Discorsetto sulla cattiveria. Anzi, sulla presunta cattiveria dei personaggi femminili: i miei.
Dopo due romanzi (Sopdet e Tanit) in cui avevo lavorato sull’ambiguità più che sul lato oscuro di un’eroina, con Lavinia torno ai tempi della Sensei. In modo molto diverso, però: perchè la Sensei è, tutto sommato, impigliata in un meccanismo molto più grande del suo cedimento sentimentale ed esistenziale. E’ un’assassina, certo: ma è anche una vittima.
Lavinia sceglie. Lavinia è una donna ferita, e non accetta di esserlo: non accetta, cioé, di essere stata usata, ingannata, abbandonata con noncuranza. Non accetta l’indifferenza con cui viene trattata. Non accetta di essere solo un tassello di un gioco: vuole giocare in prima persona, e a modo suo.
Quello che per ora è quasi un abstract per Il gioco dell’Oca (quanto amo questo progetto!) e che diventerà un romanzo con il titolo provvisorio “Il gioco di Lavinia”, nasce da questo concetto: e nasce anche da una considerazione reale. E’ così facile calpestare le persone, ultimamente: non solo in ambito sentimentale. E’ come se gli esseri umani fossero davvero avatar su cui è sufficiente cliccare un “termina gioco” per liberarsi di loro, qualora ci intralcino il cammino. La risata oscena degli imprenditori corrotti a poche ore dal terremoto dell’Aquila ne è solo una delle testimonianze.
Lavinia è come V: è, per usare le parole finali di Evey, “Edmond Dantés. Ed era mio padre e mia madre, mio fratello, un mio amico, era lei, ero io, era tutti noi“.
Non è, non sarà, una vendicatrice sociale dichiarata: vuole solo affermare il diritto di esserci e di essere riconosciuta come persona, e non come un insignificante elemento di cui si può ridere perchè “tanto tutto è un gioco”.
L’idea che i giochi possano diventare tremendi è quella su cui sto lavorando (per ora, per piccolissimi passi: in primavera comincio la stesura vera e propria).
E, sì, c’è spazio per la pietà in tutto questo. Forse non per il perdono: ma per la comprensione, e forse per un tipo di amore diverso da quello fondato sull’egoismo, sul narcisismo, sulla superficialità. Redenzione, ecco.
(Lo dicevo io che leggere The Dome poteva avere effetti collaterali)
Etichette: Esbat, Gioco dell'Oca, Sopdet, Tanit
febbraio 23, 2010 alle 9:27 am |
Dopo questo post te lo posso dire: TI STIMO TROPPO!
Non vedo l’ora di leggere “Il gioco di Lavinia”.
febbraio 23, 2010 alle 9:28 am |
Ottimi effetti collaterali, Lara.
febbraio 23, 2010 alle 9:31 am |
Ma GRAZIE!!!
febbraio 23, 2010 alle 9:33 am |
Anche io non vedo l’ora di poter leggere ‘Il gioco di Lavinia’.
Ma, scusa se vado OT, per Sopdet non si sa ancora se è prevista la pubblicazione?
febbraio 23, 2010 alle 9:38 am |
Su Sopdet spero di dare notizie molto a breve. E anche su Tanit.
Stay tuned.
febbraio 23, 2010 alle 9:49 am |
Ma questo progetto comunque sembra amabile!
febbraio 23, 2010 alle 9:49 am |
Amabile?
febbraio 23, 2010 alle 10:09 am |
Sì, amabile u_u Si può amare ogni tipo di cosa, infondo, c’è chi ama fare a pezzi la gente…XDD (un po’ li capisco)
febbraio 23, 2010 alle 10:27 am |
Anche io posso capire.
febbraio 23, 2010 alle 10:54 am |
Zio Steve! L’ho finito stanotte (oddio forse dovrei dire stamattina, vista l’ora…
)
Credo che non lo farò mai più (star sveglia per finire un libro quando mi mancano ancora quattrocento pagine, intendo)
E ovviamente mi interessa molto il discorso di Lavinia.
febbraio 23, 2010 alle 12:56 pm |
Che fiorisca, Larù!
febbraio 23, 2010 alle 1:13 pm |
ma Lavinia è un’amica di Gerald?
