Archive for ottobre 2008

Return of the Jedi

ottobre 31, 2008

Vabbè…lo jedi…
Sono tornata io.
Sto bene. Sono in forma. Sono tosta, molto.
Aspettatevi grandi cose da me.
Vi voglio bene, grazie di cuore a chi mi ha supportato, in silenzio e no. Davvero!

Quelli che…

ottobre 29, 2008

Quelli che…sul Corriere della Sera di domenica scrivono che Stephen King non è un grande scrittore perchè lo leggono in troppi e dunque la sua non è letteratura ma intrattenimento…ohhhh yeah!

Quelli che….vogliono che mi riprenda in fretta perchè tutto torni a posto e non importa come mi sento io perchè questo è secondario rispetto a come si sentono loro…..ohhhhhh yeahh!

Quelli che….invece sono discreti e affettuosi e non gli importa cosa faccio purchè io stia bene e magari mi mandano anche qualcosa che mi ha strappato una risata e più di una dopo sette giorni …ohhhhhhhhh yeah yeah yeah!

Ps. E’ per dire grazie, fra gli altri, a Faffy, che sta scrivendo una strepitosa parodia di Esbat/Sopdet che mi ha fatto ridere di cuore! Appena mi dà il permesso la pubblico. Oh. Yeah.

Avventure di ottobre: Lara fa l’eremita

ottobre 27, 2008

Sono ancora nel famoso Internet point.

Diciamolo pure: accidenti quanto è dura. Nella casa che mi hanno prestato non c’è nulla, a parte i boschetti e il silenzio. E poi: il silenzio e i boschetti. Significa che passo la maggior parte delle giornate sdraiata sul letto a contare i buchi sulle travi del soffitto. Che ogni tanto leggo – piano, molto piano- Al crepuscolo. Che ogni tanto prendo appunti su un taccuino: ho deciso di non portarmi il computer, vedi mai mi venisse in mente di andare a sbirciare vecchi file, e ho ritrovato la vecchissima abitudine di scrivere a mano. Mangiucchio e, quando non piove, passeggio.

Ho il telefono fisso, ma il cellulare non prende. Col risultato che venendo qui mi sono trovata almeno dieci sms allarmatissimi.

Abbastanza terrificante, in effetti: mi auguro che serva, almeno.

Mal che vada, mi è venuta in mente una storia, anzi quella che potrebbe essere una  parte della storia numero tre.

Mal che vada, ho capito più o meno cosa intendeva fare il protagonista di Into the wild. Ma la reazione che mi viene davanti alla vita selvaggia e assolutamente solitaria è quella dei pinguini di Madagascar quando arrivano in Antartide: Ma che schifo!

L’importanza di essere Ernesto

ottobre 22, 2008

Facciamo un po’ d’ordine. Intanto, vi annuncio che Avalon ha deliziosamente provveduto a fornirci di un blog: questo qua. Grazie!!!
Prima di utilizzarlo, però (e anche in previsione di un viaggetto che dovrei riuscire a fare, anche se più piccolo di quello, temo impossibile, per Parigi), provo a riassumere quello che ci siamo detti fin qui.
L’idea: ambientare ai giorni nostri, e nei giorni della Grande Crisi Economica, una storia di vampiri.
I vampiri: sono due. Ernesto è il più giovane. Guglielmo, il vampirizzatore, il più antico.

Ernesto.

Cosa fa: Gioca in Borsa. Grazie a Internet, può farlo  come e quando vuole, senza vincolo di orari.
Età. Giovane, e vampirizzato di recente.
Proposta di Mele: anni Settanta. Proposta di Lara: nel bel mezzo della “grande bolla” del Duemila, con la new economy che va a manetta.
Perchè giovane. Analisi di Laurie: Un vampiro vecchio mi sembra troppo “superstizioso” per fare una cosa del genere, e anche troppo poco umano: ho questa idea che più un vampiro invecchia più si allontana dalla condizione umana. Inoltre un uomo di una volta vampirizzato ha tutta una sua concezione del vampirismo come qualcosa di malvagio, crudele, ecc. ecc. si vede più come nemico dell’umanità e come anticristo che altro.
Invece uno nato negli anni novanta ha tutt’altra idea. Il vampirismo comincia a diventare qualcosa di figo. Ricordate la frase di quel film sui vampiri, mi sembra uno con Bowie: “Dormi tutto il giorno. Impazzi la notte. Non invecchi mai. Non muori mai. Bella cosa essere vampiro oggi.” Ecco, il nostro Ernesto la vede più o meno così xD
Ora, hai a disposizione tutta l’eternità e hai facoltà superiori a quelle umane, dopo lo shock iniziale una persona moderna si guarderebbe attorna e comincerebbe a pensare che può fare molte grandi cose. Ed ecco che il nostro Ernesto gioca in Borsa alla grande. Magari sceglie questo proprio perché nella sua vita umana era nell’ambiente o cose simili.

