Archivio per dicembre 2008

Sangue

dicembre 16, 2008

Mi arrendo, sì. Non ce la faccio a tenere buono Tanit fino a fine marzo. Proprio non riesco. Mica si può trattenere il sudore. Mica si possono trattenere le lacrime, quando scappano.
Così, un’ora fa mi sono trovata a guardare la solita scenetta automobilistica (guidatrice fetente di Suv versus signora di mezza età su Cinquecento) e l’incipit mi è sgorgato fuori.
Lo faccio. Magari dedico mezzo pomeriggio a Tanit e mezzo all’editing di Esbat, per sentirmi meno in colpa.
Poi c’è un’altra cosa. Stanotte sono andata avanti con la lettura di Lasciami entrare (c’era un bell’articolo su Repubblica, stamattina, che annuncia il film) e ho pensato al sangue.
Quanto è diverso l’uso del medesimo a seconda dello scrittore (o scrivente): io appartengo alla schiera “sì, ma solo quando serve”. Non mi piace lo splatter, a meno che non ci sia una scelta ben precisa a monte: l’unico libro, a mia memoria, che mi abbia davvero provocato un conato di vomito è stato American Psycho di Bret Easton Ellis. Ma serviva: e quello è davvero un romanzo splendido…
(Ma poi, che colore ha davvero il sangue? Rosso rubino, rosso-nero, rosso scarlatto, rosso pompeiano…?)

Avventure di dicembre: Lara e il grande massacro del Charro Café

dicembre 15, 2008

Domenica sera. Per una volta, i miei amici sono meno virtuosi di me, e decidono che devo uscire, anche se il medico aveva fissato mercoledì come data in cui la porta della prigione (casa mia) si sarebbe aperta. Così, imbacuccata come se dovesse  girare il remake di Into the wild,  Lara fa  i pochi metri che separano il suo  portone dalla macchina di Leo. Dietro ci sono Marta e Federico, il suo fidanzato. La fidanzata di Leo non è di Roma, e quindi per stasera lui  fa coppia con la zitellona, ovvero Lara medesima. Destinazione: un ristorante messicano. Motivo: festeggiare l’editing dei primi cinque capitoli di Esbat, la fine della malattia, eccetera eccetera.
Si arriva. Il ristorante messicano è un posto tutto di legno vicino al Tevere, la qual cosa  preoccupa un po’, a dispetto delle rassicurazioni del sindaco. Scendiamo. Dietro un cordone di canapa e due ante stile ranch che ricordano in modo inquietante Dal tramonto all’alba, due tizi in camicia bianca ci scrutano.

Primo Tizio: Venite per noi?
(Lara si preoccupa)
Marta: Siamo quattro e vorremmo mangiare
Secondo Tizio: Ma sapete di cosa si tratta?
(Lara pensa: ci siamo! Ci hanno scambiato per scambisti. E’ finita)
Leo: Certo: ristorante messicano.
Primo Tizio: Potete entrare.
(Lara pensa: se le parole d’ordine fossero tutte così facili Q di 007  sarebbe già in cassa integrazione).

Ci danno un tavolo. Di legno. Con sedie di legno. Vicino a un bancone di legno. Tutto intorno, oceani di ragazze e ragazzi vestiti da sera. Lara si guarda i jeans e il maglione blu a collo alto, guarda la fanciulla del tavolo vicino in minigonna di voile nera e scarpe con tacco dieci centimetri e si sente Luciana Litizzetto quando esordisce come conduttrice alle Iene (“Sono Alessia Marcuzzi disegnata da Picasso”).

Ci portano le birre. Coronas. Con uno spicchio di limone nel collo della bottiglia: dovrebbe essere lime, ma fa niente. Ci portano anche gli antipasti.
Ma mentre imbottiamo le tortillas esplode l’Apocalisse, sotto forma di una musica assordante. Ci giriamo. Il Primo Tizio ha afferrato il microfono.

Primo Tizio: Beeenvenutiiiiiiii! Anche questa sera mangeremo e berremo e canteremo e pomicereeeeemo.
Lara: Dove caspita mi avete portato?
Leo: Ehm…uhm…l’altra volta non era così.
Primo Tizio: E adesso vi presento il nostro Hoooot Staaaaafff (con la A, ho controllato sul biglietto da visita).

Detto fatto, tutti i camerieri fanno il trenino agitando il sombrero. Quindi, si fermano davanti al nostro tavolo mostrando le terga. La musica suona Chihuahua.

