Ieri pomeriggio una lettrice che mi aveva chiesto un’intervista per il suo blog mi ha mandato le domande. La prima è “perchè hai ucciso il gatto?”. Non è la prima volta che mi viene chiesto, o addirittura rimproverato o addotto come motivo per lasciar perdere il libro.
Bene, anticipo la risposta che ho dato alla lettrice. Ho ucciso il gatto perchè amo i gatti, non per insensibilità nei confronti dei medesimi o degli animali. E’ come quando King, che nella vita è padre amorevole, fa morire i bambini nei suoi libri. E’ la perdita di quel che amiamo di più a farci soffrire. Quando ho scritto quella scena ho pensato: “se io fossi al posto della Sensei, cosa mi convincerebbe che quella che ho davanti è una creatura reale e spietata? Una morte, benissimo. Ma di chi?”. Ecco tutto.
Ps. Tutto? No. Perchè anche la scelta di chi muore, in una storia, non è affatto slegata dal proprio vissuto. E nessuna delle “mie” vittime, nei tre romanzi, rappresenta qualcuno che detesto: anzi. Il contrario.