Domande (di Yoda) : Cosa lo spinge? Il solo profitto? Si diverte (credo di sì; in borsa si può giocare, può essere un gioco d’azzardo, gratificante sotto vari aspetti)? Cos’ha combinato nel passato? Ha delle regole? Sì? No? Quali? Preferisce caos od ordine? Come giudica ciò che lo circonda rispetto a quel che ha vissuto nel passato?

Motivazioni (proposta di Mele): Perché è spinto al profitto. Ideologia, principalmente. Anni 60-70, boom economico, e i suoi hanno fatto soldi. Lui ha sempre lavorato per suo padre senza ovviamente essere pagato, non ha finito le superiori anche se ha fatto qualche primo anno qua e là. Si vuole mantenere da solo. Durante la leva gli mandava dei soldi la sua fidanzata (che aveva 4 anni in più di lui, e lavorava già come impiegata per un’industria tessile), mentre i suoi (a suo parere “pur di non dovergli mandare qualcosa” ), neanche gli scrivevano.

Rapporti con la politica.
Proposta di Mele: vampiro di destra.
Proposta di Yoda: Se l’interesse economico è importante, il rapporto con la politica sarà colloquiale, e mai troppo conflittuale. Non esclude idee proprie, ovviamente, ma non può precludere di “fare affari” con tutte le parti in causa. Buoni agganci politici sono troppo importanti per “bruciarseli” se una tornata elettorale va storta.
Inoltre una creatura immortale non si occupa né si preoccupa di molte cose di cui si occupano e preoccupano i comuni mortali. Perciò sì, ce lo vedo anch’io più in un rapporto utilitaristico, che ammette idee proprie ma senza che ciò la caratterizzi troppo.
Buoni agganci sono utili per procurarsi informazioni e usufruire delle cosiddette “asimmetrie informative”

Guglielmo.
E’ il vampirizzatore di Ernesto.

Agisce a Genova agli inizi del Quattrocento. Non a caso. Come ricorda Luthien, la prima banca fu nel 1406 il banco di San Giorgio a Genova…
E’ un Fieschi, come ci racconta Laurie:  I miei cari conti di Lavagna. Tra l’altro la loro fortuna è basata proprio sulla mercanzia e la finanza, direi che vanno più che bene!  Nel Quattrocerto i Fieschi combattevano contro gli Sforza, poi sono stati cacciati dai loro possedimenti in Liguria perché appoggivano la Francia. Successivamente sono riusciti a rientrare ma la loro fortuna era ormai calata. Scompariranno quasi del tutto dopo la congiura di Gian Luigi “Il giovane”. Direi che possiamo mettere il viaggio di Guglielmo, cadetto dei Fieschi, al tempo della cacciata della sua famiglia dalla zona. Per ripararsi Guglielmo raggiunge Venezia e lì… sarà vampirizzato.

Cosa succede intanto a Venezia? Da Luthien:  il nostro Guglielmo potrebbe essere un esule genovese durante il periodo in cui Genova fu sottoposta al dominio delle Signorie Milanesi, Visconti(1421) e Sforza(1463 e 1488)…e potrebbe essersi rifugiato nella nemica di sempre, Venezia, che in quegli anni allargava il suo dominio nell’entroterra padano e consolidava i suoi mercati orientali…

Il trasferimento, come suggerisce Blackvirgo, avviene a piedi.non mi dispiacerebbe esplorare le vecchie vie di comunicazione (strade, mulattiere, ecc ecc) e trovare un buon posticino perchè venga vampirizzato…

Da chi? Per Mele, da un vampiro mezzo moro mezzo bizantino.