What can make you move, Chihuahua
Can you feel the groove Chihuahua

Ad ogni Chihuahua i camerieri fanno la mossa.
Lara tace, agghiacciata da otto paia di chiappe che si agitano davanti a lei.
Ma non è finita. Mentre il Primo Tizio riprende il microfono, il Dj spara un mix di canzoni anni Settanta-Ottanta che si interrompono sul ritornello, in modo che i commensali possono proseguire. Immaginate trecento persone che cantano Il triangolo no, Com’è bello far l’amore da Trieste in giù, Gloria manchi tu nell’aria e Tuca Tuca (che il Primo Tizio ribattezza Suca Suca, provocando in Lara un inizio di catatonia) e potete capire quel che sta per accadere.

Accade che uno dei camerieri, evidentemente addestrato all’uopo, si inginocchi con fare adorante vicino al nostro tavolo. Lara lo guarda. Guarda le lucine di Natale che brillano a poca distanza (verde-rosso-giallo-verde). Comincia a immaginare cosa accaderebbe se, in quell’esatto momento, le lucine cominciassero ad espolodere. Prima la fila verde. Poi la fila rossa.
Il Dj propone Rino Gaetano.

chi scrive poesie, chi tira le reti
chi mangia patate, chi beve un bicchiere
chi solo ogni tanto, chi tutte le sere
na na na na na na na na na

Nella mente di Lara il corpo del cameriere viene attraversato dalla corrente elettrica e si dimena sul pavimento.

Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh..

Nella mente di Lara la fanciulla in minigonna prende la bottiglia di Coronas, la spacca sul tavolo e taglia la gola della sua amica in tubino azzurro cielo. La barista con il suo cinturone di bicchieri per la tequila bum-bum viene aggredita da un gruppo di anziani turisti spagnoli. Quando avranno finito, non rimarranno che pochi brandelli di carne attaccati alle ossa.

Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh…

Nella mente di Lara, la domenica  sera un po’ coatta della meglio gioventù romana si trasforma in massacro. Perchè? Perchè quella sera i buttadentro hanno lasciato passare qualcuno che non doveva entrare. Qualcuno che da molto tempo non infilava i piedi in un paio di scarpe e non sentiva il solletico dei capelli sulle palpebre. Qualcuno che viene da fuori. Qualcuno.

Marta: Lara? Stai bene?
Lara sorride. Anche se rispondesse, la musica coprirebbe la sua voce.
Leo: Vuoi che andiamo via?
Lara sorride e fa cenno di no. Poi mima il gesto di scrivere qualcosa.
Marta: Oh santo cielo. Ti è venuta in mente una scena.
Lara annuisce.
Leo: Per il terzo romanzo?
Lara annuisce con entusiasmo.
Marta: Dovevamo ordinare una pizza al telefono.

In quel momento, il Dj manda Loretta Goggi.

che importa se
per innamorarsi basta un’ora

Lara balza in piedi e si unisce al coro:

che fretta c’era
maledetta primavera

Marta: La stiamo perdendo.

Ps. E fu così che il primo capitolo di Tanit venne concepito in una fredda serata di dicembre.

Puntini puntini puntini

dicembre 12, 2008

I puntini di sospensione. Oh, accidenti!  Lindqvist usa i puntini di sospensione attribuendoli al narratore (quasi onnisciente, o meglio onnisciente a fasi alterne) di Lasciami entrare.
Mi sono alzata, e gironzolando fra camera da letto (arrivederci cara camera, per un po’ non voglio vederti) e tavolino rifletto su questa faccenda che mi turba da ieri sera, e proprio mentre ho scavallato il terzo capitolo di Esbat in quarta versione.
A me viene spontaneo usare i maledetti puntini anche quando il punto di vista è quello di chi narra. Ma potrebbe creare confusione. Dunque, ho pensato di toglierli. E adesso arriva l’horrorista scandinavo a confondere me.
Forse non dovrei…leggere, in questa fase?
(puntini, appunto).

Notizia vampiresca: il forum per discutere dei nostri zannuti e del nostro romanzo collettivo è in via di allestimento. Mi dice l’ottima Caska che da mercoledì possiamo cominciare a ritrovarci in quella sede.
Nel frattempo, mi guardo l’alluvione dalla finestra e prendo appunti per il mio romanzo numero tre, che preme per uscire e che invece verrà frustrato fino a nuovo ordine.

