Sparire

Vediamo se riesco a spiegarmi meglio. Non è che non voglio che si parli della mia provenienza di fan writer. Anzi. Però, detto questo, vorrei che si parlasse di Esbat. Della storia e di come è raccontata: bella, brutta o mediocre che sia. Mi piacerebbe sparire e far posto a quello che ho scritto, senza che la lente deformante della mia persona (“Ehi, una nerd che scrive romanzi”) influisca sul testo. Così, mi sono tenuta da parte un articolo uscito ieri su Repubblica e ieri sera me lo sono copiato e salvato sul computer: è un intervento  di uno scrittore irlandese, John Banville, che non conoscevo ma che a questo punto voglio leggere, e dice questo.

“La campagna del ventesimo secolo per declassare lo scrittore da creatore a strumento, da padrone del linguaggio, come Oscar Wilde lo intese, a suo schiavo, fu fortemente osteggiata da molti critici e accademici, specialmente in Inghilterra, dove la teoria è criticata e i neo Giacobini della cultura francese godono di una considerazione che è un miscuglio di disprezzo, paura e risentito divertimento. Fu il silenzio degli innocenti, comunque, a essere notevole. La maggior parte degli scrittori – ovvero gli scrittori creativi, come veniamo chiamati – si sottrassero al dibattito. Come mai, perché non protestammo mentre Foucault e i suoi compari cercavano di mandarci al macello? Credo si trattasse del fatto che sentivamo, con fastidio, ma con un certo sollievo, che il nostro segreto era stato scoperto, che la nostra essenziale non-esistenza, la nostra inesistente essenza, era venuta alla luce.
Qualche anno fa la Rte, la rete televisiva nazionale irlandese, commissionò un documentario su di me e sui miei lavori, dando enfasi, dietro mia insistenza, all´opera. Il direttore del programma, anch´egli un auteur, era acuto e perspicace e il programma che ne derivò eccellente, meritandosi, a giusto titolo, molti consensi. La prima domanda che mi pose, il primo giorno di riprese, fu, «Chi è ?». Sullo schermo appaio esitante per un lungo istante prima di fornire quella che all´improvviso mi sembrò l´unica risposta possibile. «Beh, vede», risposi, «non c´è nessun John Banville». In quel momento non capii del tutto che cosa intendessi. Certamente, e voi potete vederlo, esiste un John Banville, ed è il povero forcuto essere umano che si alza al mattino, si veste, fa colazione, si avventura fuori nel mondo quotidiano, che ha opinioni e va a votare alle elezioni, che ama i suoi bambini e che un giorno morirà. Ma quel John Banville non è lo stesso il cui nome appare sul dorso dei suoi libri. Non si tratta del John Banville che sogna una storia e la popola di personaggi. Non è il John Banville che se ne sta tutto il giorno seduto alla scrivania a lavorare sulle parole. Quell´altro, misterioso, John Banville è, in un parola, invisibile.
Più avanti nel documentario Rte – il cui titolo, a ogni modo, e non in maniera insignificante, era Essere John Banville – c´è una divertente e illuminante sequenza di stregoneria tecnica che mi vede seduto alla scrivania, ipoteticamente immerso nel lavoro, mentre allo stesso tempo un altro me, identico a quello seduto, gira per lo studio intento a prendersi cura delle piante di casa con un innaffiatore. È una bella metafora e illustra in modo arguto una delle tematiche principali che io e il regista seguimmo per tutto il programma – lo stesso tema, ovviamente, che sto trattando qui oggi, cioè, il tema della duplicità dello scrittore.
Quando faccio letture in pubblico o partecipo a prestigiose manifestazioni come questa, e incontro faccia a faccia alcuni dei miei lettori, mi sembra di cogliere nei loro occhi il sorgere di uno sguardo di leggero disappunto, di insoddisfazione. È come se la persona per la quale erano venuti, nella speranza di incontrarla, non si fosse presentata. È come se il John Banville dinanzi a loro, quello che cerca di fare del suo meglio per essere non solo cortese, ma anche plausibile, non fosse, in qualche modo, il John Banville che pensavano di conoscere dalle pagine dei miei libri. E hanno ragione – non è la stessa persona. Quel John Banville, gli voglio dire, quello che scrive le storie che loro ammirano, esiste solo quando questo John Banville si siede alla mia scrivania ogni mattina e impugna la mia penna, e cessa di esistere quando, giunta la sera, poso la penna.
Che relazione esiste tra questi due, lo scrittore che è visibile davanti a voi adesso e l´altro che se ne sta invisibile accanto a me? Tutti sperimentiamo questo dualismo, o qualcosa di molto simile, quando alla sera ci sdraiamo a letto per dormire. Per un po´ l´occupante si gira e si rigira, mentre con la mente ripercorre gli avvenimenti della giornata, preoccupato per gli errori e i misfatti e celebrando i piccoli trionfi. In breve, comunque, si leva da lui l´ectoplasmico altro, quello sognante, che prende il controllo e parte per uno sfrenato giro di piacere notturno, fatto di sgommate lungo tornanti, immersioni a profondità impossibili, svolazzando anche per aria, a volte, mentre figure bizzarramente familiari lo salutano e si prendono gioco di lui, oppure si gettano sul suo cammino facendo capriole e piangendo. Poi arriva il mattino e il suono stridulo della sveglia; il dormiente si sveglia e la sua vampiresca versione notturna si rintana ancora una volta nella cripta, nell´attesa di un altro crepuscolo.
Quello che sogna, quello che scrive: sono cugini di primo grado se non, in realtà, fratelli gemelli. E ora, sebbene io non sia sicuro chi di noi stia parlando, Banville e io vi porgiamo il nostro evanescente saluto di congedo e diventiamo… invisibili”.