A Venezia si occupa di libri. Luthien: nel 1468, “apre” una delle più antiche biblioteche italiane, La biblioteca Marciana di Venezia,che era anche sede di restauro…ovviamente di libri antichi ed incunaboli, a voi la scelta del vampirizzatore di Guglielmo, che se ne arriva esule da Genova a causa degli Sforza…

Proprio nella sua bottega di restauratore (proposta di Lara) arriva ai nostri giorni Ernesto, in cerca di un regalo prezioso per uno dei suoi clienti o committenti. E Guglielmo, conoscendolo, intuisce un’affinità che lo porterà a renderlo suo simile.

Mi pare di aver riassunto tutto. Secondo me, dovremmo concentrarci ancora un po’ su Ernesto.
Ovvero: qual era esattamente la sua attività prima della vampirizzazione. Quale il suo carattere, la famiglia di origine, le relazioni sentimentali e no.
Com’è fisicamente.
Come reagisce alla vampirizzazione.

Ecco.

Aggiungo qualche nota bibliografica o link o altro emersi nei commenti.
Libri: Il banchiere anarchico, Fernando Pessoa, ed. Guanda.

La storia delle borse: http://www.liceoquadri.it/borsa/storia_borsa.htm

Asimmetria informativa. Aneddoto di Yoda.
Borsa d’Inghilterra. Una battaglia molto importante (non mi ricordo proprio la collocazione temporale, ahime). La vittoria o la sconfitta potrebbero segnare la sorte del regno.
C’era un industriale molto ricco e molto potente e dotato di mezzi (corrieri? Altro? bho) che gli avrebbero permesso di sapere l’esito della battaglia prima di chiunque altro. Gli operatori lo sapevano. Ha addosso gli occhi di tutta la Borsa. Quando saprà, cosa farà? Venderà? Comprerà? Cosa? Cosa?
L’industriale comincia a vendere alla disperata il suo patrimonio azionario! Dunque, la battaglia è perduta. Il panico dilaga. Tutti si affrettano a vendere. L’industriale butta sul mercato gran parte del suo stesso patrimonio azionario. Vendere, vendere diventa l’imperativo. Il valore di tutte le azioni crollano. All’improvviso, acquisti come se diluviasse. Ma chi è che compra? Chi mai sono quei matti?
Prestanomi dell’industriale stesso, ovvio, che si ricompra con la liquidità sia il patrimonio suo che (soprattutto) quello altrui per un’inezia …
E arriva quindi la notizia che la battaglia è stata vinta …
Ecco un esempio di asimmetria informativa e un buon modo per adoperarla
Ce lo vedo, il nostro vampiro, a giocare in questo modo.

Vampiri italiani, vampiri coreani

ottobre 21, 2008

Ieri sera, tornando a casa, volevo un fumetto da leggere, ma non avevo tempo di andare in fumetteria: mi sono fermata all’edicola e per la prima volta ho comprato Dampyr.
Fumetto italiano, genere verso cui nutro una ingiusta diffidenza, lo confesso. Questo era un albo speciale, con un’ambientazione storica molto precisa: la crociata dei fanciulli.
Beh, la storia era fantastica. Ben scritta, molto documentata, congegnata a perfezione, con protagonisti e antagonisti coerenti.
Dove sta il però? Sta nei disegni. Non riesco a capire perchè, ma la grafica mi risulta asfittica, sovraffollata e…beh, “antiquata”. Colpa mia, o colpa di un pregiudizio nostrano secondo il quale il fumetto deve restare nella linea tracciata decine di anni fa da Tex?  Giudicate voi.
Dampyr:

Un manhwa a caso, Model:

Warning: vampiri!

ottobre 20, 2008

Ssst…parlate piano…non fate trapelare in giro l’idea del romanzo collettivo sul vampiro (la discussione prosegue nel post sotto, intanto)…non dite che in questo blog si parla di Stephen King…ssst…
Durante il week end con la mamma, ho letto i giornali, e ho scoperto che la chiave del delitto di Perugia è nei manga. Anzi: in Blood+. Pericolo! Io a casa non ce l’ho (ma vado a procurarmelo subito): però ho Model, e poi ho una marea di libri sui vampiri, da Dracula a Salem’s Lot, e sto finendo di leggere La regina dei dannati, e ho tutti i romanzi della Hamilton, e ho anche il Dvd di Intervista col vampiro, di Miriam si sveglia a mezzanotte e anche Dal tramonto all’alba con George Clooney che sparacchia sui non-morti brontolando “Vaffanculo vampiri del cazzo”.
Mi arresteranno sicuramente, e voi con me…Ssssst.

