Credo che sia la cosa più eccitante della scrittura. Puoi? Posso. Posso far tornare a posto tutti i tasselli? Posso rendere credibile l’aragosta gigante sulla spiaggia? Posso cacciare il mio personaggio in una situazione senza uscita e poi salvarlo?
L’ultima è l’opzione che mi piace di più, anche se non ho ancora avuto il coraggio di immaginarne una. Perchè è difficilissima, e a volte la strategia può soffocare il testo.
Mi viene in mente Il gioco di Gerald di King. Protagonista che viene ammanettata al letto dal marito assai bastardo scopo giochino sessuale. Sono soli in casa isolatissima. Lei ha la pessima idea di ribellarsi e di sferrare un calcione al marito: il quale ha un infarto e muore. Le chiavi delle manette non sono raggiungibili. Che fare?
Un bel po’ di cose, come sa chi ha letto il romanzo.
Poi mi viene in mente Intensity di Dean Koontz: anche in quel caso, abbiamo una fanciulla legata a una sedia dal supercattivo, in una casa naturalmente irraggiungibile e per di più circondata da una muta di doberman assassini. Puoi? Può.
In queste ore leggo articoli che osannano a Buried, film che si basa sullo stesso principio: personaggio chiuso in una bara con a disposizione solo un accendino (per altri, una torcia) e un cellulare. E niente colpi di scena epici alla Kill Bill. Naturalmente andrò a vederlo: anche perchè per riuscire non soltanto a risolvere la situazione, ma a tenere desta la tensione e l’attenzione con un’unica location devi essere davvero bravo.
Unità di tempo, luogo, azione: già sentita, vero?
Etichette: Buried, Dean Koontz, Stephen King
gennaio 26, 2010 alle 9:21 am |
Si… si può! Non è facile… ma quando ci riescono (gli altri, non io) il risultato è staordinario
gennaio 26, 2010 alle 9:37 am |
E dev’essere esaltante da scrivere, oltre che da leggere. Prendo appunti.
gennaio 26, 2010 alle 11:50 am |
se non ricordo male tutto Esbat è basato sul “Puoi? Posso.”
E’ palese che è un concetto che ti sta a cuore, e sinceramente pure a noi che leggiamo. D’altronde chi, se non l’Autore, “può”? Non leggerei nemmeno se Lui/Lei non “potesse”.
Non è che puoi, DEVI!
gennaio 26, 2010 alle 11:56 am |
Vero, Esbat non solo è basato su quel concetto ma lo cita esplicitamente
Però qui stavo alzando il tiro:
- unica ambientazione (nel caso di Buried, la bara, nel caso del Gioco di Gerald, un letto)
- unico fine: il personaggio deve liberarsi dall’impiccio in cui è finito
- unico protagonista.
Così, è molto più dura.
gennaio 26, 2010 alle 1:31 pm |
e perché? basta un bel deus ex machina all’ultima pagina, proprio mentre i terribili tarli mannari hanno cominciato a smangiucchiare la carne del protagonista il cui DNA sta già cambiando e la cui umanità sta già inesorabilmente scivolando via, quando… arriva Muhahahahrieln Cullen, antichissimo elfo/vampiro/gnocco (o gnocca a seconda del sesso del protagonista) che con un sol leggiadro soffio dissoda la terra, dissotterra la bara, fa scomparire le zecche e ricostruisce il DNA del Nostro, ma AHIME’ fa un errore!
(ultime due righe)
ahiahiahi quale errore avrà commesso l’impareggiabile elfo/vampiro/gnocco che però in virtù di questo errore è pure tanto umano, ma quanto ci piace? Semplice, e terribile: per sbaglio, ha reso immortalmente gnocco/a anche il protagonista, le cui orecchie sono per un deprecabile errore diventate a punta.
E tutto finisce col commento del Nostro che nell’ultima parola si esprime sulla disavventura:
“Macchissenefrega!”.
gennaio 26, 2010 alle 1:50 pm |
ma anche tu quindi NON schifi il gioco di Gerald? No, perche’ a sentire tutti pare sia un troiaio allucinante. E invece a me piacque. Lo lessi molti anni fa, ma mi piacque. Quando arriva il cane…quando si libera…
gennaio 26, 2010 alle 2:10 pm |
E no che non lo schifo! E’…diverso dal solito King. O meglio, è un King che affiora a volte (avviene anche in un racconto de Al crepuscolo) e che gioca più sull’intelligenza che su altre corde.
Però le corde emergono ugualmente. Il cane, appunto. Il bicchiere d’acqua. La faccia. E chi lo dimentica?
E poi, il legame con Dolores Claiborne…
Ema:
gennaio 26, 2010 alle 2:24 pm |
Io amo quasi tutto quello che ha scritto King (a parte la produzione compresa tra L’acchiappasogni e La storia di Lisey). Il Gioco di Gerald e’ un libro geniale.
gennaio 26, 2010 alle 2:29 pm |
Sai che l’acchiappasogni è uno dei pochissimi libri di King che mi ha lasciata tiepida? Non so esattamente perchè: è come se avesse voluto indossare la pella del vecchio se stesso senza esserlo più…
gennaio 26, 2010 alle 2:34 pm |
l’acchiappasogni va preso per quello che è, a mio avviso: un divertissement di sottogenere (fantahorror/invasione aliena/virus, anzi BYRUS
). Ho letto una marea di commenti negativi della serie “ah, King è un bastardo, ci vuole prendere in giro”. Ma nooo… si è cimentato, ha buttato dentro palesemente tutti i cliché che gli sono venuti in mente (CITANDOLI espressamente cavolo! ripley, apocalypse now e chi più ne ha più ne metta) e ha ben mescolato, mettendoci dentro l’amore per le compagnie di bimbi cresciuti e i poteri mentali. Un-duè-trè ed ecco l’Acchiappasogni. Letto, goduto, archiviato. Se piace il genere.
gennaio 26, 2010 alle 2:45 pm |
Non so: altre volte King ha preso un canone e l’ha rivoltato come un calzino. Lo ha fatto con Le notti di Salem, con L’ombra dello Scorpione, con Shining…stavolta ho intuito lo sforzo più che il divertimento, come se fosse sotto il pelo dell’acqua e cercasse di tirare su la testa.
Presa in giro no, mai: penso che King abbia un enorme rispetto per i suoi lettori.
gennaio 26, 2010 alle 2:47 pm |
dopo on writing ne sono convintissimo anche io.
gennaio 26, 2010 alle 2:55 pm |
Infatti, mi piacerebbe sapere come giudica a posteriori l’Acchiappasogni…So che è stato tiepido con il duo Desperation/Vendicatori, per esempio, che a me non è dispiaciuto affatto.
gennaio 26, 2010 alle 5:30 pm |
Mi piacerebbe saper sfondare il legno della bara a colpi di pugni… Comunque non ho nemici così sadici
gennaio 27, 2010 alle 9:17 am |
Immaginateli. La regola del “puoi?” è fatta appositamente.