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17 Risposte a “Sparire”

  1. RozenLylac Dice:

    Ma lo scritto è lo specchio dello scrittore.

    Uno scrive quello che è, o almeno, a me pare di trovare un po’ di scrittore in ogni libro che leggo.

    Quindi è logico che si sottolinei del tuo romanzo il background in cui è nato, soprattutto contando che per il contesto italiano è una quasi-novità.

    Mi pare inevitabile e, per quanto possa indispettirti, trovo che sia sacrosanto e giusto.

  2. marian Dice:

    Lo scritto specchio dello scrittore? Ma quando mai!
    Stiamo scherzando, vero? Questa fa il paio con “la musica è sempre espressione di un sentimento”. Ditemi voi Bach – o Glinka! – che sentiimento esprimono…
    Lo scrittore, letteralmente, non esiste, come giustmente scrive Banville e riporta Lara. E quasi un secolo di critica letteraria è oramai concorde su questo punto.
    Insomma, ragazzi, datevi una svegliata. Non è che leggere “genere” vi autorizza a ignorare il Novecento letterario europeo, da Joyce a l’ecole du regard! Smettiamola con questo privilegio dell’ignoranza…
    Scusa pper la tirata, Lara, ma ho “dovuto” difenderti fino a questo punto per difendere insieme l’impostazione di un dibattito culturale serio che tu suggerivi in questo post. ma ho la vaga impressione che nessuno ci capirà… poco male, ci capiamo tra me e te.
    P.S. Comprato Esbat… appena leggo ti do le mie impressioni (e giuro, non me ne importa nulla che tu sia una nerd!)