Ps. O forse dovrei comprare tutti i libri della Meyer e farli vedere ai poliziotti, per spiegare che esistono anche vampiri perbene?

Lo facciamo?

ottobre 17, 2008

Vorrei:
Trovare i soldi per andare a Parigi per una settimana
Trovare il coraggio di mandare a quel paese un po’ di gente
Trovare un paio di scarpe senza tacco, comode ma belle (ed economiche)
Trovare il giornalista che ha scritto che l’icona delle ragazze d’oggi è Audrey Hepburn e dirgliene quattro
Trovare il motivo del mio mal di testa

Però una cosa l’ho trovata: un’ideuzza nata leggendo i commenti ai post di questi giorni, e nata per gioco. Ma perchè non trarne qualcosa?
C’è un vampiro che si chiama Ernesto. Ha a che fare con la crisi economica attuale. Ha un antagonista (da delineare).
Ne facciamo una storia collettiva?
Ho scoperto da tempo che ce ne sono parecchie in rete e la cosa mi diverte (qualche mese fa ho scoperto i Kai Zen e ho anche letto La strategia dell’ariete, che non è niente male). A voi?

(In realtà sto disperatamente cercando di tirarmi su il morale: piove e sono di nuovo di umore plumbeo)

Un licantropo a Wall Street

ottobre 16, 2008

Stavo ragionando sul taglio dei consumi: i miei. Non pochi, se faccio due conti. Poi stavo ragionando sulla narrativa. E mi sono fatta una domanda buffa: come potrebbe essere una storia fantastica che abbia sullo sfondo la recessione?

Perchè uno sfondo sociale c’è sempre. Se devo parlare delle mie modestissime storielle, sapevo, mentre scrivevo, che in un caso stavo raccontando anche di un conflitto giovani-adulti, e che nel secondo caso alcuni temi (razzismo, violenza sulle donne) erano molto, molto presenti.

Quando, ai tempi, leggevo William Gibson e i suoi comparuzzi cyberpunk, mi stupivo che quelle storie venissero definite fantascientifiche: quel che si narrava era il presente, trasfigurato, ma sempre presente. Come, del resto, in Matrix (che ha un bel po’ di debiti nei confronti del cyberpunk, oltre che di Ghost in the Shell).

Così, ho pensato fra me e me cosa potrebbe venirne fuori: il Demone delle Borse? Il ghoul delle banche? Almeno un Vampiro del mutuo variabile?

Ci penso.

Compilation!

ottobre 15, 2008

Ci stavo pensando ieri sera, prima di addormentarmi: la musica! La musica “di” o “in” una storia. Ammetto di non essere fra gli scriventi con cuffiette: non riesco ad ascoltare nulla mentre scrivo. Se qualcuno, nei paraggi, lo fa, non mi disturba, nè mi disturbano eventuali chiacchiere (purchè non mi coinvolgano: conosco solo una persona, un’amica, che riesce a intuire se sto scrivendo dal mio tono di voce, anche se cerco sempre di essere gentile, e di reprimere la frustrazione quando vengo interrotta).
Però, la musica c’è, e anche tanta, nella mia testa: e nelle mie storie.
Mi sono divertita a rimettere insieme la compilation (solo i titoli, eh), che risulta essere questa:

Esbat

The Kill, 30 Second to Mars
Taion, Gazette
Amore che vieni, amore che vai, Fabrizio De Andrè (nella versione di Battiato)
The end, The Doors.
Smells like teen spirit, Nirvana
Wretched Lovers, da Acis and Galatea, Haendel (qui ne trovate una versione)
Roxanne, Sting
Like a rolling stone, Bob Dylan (ma nella versione dei Rolling)
Moonlight shadow (quella che vi piace di più).

Sopdet
Are you dead yet?, Children of Bodom
Cappello nero non mi tradir, canzone popolare della Grande Guerra
Call Me Sick Boy, Hopes Die Last
Offertoire, dalla Messe des Morts di André Campra (qui un assaggino piccolo piccolo)
Bagatella in la minore, Per Elisa, di Ludwig van Beethoven
It’s the end of the world as we know it, REM
Tace il labbro, da Vedova allegra di Franz Lehar
Zitto zitto marito mio, canzone popolare, inizio anni Quaranta
Il liberismo ha i giorni contati, Baustelle
Symphaty for the Devil, versione dei Gun’s’Roses
Alice guarda i gatti, Francesco De Gregori
Aria di Josefa, da Al cavallino bianco di Ralph Benatzky
Sem medo, Toquinho e Vinicio de Moraes

Piuttosto eterogeneo, in effetti…

Ps. Per quel che riguarda The end, nella mia mente c’era la versione  realizzata per Apocalypse Now...

