sono un volatile”
Amica Uno: “Qui, mettiti la cintura con le monetine, vedrai che effetto”.
Lara: “Aiuto”.
Mi sono divertita come poche altre volte. E mi fanno male tutti i muscoli a disposizione.

Avventure d’agosto: Lara e il libraio ambulante

agosto 19, 2008

Ma guarda, una bancarella di libri! In una piazzetta di piccolo borgo toscano dimenticato dal mondo! Ora spulcio, sì sì. Vediamo…Le cronache di Narnia...letto, purtroppo. La mummia, Anne Rice. Straletto. Una collezione di Harmony usati…orrore. Accidenti quanta polvere…vediamo qui.
Oh! Christopher Fowler! La città delle ombre ! Me ne avevano parlato e non lo trovavo. Mio. Lo prendo.
“Quanto?”
“Cinque euro, signorina. Complimenti per la scelta: un bellissimo romanzo d’amore!”
“Grrrrrr”
“Ha un cane?”
“No, sono io che ringhio. Questo NON è un romanzo d’amore. E’ un horrrrrrrorrrrrrrrrrrgrrrrrrrrrrrr”.

Detesto i venditori incompetenti, oltre che melliflui.

Cercasi onomatopea

agosto 18, 2008

A voi piacciono? A me sì. Le onomatopee, dico.
A parte gli iiink-iiink dei cagnolini di plastica, ce n’è un’altra che sto inseguendo. Sveliamo un po’ di misteri: siamo in Sopdet, capitolo quindici, che mi ronza in testa mentre sto rivedendo il quattordici (il famigerato quattordici). I cagnolini fanno parte di un ricordo di Lea, grazie al quale veniamo a sapere come e perchè sia diventata una delle tre misteriose vecchiette.
Parentesi: forse lo avete notato, ma a me piace moltissimo innescare i ricordi, e dunque andare a ritroso nella vita dei personaggi, attraverso un dettaglio. Il verso delle tortore per Johann, le tremende bamboline per il caro Yobai (chiamiamolo così, d’ora in poi), il tepore di un contatto umano per il Demone.

In questo caso, il tuffo all’indietro di Lea avviene attraverso il rumore delle automobili che, di notte, passano su una strada lontana. Quello stesso suono che può essere cullante e accompagnare nel sonno o impedirlo suscitando angoscia.

Ora, come fanno le automobili che sfrecciano lontano?
A me viene a-vuuun, a-vuuuun.
A voi?

Avventure d’agosto: Lara e la fiera dell’Est

agosto 16, 2008

Brocche pre-rotte (con un buco in mezzo per dare l’effetto antichità), bancarelle indiane con musiche di flauto e magliette con lupi ululanti, la porchetta che non manca mai, i piercing finti, le borse a dieci euro signorina, le tute da ginnastica dancedancedance, il banco dei giocattoli.
Il banco dei giocattoli.
Quella specie di scivolo, ma in salita, con i cuccioli di dalmata che salgono muovendo la testa e poi si lasciano cadere e risalgono facendo iiink-iiink-iiink.
Quello.
“Lo vuole?”
“No, ma lo metto in un libro”.
“Eh?”
“Lasci perdere: buon ferragosto”.

Capita anche questo, da queste parti! E ho quasi finito il capitolone hard, eh.


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