  3. Lara Manni Dice:

    Rozen, aspetta!!! Una cosa è sottolineare. Una cosa è circoscrivere una storia quasi esclusivamente alla sua provenienza. Ora: è ovvio che per me è stato importantissimo scrivere Esbat in quel modo. Ma, una volta detto questo, mi piacerebbe che si parlasse della storia. Che, almeno nelle mie speranze, non è “solo” una curiosità che viene dal misterioso mondo di Internet. Tutto qui.
    Marian, quello che mi affascina nel testo di Banville è proprio il fatto che lo scrittore sparisce per mandare avanti il suo lavoro. Ma se anche la sparizione dello scrittore diventa un modo per parlare della sua invisibilità e non del testo, aiuto! :)

  4. kanako91 Dice:

    Rozen, non so come tu faccia a trovare “un po’ di scrittore in ogni libro che leggi”. Dato che non lo conosci, come puoi saperlo? Mah.
    Come ha detto Marian, è la stessa cosa della musica che esprime emozioni. Semmai siamo noi che diamo a una determinata melodia un significato, assolutamente personale.
    Allo stesso modo, immaginiamo lo scrittore a seconda di quello che leggiamo (il “doppio” di cui ha parlato Banville), il che non significa che questi sia così. u_ù

    Lara, secondo me in Esbat tutti vedono (e parlano) la fanfiction solo perchè il mondo di internet è ben descritto.
    Sembra quasi che, per scrivere con precisione di qualcosa, si debba averla vissuta in prima persona. In realtà, basta documentarsi, cosa rara di recente.
    La prossima cosa che diranno di te è che sei una wiccan, visto l’altro argomento molto approfondito di Esbat? XD

  5. Rew Dice:

    Mah, magari tireranno fuori che sei anche una pluriomicida, oppure diranno che in realtà non esisti e altre leggende metropolitane. Se io fossi al tuo posto ci riderei sopra, e di gusto. Lasciala parlare la gente, è un dato di fatto che la società di oggi deve sentirsi superiore, è uno stupido modo per difendere se stessi.

    Ah, anche io ho comprato Esbat *_* e sto già facendo una fanart : D

  6. Laurie Dice:

    Questo mi ricorda un passo di Salinger. Holden dice che certi bravi scrittori sono quelli a cui vorresti telefonare. Per me non è mai così. Non mi piace parlare con gli scrittori. La cosa è diversa nel fandom – forse perché si condivide qualcosa in comune, si è dalla stessa parte.
    E’ una cosa triste, ma temo che sia così. (e che non vale se conosci prima lo scrittore, per fortuna :P )
    Per Esbat, quando lo commenterò, cercherò di non cadere nella trappola. Penso, però, che quello che destabilizza molti è nel non rendersi conto che tra le fanfiction ci sono gioielli letterari capaci di rivaleggiare con i romanzi “veri”.

  7. Lara Manni Dice:

    E’ questo, Laurie. La sensazione è questa: “uh, guarda, un romanzo tratto da Internet!” E meno male che è un romanzo fantastico e non realistico, altrimenti qualcuno avrebbe chiesto se c’era sesso e se ero minorenne xD
    Kanako, grazie. Ma se il discorso riguardasse quello che c’è dentro il romanzo, andrebbe benissimo! La mia paura è che ci si fermi, almeno in molti casi, alla provenienza :)
    Rew: VOGLIO LA FANART!

  8. kanako91 Dice:

    Temo che si fermino alla provenienza perchè non l’hanno letto. Spesso mi è capitato di leggere articoli su libri che, palesemente, erano stati appena sfogliati (forse nemmeno quello) dai giornalisti. Triste.

    Piccola curiosità: quali sono le domande cui vorresti rispondere su Esbat, invece delle solite?

  9. Laurie Dice:

    C’è un po’ troppo “sensazionalismo” nella letteratura x°D
    Larù, a leggere Esbat si capisce, però, che c’è della sostanza, a prescindere da dove arriva la storia.

  10. Lara Manni Dice:

    Kanako: be’, per esempio perchè mi è saltato in testa di accostare due personaggi femminili così diversi, o perchè ho scritto un fanta-horror, o perchè nessuno è davvero buono o davvero cattivo, o perchè i personaggi maschili umani non sono dei superfighi. Ecco :)
    Laurie, grazie. Sì, c’è sensazionalismo: ma temo che ci sia, come diceva Kanako, più nell’approccio che nella letteratura stessa.

