Prima il testo, poi il contesto.
Amici, romani e concittadini: non vengo a dire che il fandom è il luogo migliore del mondo, dove gli uccellini cinguettano e le farfalle svolazzano e le pentole d’oro aspettano tranquille sotto gli arcobaleni.
Non è così.
Nel fandom si litiga. Nel fandom ci sono le piccole e grandi cattiverie: a volte si plagia per dispetto o per pigrizia, altre volte si reagisce inviperiti al commento critico scatenando le amiche contro il recensore, altre volte ancora si fa la battutina velenosa. E così via.
Eppure, si sta bene. Io, almeno, ci sono stata benissimo: forse perchè non mi sono mai preoccupata di schierarmi (lo so, è un mio limite: ribadisco che Veltroni mi fa un baffo), quanto, semmai, di leggere e di scrivere. E di commentare, dando quando potevo suggerimenti oppure esprimendo il piacere che avevo provato dopo una lettura.
Vediamo se riesco a spiegarmi: nel fandom sei uno-a-uno. Sei pari agli altri. Non sei migliore, mai: neanche se la tua storia ha molti commenti. Sei uno dei molti. E questo a me fa bene: perchè non ho mai creduto che lo scrittore abbia uno status superiore al lettore. Anzi, continuo a pensare che lo scrittore sia semplicemente qualcuno che ha una storia da raccontare, e punto.
E che gli sia necessario un confronto: in questo momento, mentre sono alle prese con la Crisi del Secondo Libro (è quella cosa per cui ti rendi perfettamente conto che il Secondo Libro rischia di soffrire di un eccesso, perchè ci metti dentro tutte le corde che puoi toccare, tutti i virtuosismi di cui sei capace. E così lo ammazzi), ho bisogno di confronto come l’aria. E lo sto ottenendo, grazie al cielo.
Il fandom, per finire, ti ricorda che non sei uno strafigo/figa. Sei qualcuno che ha qualcosa da dire, e molto da ascoltare. Per me, è benefico.