Elogio dello sfigato

dicembre 11, 2008

Ah, lo sfigato.
Come farebbero gli scrittori (o gli scriventi, come me) senza il disgraziato o la disgraziata di turno? Ci pensavo ieri sera, prima di crollare sui cuscini, leggendo Lasciami entrare. Che si apre con la classica scena di massacro dello sfigato stesso: in questo caso si chiama Oskar, ha dodici anni, è grasso, si fa la pipì addosso, perde sangue dal naso e viene ovviamente perseguitato dalla solita congrega di Compagni di Scuola Cattivissimi.
Sfigati indispensabili, a memoria: tutti i Perdenti di It (scontato), Carrie,  Tom Cullen (WARNING: non è parente dei vampiri succhiaverdura, è un personaggio importante de L’ombra dello scorpione),  Bobby Garfield in Cuori in Atlantide, Duddits ne L’acchiappasogni. Questo solo per citare i Kinghiani, e sicuramente ne dimentico parecchi.

So che gli sfigati non sono amati da tutti. So anche che molti lettori si irritano, vorrebbero entrare nella pagina e sbattere le loro testoline contro un chiodo che casualmente sporge dal muro, sperando in una reazione qualsiasi.
Beh, non si può: senza lo sfigato, il povero scrittore (o scrivente) non potrebbe divertirsi a immaginare una ragnatela di eventi che porteranno i persecutori dello Scemo/a  verso una fine orrenda (vampirizzati, bruciati vivi da un emissario del Male, masticati da qualche ragno gigante).

E poi c’è un luogo comune che molto spesso è vero: gli scrittori che adottano uno sfigato sono stati sfigati essi medesimi, nella loro infanzia. E si vendicano: meschino, ma umano.
Vale pure per me.
Madame Bovary, c’est moi
. Anzi: Ivy c’est moi. A quindici anni, ero pure peggio.
Ps. Però questo povero Oskar supera tutti gli sfigati che conosco, fin qui.

Vampiri svedesi in arrivo

dicembre 10, 2008

Ieri sera mi hanno portato un bellissimo regalo, che tornerà utile anche per il progetto vampiro: è Lasciami entrare, un horror sulle care creature della notte scritto da John Lindqvist. Me ne dicono un gran bene, e sta anche arrivando il film. Ho cominciato ieri sera la lettura e mi piace, mi piace, mi piace. Secco, diretto, almeno nelle prime pagine: la “editante” che è in me aveva l’acquolina (e pensava “arriverò mai ad usare una parola con la precisione di un bisturi?”).
Veniamo a noi. Ho letto i commenti di ieri e mi sembra che, con i dovuti aggiustamenti, siamo sulla stessa linea (un capitolo per uno). Certo, adesso occorre lavorare sulla trama, e abbiamo a disposizione sia il blog aperto da Avalon sia il forum proposto da Caska.
Mi chiedo, però: non sarebbe più comodo confrontarci in un gruppo chiuso, con relativa pagina, sul Faccialibro, visto che siamo tutti iscritti (credo) e che il mezzo sembra…più agile? Che ne dite?

Avventure di dicembre: Lara e i vezzeggiativi

dicembre 9, 2008

(Scena: camera da letto di Lara. Interpreti: Lara medesima, semi- incosciente e sepolta sotto un multistrato di coperte; la mamma di Lara,  in ansia; Marta, a cui l’ansia della mamma di Lara fa aumentare l’ansia).

Mamma di Lara: Tesoro, sta arrivando il dottore.
Lara: Non lo voglio.
Marta: E ti pareva.  Ma se E.R. ti piaceva tanto, su…
Lara: Guarisco senza dottore, io.
Mamma: Anche da bambina facevi così,  sai?
Dottore (entrando nella stanza: è il medico di famiglia di Lara, e ha un’abitudine MOLTO irritante che scoprirete subito): Ohhh, come sta la signorinella?
Lara: SignorINA.
Marta: Sta benissimo, altrimenti non ringhierebbe come al solito.
Mamma: No, che non sta bene, sono due giorni che ha il febbrone. Anche da bambina le succedeva.
Dottore: Adesso facciamo una bella visitina!
Lara (vorrebbe dire che lei ODIA i vezzeggiativi, e che li accetta solo da Elsa Morante, ma riesce solo a grugnire): Grunt
Marta: Questa non è un’influenza, vero? Sono due giorni che si sente un peso sul petto…
Lara (pensa che “peso” è un eufemismo, e che la sensazione è quella di avere la zia obesa della Regina Mab che fa jogging sul suo torace. Però pensa anche che citare Mercuzio davanti al dottore sarebbe prova del suo stato di delirio. Così, rigrugnisce): Grunt
Dottore: Dunque dunque…Abbiamo una bella polmonitella!
Mamma: NO! LA POLMONITE NO!
Marta: Signora, la polmonite si cura!
Lara (si sente un’eroina russa sul letto di morte e invece di autocommuoversi per la sua triste fine sbotta): Vaffanculo.
Mamma: Ma Lara!
Marta: Perfetto: se impreca se la cava di sicuro.

Morale della favola: il dottore ordina tante “punturine” di antibiotici, la mamma si asciuga le lacrime, Marta va in farmacia e Lara guarda il soffitto pensando che capitano tutte a lei.

Ps. Ma adesso sono qui! Qui è il mio letto, con i cuscini dietro la schiena e il portatile sulle ginocchia. Sto molto, molto meglio. Quando i due cerberi me lo permetteranno, mi alzerò e lavorerò anche un poco all’editing.
Ps numero due: ho letto i commenti. Il metodo proposto mi piace moltissimo. Come ci organizziamo, ora?
Ps numero tre: grazie a tutti quelli che mi hanno scritto in questi giorni! Davverodavverodavvero.

Male, malissimo (e aggiornamenti sul vampiro)

dicembre 3, 2008

Ho la febbre alta da ieri sera: quando ho visto il termometro salire sopra i trentanove mi sono detta, va bene, è la volta buona che vedrò gli elefanti volare. Non li ho visti, però. A forza di tachipirine, riesco a reggermi in piedi almeno per dieci minuti. L’editing di Esbat, per oggi, aspetta.
Però. Volevo mettervi a parte di una mail di Caska che mi piace, mi piace, mi piace, e che riguarda i nostri vampiri. Per esempio.

Mi piaceva l’idea di contrapporre queste due tipologie, perché in un certo senso è come contrapporre due tempi e due tipologie di pensiero, inoltre pone l’interrogativo: il modo in cui si è, è uno stato di
nascita o qualcosa che viene dettato dall’ambiente e il tempo che viviamo?”

Dunque, una società dove alcuni vampiri sono integrati agli esseri umani (per dominarli giocando secondo il loro terreno di gioco: il potere).  E altri che invece

“hanno davvero deciso di vivere tra gli umani da umani, sforzandosi di vivere secondo le loro regole forse mossi dal senso di colpa o dalla nostalgia della propria natura umana: sarebbero quelli che si autodefiniscono “vampiri buoni e probabilmente crederebbero che anche gli altri, per il semplice fatto vestano in giacca e cravatta, lo siano”.

Più, una sorta di classe sociale di vampiri che, contrari all’umanizzazione, vivono secondo leggi e abitudini degli Antichi.

“… e sono per questo convinti di essere migliori perché almeno sono onesti, malgrado siano, alla fine,
semplici assassini a sangue freddo. Potrebbe esserci una specie di guerra fredda, tra le due parti…. ma allora chi è il cattivo? Tutti e nessuno, ovviamente”.

Assolutamente plausibile e molto, molto, molto interessante. Io ci sto. Non ho le forze per dilungarmi oltre e lascio la parola a Caska e a voi per approfondire.
Pongo solo un paio di questioni a margine, ma proprio a margine:

- Titolo almeno provvisorio della storia (a me ronza in testa la parola Crisi)

- Nome nostro. Un romanzo collettivo necessita di un nome collettivo. L’unico che mi viene in mente in questo momento è VivinC. O anche: Aspirina.  Quindi non sono attendibile.

Il visitatore

dicembre 2, 2008

Che piacevole sorpresa: Monsieur de Lioncourt è venuto a far visita alla mia modesta magione, e la cosa mi rende felice (ho scoperto, così, un blog molto,molto interessante).
E mi ha dato anche non pochi spunti di riflessione: come potete leggere nel suo commento, l’oscuro signore dissente dal nome del possibile vampiro, ehm, collettivo (Ernesto) e sulla sua professione.
Parto per una piccola meditazione.
Anzi, acchiappo King per il bavero e lo cito, tanto per cambiare: citazione a memoria, quindi passibile di errori. Nella prefazione alla Torre nera, King racconta perchè ha cominciato a scrivere un fantasy, e quali siano le difficoltà di chi si accinge ad una simile impresa con l’ombra di Tolkien che si allunga, implacabile, sui temerari. Non posso, diceva King, camminare sui suoi passi: dunque, niente elfi, niente nani, niente terre di mezzo o di lato. Posso però incrociare l’epica del fantasy con un altro genere letterario e cinematografico: il western. Di qui, Roland Deschains, le sue pistole, i suoi occhi azzurri da bombardiere e così via.

Veniamo ai principi della notte e poniamoci la stessa domanda: come si esce dall’ombra di Anne Rice, e prima di lei di Bram Stoker?

Vediamo.

Secondo me, alcune caratteristiche devono restare immutate: l’anomalia (i vampiri sono non-morti, non semplici immortali: sono creature “di confine”); l’appartenenza a…beh…al lato oscuro della Forza; l’istinto predatorio; il disprezzo per gli umani. Dal punto di vista fisico, pelle fredda a parte, sono portata a sposare il “partito della bellezza”. Gli esseri “altri” rispetto agli uomini hanno sembianze impeccabili: vale per gli angeli, vale anche per i vampiri, credo. Quanto ai punti deboli: istintivamente, penso che fuoco e sole debbano restare il vero grande nemico.
Detto questo, penso un’altra cosa. Penso che i vampiri, in narrativa, rappresentino “un punto di crisi”. Qualcosa che fa vacillare le certezze umane. Possibilmente, manifestandosi proprio nei momenti storici dove quelle certezze sono già incrinate. Per questo mi convince un non-morto legato alla Grande Crisi Economica degli anni duemila. In fondo, tutti i vampiri hanno amato il lusso (non il denaro in sè, ma quello che col denaro si può procurare): quale sarebbe la reazione di un broker Immortale davanti al presunto-vero baratro di oggi?
Sul nome, si può discutere, Monsieur. Ma ci onori ancora della sua presenza, la prego!

Twilight: la recensione

dicembre 1, 2008

Faceva freddo, nella sala. La punta delle sue dita era insensibile, ormai: buffo, per uno che era chiamato  “il freddo”.
“Definizione immeritata, caro”, sogghignò il personaggio accovacciato in terra, smettendo di suonare quell’insopportabile canzone (Please allow me to introduce myself, cominciava) su una chitarra nera.
Edward Cullen impallidì. Ulteriormente. Quel tizio gli aveva letto nel pensiero: come si era permesso di fregargli il superpotere? Ci doveva pur essere una questione di …primogenitura. Copyright, anzi. Doveva subito chiamare…
“Numero uno – disse il tizio – io sono per il copyleft, semmai. Numero due: non sono un tizio. Please allow me to introduce myself - canticchiò, alzandosi in piedi e facendogli un inchino – Sono Lestat de Lioncourt.”
Edward deglutì. Ne aveva sentito parlare, in effetti. Brutta storia.
Gli occhi di Lestat brillarono di divertimento.
“Ma lascia che ti presenti il resto della compagnia. Questo – aggiunse indicando con l’indice affusolato l’uomo dai capelli d’argento che sedeva dietro la scrivania – è il nostro amato Presidente. Credo che tu conosca il Conte Dracula, vero?”.
Il Conte fissò due pupille infuocate di disprezzo su Cullen, che deglutì di nuovo.
“Effettivament…”
Un latrare furibondo lo interruppe. Alla sinistra della scrivania, esattamente di fronte a Lestat, una creatura indescrivibile si tendeva verso di lui, lasciando gocciolare saliva striata di sangue dalle fauci spalancate. Edward si ritrasse.
“Beh, quello è Barlow. Non so se conosci Le notti di Salem: ma a giudicare dal tuo curriculum, King non rientra fra le tue letture. Peccato: comunque, Barlow è dei nostri. Abbiamo dovuto incatenarlo perchè…ecco…è lievemente contrariato nei tuoi confronti”.
Cullen alzò la mano per intervenire.
“Non siamo a scuola, ragazzo”, disse il Conte, con una voce così severa e così glaciale che Edward curvò le spalle e incassò la testa aspettandosi qualcosa (un morso, un’artigliata, qualunque cosa) che però non venne.
“Non siamo mica selvaggi – protestò Lestat rispondendo al suo pensiero – questo è un processo REGOLARE”.
“Perchè un processo? Io…”
“Silenzio- il Conte lo trapassò con lo sguardo – Non è concesso parlare ad una creatura che sta disonorando la razza degli Immortali con un comportamento che definire illecito è poco. Come se non bastasse la vergognosa condotta da te mantenuta in ben quattro libri dove hai  distrutto la reputazione che ci eravamo conquistati nei secoli…”
“Peggio di Louis”, sospirò Lestat.
“Growl-gaah-growl”, annuì Barlow.
“…peggiori la situazione in un film che definire raccapricciante è poco”.
La voce del Conte era ancora più glaciale.
“E quando dico raccapricciante è solo perchè non trovo le parole”.
“Ma io….”  osò Edward prima di ritrovarsi la bella mano di Lestat sulle labbra.
“Zitto, caro. Un immortale che va in giro pettinato a quel modo non ha diritto di parola. Ma ti sei visto! Sembravi la caricatura di James Dean. Sembravi un personaggio di Grease… Ci mancava solo che cominciassi a cantare la canzoncina finale…uhm…come faceva?Ecco…

