Con una buona dormita alle spalle, un messaggio via Facebook che mi ha portato l’umore alle stelle e i capelli ancora bagnati, mi sono riletta un articolo che mi ero messa da parte. In questi ultimi tempi, se trovo un intervento sulla scrittura, lo divoro. Ma non perchè mi senta parte di un gruppo o di una setta o di una qualsiasi cosa del genere: sono semplicemente diventata più curiosa delle opinioni degli altri su cosa sia scrivere e su come si fa.
Insomma, mentre mi era piaciuto tantissimo il testo di John Banville di qualche giorno fa, sempre su Repubblica ho trovato e ritagliato un articolo di Antonio Scurati, candidato allo Strega. Nell’articolo Scurati elenca i tre principi della narrativa di oggi. Che sarebbero questi qui:
“Esercitare un´intelligenza delle superfici (divenire superficiali per profondità; atterrirsi, come astronauti in ricognizione lunare, allineando l´occhio alla superficie desolata e scabra dell´immediato). Stabilire un rapporto di vicinato con il proprio qui e ora (non necessariamente di buon vicinato; si tratta, anzi, di una rivalità mimetica, di scendere sul suo terreno, rischiando risposte parzialmente isomorfe; di farsi sotto, come in una bagarre pugilistica, per piazzare il proprio colpo). Sapersi prigionieri di una bolla d´immanenza (e non più quella della concezione postmoderna del linguaggio come prigione di segni ma quella di un tempo senza vie d´uscita)”.
Allora. Per i primi cinque minuti mi sono sentita deficiente, perchè non ho assolutamente capito cosa volesse dire. Questa faccenda di sentirmi stupida mi capita molto spesso, davanti agli interventi degli scrittori sullo scrivere. Scrittori italiani. Io avrò anche la fissa di King, ma quando leggo le sue riflessioni sulla scrittura risuono come una campanella e mi dico “eh sì, è proprio questo”. Con gli italiani non mi succede praticamente mai: o forse sono sfortunata e leggo gli interventi sbagliati.
In questo caso, non capisco e forse neanche concordo: perchè se ho afferrato il concetto, lo scrittore dovrebbe fare finta di allinearsi con il mondo che ci circonda, anzi adottare il suo linguaggio per poi insinuarvi, stilla a stilla, la profondità della propria anima.
E i lettori? E la storia? E poi, ancora: il linguaggio non è forse al servizio di ciò che si racconta? Perchè, leggendo queste cose, ho la sensazione che ne sia invece la prigione?
Sbaglio io?
E perchè mi viene voglia di andare a caccia dell’ultimo numero di Bleach?
Etichette: Antonio Scurati, Bleach, Esbat
giugno 28, 2009 alle 11:47 am |
xD
Temo che in Italia molti scrittori siano schiavi della “torre d’avorio” nella quale (pensano) l’artista debba stare rinchiuso; mentre invece in Ammerega sanno che devono venire a patti con le folle. Essere buoni artigiani della scrittura, ammaliare e incantare il lettore. Sarà per questo che la letteratura di genere fiorisce abbondantemente e ad altissimi livelli dell’altra parte dell’Oceano?
giugno 28, 2009 alle 11:51 am |
L’estratto è coerente in sé, però: lui non vuole comunicare e di fatto è incomprensibile. Un esempio di quando è la forma e non il contenuto di un testo a rivelare il significato. In un certo senso distorto è geniale. Potrebbe aver detto tutto e non aver detto niente. (E io, che nelle ultime quattro ore ho ripassato filosofia – *.* -, penso che non solo non ha detto niente, ma ha usato anche termini sbagliati. E ci vuole.)
Larù, micia bella, non sai che sollievo sapere che c’è ancora gente come te tra gli scrittori italiani.
giugno 28, 2009 alle 12:19 pm |
E sì. E ho paura pure io che in Italia le folle non siano amate, e che l’artigianato faccia storcere molti nasi…:)
giugno 28, 2009 alle 12:35 pm |
A me invece è parso stupido lui.
Parole volutamente oscure fatte apposta per sfruttare la concezione comune
parole difficili=cultura=intelligenza e far esclamare al suo confuso lettore “Guarda com’è intelligente e profondo! Io non ci sarei mai arrivato!”.
Questo rimescolare le carte non l’ho mai associato alle persone intelligenti. Le persone intelligenti sanno spiegarsi.
giugno 28, 2009 alle 5:11 pm |
Lara, la penso anche io come te. E come Spar.
Ho letto on writing e ho pensato, ma che bello, è proprio come immaginavo dovesse essere (per quel poco che già sapevo) e per quello che non sapevo suonava (e suona tuttora) giusto. L’intervento che hai riportato sembra tutto tranne che una considerazione sulla scrittura. Sulla pratica della scrittura, intendo.
E non è solo una cosa degli “autoroni” italiani, all’università ne ho incontrati tanti così.
giugno 28, 2009 alle 5:34 pm |
E questo spiega quello che diceva Laurie all’inizio. Altrove la letteratura di genere sboccia, da noi fa una faticaccia tremenda.
Ps. Aneddoto. Mi hanno raccontato or ora che in una libreria Esbat era vicino a “Mia sorella è una foca monaca”. Alla domanda di un amico il libraio ha risposto: “Ma è letteratura giovanile”. xDDD
giugno 28, 2009 alle 5:55 pm |
Gli scrittori italiani, soprattutto quelli “vecchi”, si chiudono e si sentono superiori. Almeno, questo mi è sempre parso di vedere.
Perchè cerchi l’ultimo numero di Bleach? Perchè quel manga è fantastico XD
Non ti ho potuta ringraziare per la mail, perchè simpaticamente wordpress non mi inviava il commento. Bello e bravo *accarezza il monitor*.
giugno 29, 2009 alle 6:38 am |
Perchè amo Bleach e mi sono persa qualche numero
Figurati!!!!
giugno 29, 2009 alle 3:39 pm |
Si puo’ dire, sul tuo blog, che quello che il Sig. Scurati scrive, mi pare non voglia dire un’emerita sega?
A “la bolla d’immanenza” ho cominciato a ridere.
Poveri insulsi.
giugno 29, 2009 alle 9:28 pm |
Si può dire xD
luglio 2, 2009 alle 6:32 am |
Concordo con voi, cioè riguardo questa mania della maggior parte degli scrittori italiani di mandare messaggi occulti per cui una medium non basterebbe. Ma perchè se mi piacciono le cose semplici e dirette devo essere considerata scema? Dobbiamo per forza parlare e scrivere come se uscendo da certi binari intellettuali potessimo morirne? Forse sono davvero deficiente, comunque a me piace che le cose si dicano in modo chiaro. Adoro Stephen King, specie quello del passato- gli ultimi due libri sono belli ma non mitici- e tra i suoi pregi c’è quello di esporre le cose in modo chiaro arrivando però a sondare l’animo umano con sorprendente profondità-vedi Misery, o It…