Archivio per 12 ottobre 2009

Suicide club

ottobre 12, 2009

Ne avevo sempre sentito parlare, ma non l’avevo ancora visto. E dal momento che ieri ero raffreddatissima e incapace di fare nulla, ho deciso di cercarlo e di guardarlo in streaming. Parlo di Suicide Club, o Suicide Circle, di Sion Sono. E’ un film del 2002, poi anche romanzo e manga. Mi ha lasciato abbastanza sconvolta.
Ma non per il “gore”. Sì, d’accordo, c’è una marea di sangue e pezzi di carne e pelle a tonnellate, ma non è la macelleria a turbarmi. E’…la limpidezza. E, insieme, l’assoluta ambizione della storia. Che è una storia filosofica, soprattutto.
Allora, c’è questa scena iniziale sconvolgente, dove cinquantaquattro ragazzine in uniforme scolastica arrivano sulla banchina per prendere il treno, e ridono e scherzano e la musica è assolutamente lieta, pop, leggera. Poi le ragazzine si prendono per mano, sempre ridendo, mentre la musica resta identica, e non c’è nessun violino sinistro a mettere sull’avviso chi guarda, e contano uno, due, tre e si gettano tutte insieme sui binari. Segue sangue a fiumi e tutto l’armamentario splatter. Che, assicuro, colpisce molto meno rispetto all’incongruenza fra scena e conclusione della stessa.
Il resto è complicato da raccontare.
C’è un’epidemia di suicidi in Giappone. C’è un team di investigatori che indaga in modo caotico. C’è una misteriosa borsa bianca che appare sui luoghi dei suicidi e contiene un rotolone di pelle umana: vari pezzi di pelle cuciti assieme, anzi. C’è una sorta di hacker che si chiama Il pipistrello e contatta la polizia. E continuano ad esserci morti assurde e soprattutto sorridenti: studenti che si gettano allegrissimi dal tetto della scuola, madri che sorridono estatiche mentre si affettano la mano, ragazze che leggono per ingannare l’attesa mentre il forno dove infileranno la testa si sta scaldando.
Però non è questa la cosa che fa paura. La cosa che fa paura, per esempio,  è il dialogo finale fra una ragazza che sta indagando sulla morte del suo ragazzo e una platea di bambini-filosofi.  Sono le grandi questioni sulla vita e sulla morte che vanno a schiantarsi su quella che è apparentemente una trama horror.
E’ un film strano e anche pieno di difetti. Ma non credo che lo dimenticherò facilmente. E credo che chi scrive horror dovrebbe vederlo, e pensarci un po’ su.


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