La banalità della cupola

Quando ero bambina, giocavo con una pallina di gomma, di quelle che rimbalzano in punti diversi della parete. Era un giocattolo da pochi soldi, aveva colori acidi, era viscida al tatto e imprevedibile nella traiettoria. Il divertimento stava proprio nella rottura della prevedibilità: non più palla pallina-la notte si avvicina (variante di stella stellina, adattata per l’occasione), e poi fai la riverenza, batti le mani, guarda in alto, fai un salto, e tutte le acrobazie minime di chi tira la palla in un punto del muro e cerca di complicarsi la vita prima di riprenderla conoscendo già il modo in cui la palla tornerà indietro. La pallina pazza (mi pare si chiamasse così) non tornava mai indietro come ti saresti aspettata. Non eri tu a giocare con lei: era lei che giocava al proprio gioco.

Questo è The Dome.

O meglio, questa è la sensazione che ho avuto leggendo The Dome.

Non esiste un centro, a differenza di tutti i romanzi di Stephen King che ho letto (e sono quasi tutti, direi). A differenza, anche, de L’ombra dello Scorpione: perché in quel caso il centro c’era. Il centro cambiava a seconda della via d’accesso che si sceglieva: la storia d’amore fra Stuart Redman e Francine Goldsmith (che personalmente detestavo). Oppure il piccolo romanzo di formazione del musicista Larry Underwood e quello, speculare e disperato, di Harold. O ancora il terribile destino, ancora una volta a specchio, della giovane Nadine e della vecchia Abigail, entrambe votate ad un Fato indifferente alle loro vite.

In The Dome, il centro non c’è. Nessuno dei personaggi della storia è una via di accesso. Non Dale Barbara, ex militare, ex cuoco e suo malgrado cavaliere del bene. Non Julia, la direttrice del giornale cittadino. Non il trio di preadolescenti in skate. Tutto è circolare, e la pallina rimbalza contro le pareti della cupola invisibile senza indicare una traiettoria precisa.
Una prospettiva, a dire il vero, ci sarebbe: ed è quella del Male. Quella, ovvero, del villain della storia, Big Jim Rennie, venditore di automobili usate, secondo consigliere della città e quindi suo despota impazzito.
Ma non sono sicura neanche di questo. E’ un Male così piccolo, quello scelto da King, un Male domestico. Un male, direbbe Hannah Arendt, banale, perché talmente radicato in ognuno di noi che si rivela come è davvero: privo di grandezza, ordinario, spietato in quanto possibile. Dimenticate Randall Flagg: non c’è fascino nell’orrore che si dipana sotto la Cupola.

Né, secondo me, c’è redenzione: c’è la possibilità di guardare dentro le proprie piccolissime esistenze e di sapere quanto, di quella terribile banalità, siamo partecipi. L’umanità è malata, dice King: neanche l’intervento di un gruppo di  dei bambini serve a invertire la rotta come avveniva in It, ma solo ad andare avanti, almeno per un po’.

The Dome non è un horror. Non nel senso canonico, almeno.
The Dome è il romanzo più terribile che Stephen King abbia scritto. Il più desolato, il più disperato. Il più vero, forse.

Comprendo la perplessità di molti kinghiani. Comprendo quelle di Stefano Romagna e di Gl D’Andrea, che ne hanno scritto in questi giorni. Eppure, penso che sia uno dei romanzi più importanti che sotto “la metafora di King”, sia stato scritto negli ultimi anni.

 

 

 

 

About these ads

Tag: ,

15 Risposte to “La banalità della cupola”

  1. Valberici Says:

    Il più noioso ;)

  2. Stefano Romagna Says:

    Che sia uno dei più disperati sono d’accordo, perché stavolta tutto ruota attorno a un destino crudele che i protagonisti non possono cambiare in alcun modo, mentre in altri romanzi le cose erano ben diverse e più interessanti.
    L’ho trovato spietato in maniera quasi gratuita e con un finale che non mi ha convinto affatto, ma il libro è in sé comunque notevole.

