C’è una cosa che da una parte mi diverte, da una parte mi fa piacere. Noto che molte autrici che fino a qualche mese fa erano “le più rappresentative del thriller italiano”, ora sono diventate “le più rappresentative della nuova scena gotica italiana”.
I motivi del divertimento sono trascurabili. Quanto al piacere: trovo una gran bella cosa che il termine “gotico italiano” si diffonda. Mi ci riconosco molto, forse perchè la definizione è più corretta di “horror” o di “fantasy” e horror-urban-fantasy è un po’ troppo lunga, e il termine “narrativa fantastica”, il più amato, viene considerato troppo generico.
Dunque, cari amici del goth club, ci stiamo ampliando: ottimo segnale, direi.
Etichette: Gotico italiano
febbraio 24, 2010 alle 9:45 am |
E’ solo marketing, Larù.
Se il termine “tira”, un sacco di gente ci si attaccherà perchè è la moda del momento, anche se il genere non lo ama e non lo pratica.
Se anche un solo romanzo “gotico” farà il botto, già vedo scaffali pieni di libri “gotici” scadenti.
E dopo il boom, lo “sboom”, e un altro trend che impazzerà.
In teoria il tempo fa giustizia e i libri che meritano “resteranno” nonostante il boom…
…ora devo giusto finire quel romanzo con gli angeli che vanno tanto di moda, lo ha detto anche la Rice…
febbraio 24, 2010 alle 10:17 am |
Sì, vero. Però il marketing parte da qualcosa che evidentemente esiste. E la certificazione di esistenza in vita del gotico, a mio parere, è cosa positiva. Poi, è verissimo quel che tu dici. Ma è altrettanto vero che se da questo nasce la possibilità di scrivere un tipo di romanzo che in Italia non è stato mai molto considerato, ben venga.
febbraio 24, 2010 alle 10:21 am |
You got a point, sis.
febbraio 24, 2010 alle 10:32 am |
Per i miei romanzi e racconti mi sono dovuto addirittura inventare un genere: “baroquepunk”. E giornalisti e recensori hanno subito, e seriamente, mutuato e citato il termine. Per quanto marketing, una definizione aiuta a visualizzare e afferrare il concetto. Poi, credo, non esiste autore che riesca a restare sempre e puntualmente entro i limiti di denominazione e di “genere”.
febbraio 24, 2010 alle 10:33 am |
Tempo fa ho letto l’introduzione a un raccolta di racconti gotici inglesi che spiegava come in quella lingua la parola gotico significasse (in origine): barbaro, passionale, sanguigno, sregolato, senza misura, e soprattutto “non-inglese”.
In questa accezione ‘gotico’ avrebbe veramente senso solo in Inghilterra. Sarebbe Gothic solo ciò che rappresenta una poetica dell’eccesso in un mondo di ‘understatement’.
Il paradosso è che l’Italia è diventata da anni letterariamente un mondo di understatement. Parlo di quello che comunemente si chiama ‘minimalismo’: il quale dovrebbe essere: con il minimo (sforzo) ottengo il massimo (dell’effetto, sul lettore). E invece è tristemente diventato: con il minimo ottengo il minimo (e di questo minimo mi devo accontentare).
La letteratura gotica è una letteratura dell’eccesso. Eccesso prima di tutto immaginativo (immagini del Subilme) in secondo luogo di intreccio e in terzo di stile. I romanzi gotici della prima wave (ce ne sono quattro solo nell’ 800) hanno infatti trame ingarbugliatissime, un linguaggio sontuoso e sensuale, e personaggi grotteschi al limite del ridicolo.
Sinceramente non mi sembra di aver visto assolutamente nulla di simile in Italia o altrove ultimi anni. Si lo so: “Gothic” è una tag che vuol dire: parla di mostri; magari mostri ‘passionali’. E già è tanto. Ma la sola idea che si possa chiamare ‘gotico’ Twilight mi far star male. Anche Chiara Palazzolo per intenderci. Quello non è gotico: perchè l’eccesso resta solo in superficie, quando non sia assente del tutto.
Quindi: brindo ai venti oscuri, alle passioni senza pace, ai labirinti dello stile e dell’intreccio, alle ombre di personaggi insani di genio, e a tutte le dolci e perverse promesse di ciò che ha misura nel non aver misura.
Ma se Gotico deve essere, che lo sia davvero.
P.S.
Anne Rice, decenni fa, ci si avvicinava.
febbraio 24, 2010 alle 11:07 am |
Sai che non sono d’accordo? Sì che lo sai, Melmoth.
Parliamo, anzitutto, di un gotico contemporaneo, che non può non diversificare anche il concetto di eccesso. Eccesso immaginativo, esatto: per me, la dimensione gotica si raggiunge nel momento in cui i piani si confondono. Quello reale, tangibile, persino quotidiano, e quello “sregolato” e barbaro (nel senso di alieno, di Altro, di non compatibile). Nel momento in cui i due piani sfumano e si incontrano, ovunque essi siano, arriva l’oscurità. Per tutti e due. E la misura viene meno.