  11. Lara Manni Dice:

    Ah. Aggiungo. Mi piacerebbe che qualcuno mi chiedesse se ho lavorato sulla lingua. xD Ma trattandosi di genere penso che nessuno lo farà mai, o quasi. xD

  12. kanako91 Dice:

    *annota*
    Bene! Sappi che tra un po’ mi farò sentire in privato (tramite EFP, dato che da lì ho capito come contattarti XD) oltre che per una recensione decente, anche per una piccola intervista per il mio giornalino scolastico. Non sarà chissà cosa, ma almeno ti faccio pubblicità al liceo. XD

    Riguardo la lingua, considerando chiunque pubblichi un grande scrittore, nessun giornalista/intervistatore si sarà posto il problema.
    Peccato che il lettore, quando vede le pagine scorrere velocemente, se ne accorga.

    [OT: Tra i ringraziamenti ho notato quello rivolto a Gamberetta. La (santa) donna inizia a dare i suoi frutti. Ma questa è un'altra faccenda XD]

  13. Lara Manni Dice:

    Kanako, puoi contattarmi direttamente via mail:
    lara.manni@gmail.com :)
    Mi farà molto piacere, davvero! :)
    Il fatto che il problema della lingua non si ponga è vero ed è indicativo: perchè (ne stiamo parlando su aNobii in questo momento) per quanto riguarda la narrativa di genere il lavoro linguistico sembra quasi un optional, e non lo è affatto xDD

  14. RozenLylac Dice:

    Io ho espresso una mia opinione, Marian, come tu hai la tua.

    Non c’e’ bisogno per questo di assumere questi toni sdegnati e tragici, invitare a darsi svegliate o sottointendere ignoranza e via andare, con citazioni su citazioni per avvalorare la propria tesi. Sono idee, ognuno si forma le proprie, sono soggette a cambiamento e, soprattutto, non sono assolute.

    Pur condividendo in parte quello che dici, A MIO PARERE, una traccia dello scrittore/compositore/ect rimane sempre. Per quanto flebile.
    Ovvio che poi, nel caso del libro in questione, sia un filino più marcata ed essendo un libro così particolare, la gente/i bloggers/i giornalisti sottilineino la parte più “gossippara”, diciamo così. Ovviamente, quando si perdere di vista il libro è una cosa riprovevole, con il mio commento volevo solo sottolineare che tutto ciò era prevedibile.

    Certo non mi aspettavo questa levata di scudi. Ci penserò due volte prima di esprimere di nuovo la mia opinione, se men che positiva, in futuro.

  15. Lara Manni Dice:

    Alt alt. Non voglio assolutamente suscitare discussioni. Rozen, hai ragione: era prevedibile e io lo prevedevo, anche. Però pensavo che subito dopo si parlasse d’altro, tutto qui. In effetti, sono un po’ tonta. Pace, ok?

  16. RozenLylac Dice:

    Nessuno problema e mi scuso per il battibecco.

    Credo che forse, quando il fenomeno sarà più radicato, anche all’estero, la cosa susciterà meno clamore. Ma per il momento, in special modo da noi dove moltissimi ignorano cosa sia un fanfiction, beh, mi sa che ti toccherà sorbirti questo “marchio” addosso per un po’.

    Sinceramente? Questo aspetto incuriosisce molto anche me. Ma io amo scavare nel background di chi scrive, mi pare di “capire meglio” il perchè di tali scelte o di comprendere meglio l’opera.

    Se ti consola ho l’impressione che sia raro che uno scrittore venga appagato da ciò che il pubblico gli chiede. Anzi, mi è capitato molte volte di sentire scrittori che si chiedono disperati perchè il pubblico gli propone sempre quella tale domanda e non si interessa ad altri aspetti.

  17. kanako91 Dice:

    Lara, grazie mille! <3 Salvato nella rubrica per riutilizzarlo al momento opportuno XD

    E' davvero triste la trascuratezza dei libri di genere. In questo modo si sfornano solo schifezze. Un accurato lavoro linguistico migliora molto un'opera, per il semplice fatto che la rende leggibile.

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