Archivio per 24 settembre 2009

Elogio del fandom

settembre 24, 2009

Nei commenti se n’è già parlato un po’: ma soprattutto ne ho parlato parecchio, in privato, con alcune amiche.
Il tema è la caccia al fan writer, o fic writer che dir si voglia: ieri sera, con Eleonora, erano saltate fuori le parodie Disney dei grandi classici. Erano fan fiction? In senso ampio, certo che sì.
Ma, soprattutto, erano fan fiction molti classici propriamente detti. Come scrivevo ieri, fan writer  erano:

Alonso Fernández de Avellaneda (scrisse il seguito del Don Chisciotte)
I benemeriti ignoti che hanno proseguito a raccontare le storie di Omero e del ciclo Arturiano e anche quelli che, nel favoloso Oriente, hanno contribuito a far nascere Le mille e una notte.
I fan di Lewis Carroll
I fan di Jane Austen e Conan Doyle.
E poi Tom Stoppard, con Rosencrantz e Guildestern sono morti, fan fiction fatta e finita (che dovrebbe anche spiegare perchè il mio nickname su Efp sia Rosencrantz).
E tutti gli altri.

Apparentemente, questa riflessione nasce come reazione ad una critica avanzata a Esbat. Non è però la critica che mi ha fatto arrabbiare (quella ci sta tutta), ma la definizione del fandom come – riassumo – luogo dove le ragazzine ormonose sfogano gli ormoni in questione.
Fottitene, mi è stato detto. Lo farei (e lo faccio, per quanto riguarda il tipo), se non stessi assistendo a diversi equivoci sul fan writing, che viene molto, molto spesso, associato solo e unicamente al passatempo adolescenziale.
Alt! Non sto cercando la nobilitazione attraverso la citazione degli antenati nobili: sto dicendo che anche nel caso in cui una fan fiction venga scritta per divertimento personale è, comunque, un testo. Un testo che può anche essere, spesso, sgrammaticato o ingenuo o non particolarmente originale: ma la stessa cosa si può dire di non pochi testi pubblicati su carta, a pagamento e anche no.
Allora, qual è il problema?

La mancanza di originalità, potrebbe sostenere qualcuno. Contesto. E non solo per gli esempi portati qui sopra, e nemmeno per la vecchia solfa “tutto è già stato detto”. Faccio un esempio che viene dal cinema: Matrix. La sceneggiatura di Matrix è la fan fiction di una marea di roba, così come lo è Kill Bill di Tarantino.
D’accordo, quelli sono film.

Però:  molti (buoni) libri di vampiri non si basano forse sul fan writing di Stoker?
Però: i vampiri di Laurell Hamilton non sono debitori verso quelli di Anne Rice? Curiosamente, peraltro, entrambe le autrici sono fortemente avverse al fanwriting.

Non credo dunque  che il problema sia qui, sinceramente.  Sta, allora, in quella che alcuni fanwriter chiamano “la decadenza” del fandom, dove starebbero aumentando le fic giocose e ormonose, meno preoccupate dello stile e molto concentrate sul fan service sessuale?
Potrebbe, ma non concordo neanche in questo caso:  di romanzi fan service ne stanno uscendo a valanga, negli ultimi tempi. E fuori da ogni fandom.

Dunque? Dunque non lo so e mi piacerebbe parlarne. Quel che voglio sottolineare è una cosa che ho scritto come risposta in un’intervista che uscirà in rete. Le fan fiction non sono un mezzo per arrivare alla scrittura “professionale” e non sono lo scalino basso e pure un po’ sporco della scrittura medesima. Non hanno un’utilità, hanno una PRESENZA  chi scrive fan fiction è uno scrittore, pubblica, anche se on line, e viene letto. Ci potranno essere pessime fan fiction e meravigliose fan fiction: ma esistono, sono una realtà e vanno considerate come tali.

Ps. Ho riaperto il blog e questo era evidente. Però con un paletto ben preciso: no flame. Tanto lo sapevate già, giusto?


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