E a mio parere Chiara Palazzolo è totalmente gotica: per questo esatto motivo. Perchè il mondo alieno dei sopramorti impatta con quello dei vivi. Ed entrambi ne vengono sconvolti.
febbraio 24, 2010 alle 11:42 am |
E chi ha detto che dobbiamo essere d’accordo
Direi che il territorio di Eris è come minimo più diventente…
Condivido l’incontro dei due mondi inconciliabili: quello è gotico. Infatti parlavo di superficie per la Palazzolo, proprio mi manca proprio quello che del gotico mi piace di piu: uno stile prosastico di eccessi, e un intreccio labrintino di incontri,, una trama fitta in cui perdersi.
(Ma ammetto che sono prevenuto: lo stile di quella scrittrice lo trovo assolutamente indigeribile: la regina della paratassi).
Insomma dissento soprattutto su questo: non basta il “contenuto” gotico, lo deve essere anche la forma (labirinti, labirinti e ancora labirinti).
Melmoth l’errabundo (conosci? il romanzo dico…)
febbraio 24, 2010 alle 11:51 am |
Veramente la definizione di realtà inconciliabili afferisce a quella di fantastico, e non di gotico.
Poi, se si dice “io lo intendo così”, va bene, ma appunto…storicamente quella definizione definisce altro (scusate il pasticcio).
febbraio 24, 2010 alle 11:52 am |
Dunque, per restare nel territorio di Eris, io la trovo invece la migliore. Proprio perchè il suo linguaggio è un linguaggio curatissimo, pieno di deviazioni e sperimentazioni: io mi sono innamorata del suo stile per poi entrare nella sua storia.
Ma qui restiamo su posizioni diversissime, e chiudiamola.
Invece: contenuto e forma. Su questo non sono convintissima: non per quanto riguarda il gotico contemporaneo. Perchè uno stile secco MA con immagini, per usare un tuo aggettivo, sontuose, a mio parere può restituire meglio atmosfere, personaggi e tenebre.
(Charles Maturin, giusto? In whish list…)
Adriano: sì e no. Il primo gotico parte dell’ambientazione, ma procedendo si occupa proprio del rapporto umano/sovrannaturale. Il gotico parla di inquietudine. Il gotico è inquietudine, più che terrore. Per questo mi sembra corretto parlare di alcuni romanzi definendoli neo gotici o gotici contemporanei, e differenziarli dall’horror e dal filone fantasy.
febbraio 24, 2010 alle 12:06 pm |
Capisco, ma se una certa definizione è stata storicamente accostata a un termine, mi sembra come minimo poco funzionale cambiare il termine a cui quella definizione è stata storicamente applicata (appunto).
Preferirei capire da dove nasce il termine neo-gotico o gotico. Se è solo un sottogenere di fantastico con predilezione per tematiche dark (anche questo è un termine iper-generico), è un conto. Altrimenti resto della mia idea: come definizione di gotico è come minimo arbitraria.
febbraio 24, 2010 alle 12:31 pm |
Tu non puoi volere davvero che io ti faccia la storia del romanzo gotico da Walpole a oggi vero?
Ti dico solo che “storicamente”, visto che tieni alla precisazione, i due prosecutori del gotico sono stati Mary Shelley e Poe. E qui, forse, gli accostamenti diventano più chiari. E tutt’altro che arbitrari, mi sembra.
febbraio 24, 2010 alle 12:42 pm |
Lara, tesoro, corro in tuo soccorso!
Scusate, ma non capisco che sta succedendo con questo post. Lara ha semplicemente detto che finalmente la narrativa gotica ha diritto di cittadinanza anche in Italia! E ne è felice, giustamente. Tutto qui.
Dio mio, possibile che dobbiate equivocare e litigare anche su un semplice annuncio che dovrebbe farci tutti contenti visto che leggiamo e scriviamo di gotico dal mattino alla sera?
Detto questo, è proprio una bella notizia, Lara.
febbraio 24, 2010 alle 1:01 pm |
Parole sante!
febbraio 24, 2010 alle 1:08 pm |
a me piace molto il gotico rurale di Baldini, ma da come si sta evolvendo la discussione, posso dire che probabilmente il romanzo gotico più eccessivo, grottesco e strabordante scritto in italia negli uttimi anni (ma forse anche prima) è Storia di neve di Corona. Peccato sia stato presentato al pubblico sbagliato.
febbraio 24, 2010 alle 1:12 pm |
:A, in effetti la definzione dell’inconciliabilità dei due mondi richiama quella di Todorov del fantastico come rottura… il punto però non è con quanto acribia sia esplorato storicamente un termine ma in che modo possiamo usarlo oggi (va da sè che dobbiamo chiarirci su come si utilizzava prima). Gptico veniva usato per dire ‘barbaro’: mi sembrava un buon punto di partenza e l’idea
Chiara: da parte mia non c’è nessun attacco nè tentativo di far polemica: ridiscutere i termini di un genere non mi sembra affatto un esercizio a vuoto, anche a sopratutto quando non si è d’accordo. Su quello che infatti il gotico E’ STATO credo siamo tutti concordi; un po meno sul suo futuro. Per quanto mi riguarda ho solo espresso la speranza che il futuro di questo genere non stia SOLO nel “conflitto tra mondi inconciliabili”ma anche nell’utilizzo di una struttura labirintica e -perchè no- di una lingua ‘barbara’, sensuale e disturbante. Dell’ultimo -a mio parere- ho visto poco, soprattutto in Italia.