Come titolo mi ricorda troppo quello dell’amico tuo Stevie, pensaci
febbraio 23, 2010 alle 1:14 pm |
Infatti è un titolo provvisorio. Però mi piace.
E, no, uno come Gerald lo infilerebbe nel tritarifiuti. 
Mele: che fiorisca. Grazie!
Vale, il mio sogno è di scrivere un giorno un libro che costringa a fare l’alba
febbraio 23, 2010 alle 1:47 pm |
Il tuo post mi ha fatto venire in mente cose che mi piacciono da morire:
)
1) Il gioco di Gerald (solo per il titolo
2) Beatrix Kiddo
3) Che devo scrivere la terza carta del gioco
4) Che non vedo l’ora di leggere Sopdet
5) Che rileggerei volentieri the Dome, per essere sicuro di non aver perso niente
Comunque ti faccio sapere com’è il libro Rules of Writing, non ti preoccupare… Dovrebbe arrivare il 5 marzo
febbraio 23, 2010 alle 2:34 pm |
*___* grandiosa
febbraio 23, 2010 alle 4:10 pm |
“E’ come se gli esseri umani fossero davvero avatar su cui è sufficiente cliccare un “termina gioco” per liberarsi di loro, qualora ci intralcino il cammino.”
Eh si!… E aggiungo: non solo qualora ci intralcino il cammino; semplicemente ogni volta che noi nativi narcisisti (altroché i “nativi digitali” che la bella stampa di tendenza ci molce che siamo!…) volgiamo lo sguardo verso un altro frivolo oggetto.
Hai argomenti Lara. Brava.
febbraio 23, 2010 alle 5:25 pm |
Okay, questo e’ un blog su Stephen The King.
febbraio 23, 2010 alle 6:26 pm |
Bellissima idea ricominciare, come tua lettrice sono contenta che hai afferrato un’idea e la porterai avanti!
Da quel che ho letto sull’Oca, mi incuriosisce molto il background del tuo personaggio.
febbraio 23, 2010 alle 8:04 pm |
Laurie, il background è…complicato. E naturalmente sull’Oca se ne capirà molto poco per forza di cose. Ma la gioia di ricominciare c’è tutta. A pensarci bene, non scrivo una storia lunga da maggio dello scorso anno: da allora, solo i quattro famigerati racconti. E ho una gran voglia di respiro.
Marco, anche.
Ophar: spero!!!
Alessandro Forlani: molto gentile e molto acuto. E’ verissimo: ci sentiamo legittimati a schiacciare fra indice e pollice quello che non ci serve/attira più. Sam è così: ma Sam non è “il cattivo”. E’ uno fra i molti, in effetti.
febbraio 23, 2010 alle 8:21 pm |
Ma i quattro famigerati racconti… mi sono persa dove/quando sono usciti/usciranno °_°
febbraio 24, 2010 alle 9:37 am |
Dunque! Uno, il più breve, uscirà a marzo in un’antologia allegata a un gioco lovecraftiano. Un altro dovrebbe uscire in autunno. Del terzo dovrei sapere qualcosa a giorni (ulteriore antologia), il quarto – che mi è stato chiesto a dicembre – è in valutazione da parte del curatore.
febbraio 24, 2010 alle 7:58 pm |
Ti sei data da fare! Il gioco lovecraftiano è mica Call of Cthulhu? Conosco qualcuno a cui potrebbe interessare!
febbraio 25, 2010 alle 9:04 am |
E’ un gioco nuovo, da quel che so! Ma fra poco, credo, se ne saprà di più!