  3. Fabio Says:

    wow, sei abile a insinuare curiosità in chi ti legge… Mi sa che andrò a comprarlo. Io per ora di King ho letto solo ‘Misery’ e devo dire che mi sono subito innamorato del modo in cui scrive. Ammetto però di aver lasciato It dopo 100 pagine, forse mi sono scoraggiato per le dimensioni del libro, anche se il film mi è piaciuto abbastanza. Grazie

  4. demonio pellegrino Says:

    non leggo. Devo ancora leggere il libro: comunque si’, si chiamava la palla pazza che strumpallazza.

  5. Lara Manni Says:

    Ecco come si chiamava.
    Stefano: spietato sì, ma non gratuito. Non è che il mondo in cui viviamo ora non lo sia. Penso che King abbia la capacità di sintetizzare l’atmosfera che ha intorno in modo straordinario. Sintetizzare in oltre mille pagine, va bene, ma dentro c’è praticamente tutto.
    Valberici: be’, io non l’ho trovato noioso. Penso che l’unico libro di King che abbia davvero annoiato (ma è meglio dire deluso) sia stato Il gioco di Gerald…

  6. Lo Stregatto Says:

    Il mondo è spietato e gratuitamente crudele.
    Se il libro lo è, è realistico.

    Il che poi non è detto faccia venire voglia di leggerlo.
    Nuotiamo nella merda tutti già i giorni nella vita reale.

  7. Lara Manni Says:

    Però serve che qualcuno ti faccia vedere dove sei, no? :)

  8. Lo Stregatto Says:

    Potrebbe non piacere.
    Sull’utilità di sapere che siamo inutili in un mondo spietato… se ne potrebbe parlare.

  9. Lara Manni Says:

    Bisogna parlarne. Perchè a quel punto ci si chiederebbe: ma scrivere serve a…?

  10. Khorsheed Says:

    Ciao Lara. Io non ho letto The Dome, ma in un sito che leggo regolarmente ho trovato una recensione che mi è sembrata davvero interessante. Se l’ho potuta apprezzare io, pur senza avere letto il libro, probabilmente a te interesserà ancora di più.
    Ti lascio il link:
    http://mumpsimus.blogspot.com/2009/12/under-dome-by-stephen-king.html

  11. Lara Manni Says:

    Molto, molto interessante. Davvero grazie!

  12. Fabio Says:

    Molto illuminato il tuo commento. Ho finito il libro solo 2 giorni fa e mi manca da impazzire. Nonostante il finale apocalittico e forse sbrigativo, trovo che questo The Dome sia il romanzo più angosciante e appassionante di quelli scritti da King (e li ho letti tutti!). Un vero capolavoro.

  13. The Dome | Bloggo ergo SUM! Says:

    [...] a al giorno in cui non capitai sul sito di Lara Manni. Spudoratamente kinghiana nel midollo. E con lei Stefano Romagna. Due fan fuori di cotenna. Io ero [...]

  14. Paolo1984 Says:

    ma detestavi la storia d’amore tra Stu e Fran o proprio Frannie? A me entrambe non dispiacciono..non c’è una cosa o un personaggio di quel libro che non mi piaccia o a cui non sia affezionato (Flagg e “bad survivors” compresi), a dire il vero.
    L’ho quasi finito the stand, ancora un centinaio di pagine e poi mi sa che inizio 22/11/63

    • Paolo1984 Says:

      SPOILERpoi Nadine è veramente una delle figure più tragiche: razionalmente sa che Flagg è il Male ma decide di seguirlo, si sente “destinata” a lui, ne è fatalmente attratta, e quando dice no è troppo tardi (la scena in cui Flagg la ingravida è tra le più impressionanti). Del resto uno dei temi del romanzo è proprio che la razionalità umana da sola non salva nè può controllare tutto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 87 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: