“Uno dei servizi peggiori che potete fare alla vostra scrittura è pompare il vocabolario, cercare paroloni perché magari vi vergognate un po’ della semplicità del vostro parlare corrente. È come mettere il vestito da sera al cagnolino di casa. Il cane sarà imbarazzato e la persona che si è resa colpevole di questo atto di premeditata affettazione dovrebbe esserlo ancora di più”.
Stephen King, On writing
Ps. Così lo tengo a mente, eh.
Tag: Stephen King
Giugno 22, 2009 alle 12:32 pm |
Sono d’accordo. È un’applicazione alla narrativa del principio KISS, ovvero “Keep it Short and Simple” / “Keep it Simple, Stupid”.
A Leonardo da Vinci viene attribuita la frase “La semplicità è l’estrema perfezione” (ma non trovo la fonte esatta).
Ad Einstein viene attribuita “Tutto dovrebbe essere reso il più semplice possibile, ma non più semplice.”
William Strunk (1869-1946, per 46 anni Professore di Inglese alla Cornell University) diceva “Avoid fancy words” e “Do not overwrite” e “Write in a way that comes naturally” e altre ancora sullo stesso tono.
Giugno 22, 2009 alle 4:46 pm |
La mia prof di scienze, mentra parla normalmente, usa sempre vocaboli complicati e ricercati. Il risultato è che, alla fine, noi non la capiamo, e i voti parlano
Giugno 22, 2009 alle 5:31 pm |
Me lo ricordo quel passo.
Sono riuscita a migliorare anche tenendolo bene a mente ^^;
Quando vado a rileggere le cose scritte nel periodo 2003-2005 mi sento come se fossi io il cagnolino con il vestito da sera!
Giugno 22, 2009 alle 6:16 pm |
E’ vero, la tentazione peggiore di uno scrittore. Un vocabolario ampio va bene, ma bisognerebbe capire quando usare le parole (anche quelle meno comuni).
Sopratutto nei dialoghi! Quanti dialoghi fasulli ho letto in giro °_°
Giugno 22, 2009 alle 8:31 pm |
E poi la cosa tremenda è che certe parole, specie aggettivi, ti vengono in automatico. “Una splendida mattina di sole”, per esempio, esce da sotto le dita senza che tu lo voglia…:)