Rama lama lama ka dinga da dinga dong
Shoo-bop sha wadda wadda yippity boom de boom
Chang chang changitty chang sha-bop


Con enorme sorpresa di Cullen, Lestat aveva intonato We Go Together. Il Conte lo seguì


Dip da-dip da-dip doo-wop da doo-bee doo
Boogedy boogedy boogedy boogedy
Shoo-be doo-wop she-bop
Sha-na-na-na-na-na-na-na yippity dip de doom

Barlow batteva il tempo con la coda.
Durò due minuti.
Poi, di colpo, tutti si fecero seri.
“Ma quello non era Grease - proseguì Lestat – quello era un film DI VAMPIRI. NOSTRO. E tu l’hai trasformato in una stupida storia d’amore fra compagni di scuola.”
“E il trucco? – intervenne il Conte – neanche nei vecchi film su di me si usava quel cerone e quel rossetto. Il Joker mi ha mandato una mail di protesta. E’ furioso, pensa che tu lo abbia preso in giro.”
“E il modo in cui corri? – incalzò Lestat – Non hai nulla della terribile velocità della nostra razza: sei patetico. Ti manca solo di urlare arriba arriba andalè e di metterti un sombrero su quella stupida testa.
“Wuuff grooouuu snarl”, aggiunse Barlow, con evidente afflizione.
“Inoltre, reciti malissimo – disse Lestat aumentando la presa sulla mascella di Cullen – fattelo dire da chi ha i titoli per giudicare. Un cane. Quando quell’inespressiva creatura di nome Bella Swan si avvicina al tuo banco tu dovresti mostrarti attratto e tormentato, e l’istinto del predatore dovrebbe prendere il sopravvento sulla tua patetica parte umana. Invece, ti dimeni sulla sedia come se fossi tu la preda: di un attacco di dissenteria. Disgustoso”.
Il Conte fece un gesto con la mano: “Tagliamo corto, Lestat. Dovremmo parlare del resto: dialoghi inesistenti, sceneggiatura che sembra firmata dalla Premiata Ditta, fotografia che sembra la pubblicità di un bagnoschiuma alle erbe. Non c’è giustificazione. Facciamo in fretta”.
“GRRAAAA”, disse Barlow.
“D’accordo”, annuì Lestat, lasciando libero, per un istante, Cullen. Che urlò: “Cosa volete farmi? Volete uccidermi? Volete mettere a tacere l’unica voce che ha tentato di diffondere un’immagine gentile e galante della nostra razza? Grazie a me milioni di ragazzine sognano vampiri innamorati che rispettano il loro collo e la loro purezza! Grazie a me siamo stati redenti. E voi volete uccidermi. MOSTRI!”

I tre lo guardarono con infinita pazienza.
Poi, Lestat sorrise:

“Caro. E’ questo il punto. Non ti sei reso conto che il mostro sei tu”.

Il buio calò, pietoso, su quello che si faceva chiamare Edward Cullen.

Ps. Sì, sono andata a vedere Twilight. Cinema mezzo vuoto. I pochi presenti hanno riso dall’inizio alla fine.

E ho una gran voglia di riprendere il discorso sul NOSTRO vampiro. Chi mi segue?


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 81 follower