Archivio per 24 agosto 2008

Lara di Montecristo

agosto 24, 2008

La prima volta che scrissi un romanzo avevo dodici anni e faceva schifo.
Facevo abbastanza schifo anche io, a essere sincere, come molte bambine in quell’età di passaggio che nel novanta per cento dei casi rende informi, un po’ baffute e con le ginocchia grassottelle (il restante dieci per cento è baciato dagli dei, e qui non conta).
Così, visto che nella mia compagnia delle vacanze c’era un’abbondanza di ragazze del tipo dieci per cento, io rimanevo spesso a casa a scrivere, su certi quaderni a righe con la copertina viola o nera (fantasia cromatica, a quell’età, less than zero).
Naturalmente, scrivevo di me.
Scrivevo di un’adolescente piuttosto informe e di scarso appeal presso l’altro sesso che collezionava più buche di una fetta di gruviera. Salvo poi, nella seconda parte dell’opera, crescere, diventare una donna in gamba e tornare nel luogo delle vacanze per scoprire che il bello della comitiva si era trasformato in un omino calvo e triste.
Il romanzo, a proposito, si chiamava “Laura”: la “u” era un ameno tentativo di mascheramento, come si può capire. Lo stile, a ripensarci, fa accapponare la pelle: una provvida zia mi aveva regalato un vecchio libro di Carlo Cassola, “Paura e tristezza”, stimando che potesse essere utile per le mie ambizioni letterarie. E io lo avevo messo “in maschera”, cassoleggiando e abbondando in descrizioni di boschi e campagne (che, insospettabilmente, mi sono tornate utili ORA, in pieno Sopdet). La trama non c’era, a meno di non considerare trama la rielaborazione zuccherina delle avventure di Edmond Dantes.
Ora che i quaderni viola e neri sono finiti nel falò, il contenuto mi è tornato in mente proprio ieri, quando le amiche odalische mi hanno trascinata al mare. E, colpo dei colpi di scena, chi ti incontro al bar sulla spiaggia? Proprio lui, Mercedes…ehm…il Bello della Compagnia.
Vent’anni dopo.
La cosa buffa è che lui mi riconosce (dagli occhi, sostiene), io no.
Perchè, incredibile ma vero, non è più bello, ha parecchia carne in più e parecchi capelli in meno. Quando gli ho raccontato cosa stavo combinando, mi ha dato una gran pacca sulle spalle e mi ha detto: “Sapevo che eri la più in gamba di tutte”. E io, furiosa: “E perchè non me lo avete detto prima, eh?”.
Sapete quanti pianti notturni mi sarei risparmiata? E anche quanti quaderni?


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