Nomination

ottobre 14, 2008

Ah, i nomi. I nomi propri, intendo. I nomi propri dei personaggi, per essere precisi.
Per me sono una bella cartina di tornasole, quando leggo una storia: diffido molto delle spiritosaggini, diffido ancora di più dell’esotismo (eroine contemporanee che si chiamano Astrella o Cassiopea, per esempio, mi fanno storcere il naso). I nomi semplici, comuni, che davvero si incontrano ogni giorno nella vita reale, mi piacciono di più.

In effetti, è una scelta molto più difficile di quel che possa sembrare. Per le mie storie ci ho ragionato molto, e non sono affatto sicura, come al solito, di aver scelto bene. Però, dietro ogni nome, c’è una motivazione.

Per esempio.
Ivy: viene dalla realtà. Ho conosciuto una ragazzina emo che si faceva chiamare così, e somigliava moltissimo alla mia Ivy prima maniera. Poi, quando ho letto Sirene di Laura Pugno e ho scoperto che anche uno dei suoi personaggi aveva questo nome, sono stata tentata di cambiarlo. Ma ormai era fatta…

Max. Ah, qui c’è una storia musicale. Una canzone di Paolo Conte che ho sempre adorato. E che è perfetta per il personaggio!

Chris. Questa è facile: omaggio dichiaratissimo a Carrie di Stephen King.

Michele. L’amico di Chris che dovrebbe stuprare Ivy. Esiste: è viscido e ha le basette come il personaggio. E ha lo sguardo porcino. Conosciuto ed evitato l’estate scorsa, al mare.

Alice. La mamma di Ivy, che ha un nome soltanto in Sopdet. Anche qui, è stata una canzone a ispirarmi. Una vecchia canzone di Francesco De Gregori, che infatti viene citata almeno un paio di volte.

Adelina. Non c’è un motivo. Mi sembrava un nome giusto per l’epoca (come Giovanni, Luisa, Giuseppe, Fernando, Matilde, Margherita) e il luogo (Veneto e Friuli). E mi piaceva tanto, vai a capire perchè.

Misia, Vittoria, Lea. Le tre vecchiette di Sopdet. Vittoria esiste davvero e porta le calze elastiche, l’ho incontrata una volta, fuori Roma. Lea mi è venuto per caso, perchè cercavo un nome corto e dal suono dolce. Misia è un omaggio a Misia Sert, splendida musa di un’infinità di artisti e fra le poche amiche di Sergej Diaghilev (questa non ve l’aspettavate, eh?).

Johann è, dichiaratamente anche qui, un omaggio a Goethe e a Faust (patto col diavolo, eccetera eccetera).

I nomi giapponesi, invece, si devono ai consigli di molti amici: Angelo per Moeru, Solandìa e Olorin per Hyoutsuki. Gli altri sono frutto di lunghe consultazioni su siti giapponesi e no.

Ah. Axieros. E’ una divinità reale. In molti culti antichi corrisponde alla Grande Madre, Demetra per i Greci.
Quel che non sapevo è che una band goth le ha dedicato una canzone:

Non di padre nè di madre
fu il mio sangue, fu il mio corpo.
Mi formai da nove fiori
fiori d’ortica, di quercia e di rovo
nove poteri di nove fiori
nove poteri combinati in me.
Lunghe e bianche sono le mie dita
come la nona onda del mare.

Ho suonato a Lloughor
ho dormito nella porpora
la mia corona è di rossi gioielli
conosco molte canzoni
la mia tunica è tutta rossa
ma non profetizzo alcun male.
Un milione di angeli
sono sulla punta del mio coltello.

Sono un vento su un lago profondo
sono una lacrima che il sole lascia cadere
sono un falco alto sulla scogliera
sono una spina sotto l’unghia
sono una collina dove camminano i poeti
sono una marea che trascina alla morte.

Mica male.

E’ così complicato anche per voi o sono io ad essere tremenda?


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