Ossequi.
febbraio 24, 2010 alle 1:15 pm |
Lara: sì, ho presente l’uno e l’altro, e resto non convinto (“Condizione necessaria, ma non sufficiente”, direi).
Non pretendendo però di convincere te, la pianto qui.
p.s. Chiara, stiamo discutendo civilmente pur non avendo la medesima opinione, nessun litigio.
febbraio 24, 2010 alle 1:18 pm |
“Va da sè che dobbiamo chiarirci su come si utilizzava prima”.
Sì, intendevo quello, ma mi spiego malissimo.
Scusa, Melmoth, ma il tuo riferimento al gotico moderno è a qualche autore specifico? Mi sembra che tu faccia riferimento a Mervyn Peake quando parli di struttura labirintica, meno quando ragioni sul linguaggio.
febbraio 24, 2010 alle 1:18 pm |
Manca una riga al primo capoverso: ” un buon punto di partenza, e l’idea che ci sia contrasto tra ‘civilized’ e “uncivilized” viene appunto da quello”.
febbraio 24, 2010 alle 1:21 pm |
Putroppo sto rileggendo Peake proprio in questi mesi e al momento penso SOLO a lui, un mio limite lo ammetto. E sul suo uso della lingua direi che se non è gotico lui alliora non so cosa è il gotico.
febbraio 24, 2010 alle 1:30 pm |
Melmoth:
OK, sul linguaggio se ne può parlare.
Sul resto, che Peake sia il grande maestro dimenticato del fantastico del ’900 mi sono già annoiato da solo a ripeterlo.
Lara: mi stava venendo in mente che il collegamento “romanzo gotico come radice profonda del fantastico” l’avevo già letto altrove…infatti lo dice Rosemary Jackson in “Fantasy: the literature of subversion”, in cui identifica il fantastico non come genere, ma come “modo”…forse era questa la premessa su cui non mi trovavo.
Se a qualcuno interessasse, metto il link all’anteprima su Google Books del libro della Jackson:
http://books.google.it/books?id=S9AOAAAAQAAJ&printsec=frontcover&dq=literature+of+subversion+jackson&source=bl&ots=1X30M0Iwpj&sig=lOUpZNvKVVtQ4ySFk627deYyQes&hl=it&ei=VieFS_WqDZDc_Qb39tjIAg&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=2&ved=0CBIQ6AEwAQ
febbraio 24, 2010 alle 1:36 pm |
Ah : A… ci ho fatto la mia tesi con quel libro…
febbraio 24, 2010 alle 1:37 pm |
Buongustaio.
febbraio 24, 2010 alle 1:56 pm |
Interessante come discussione, anche perché é un argomento che mi sta molto a cuore (ho fatto la tesi triennale su Ann Radcliffe e il suo “I misteri di Udolpho”).
Io credo che si possa e non sia del tutto fuori luogo parlare di gotico moderno, e che sia una cosa decisamente positiva che se ne parli anche in riferimento ad autori italiani, ma allo stesso tempo credo che il gotico non se ne sia mai andato del tutto. Anche in Italia. C’é stata la Scapigliatura, e il Realismo magico che potrebbero essere accostati facilmente al genere gotico, e che anzi, hanno avuto un’originalità tutta loro nel reinterpretarlo. Sono d’accordo sul senso del gotico come inquietudine. E anche sul suo essere tortuoso e labirintico. In quanto al gotico come eccesso, io parlerei di eccesso di sentimenti. Sono le sensazioni che i protagonisti dei romanzi gotici trasmettono al lettore ad essere eccessive, e non necessariamente le situazioni in sé. A volte tutto accade nella mente dei personaggi, che leggono l’esterno in funzione della loro interiorità.
Comunque, il fatto che si parli di gotico italiano, piuttosto che di thriller o horror, appare un segnale positivo, perché il genere si sta definendo. Si è compreso che si tratta di qualcosa di diverso, e che può promettere sviluppi interessanti
febbraio 24, 2010 alle 2:41 pm |
posso fare un intervento molto terra-terra e dire che quando sento “gotico” io penso a rumori di catene nella stanza del castello dove sono ospite, dopo l’ultimo rintocco della mezzanotte? ^_^
E anche ad uno splendido e terribile racconto di Bram Stoker dal titolo “La casa del giudice”. O a barilotti di amontillado, o a rats in the wall, o a pendoli che penzolano. O a vampiri che vampirano (meglio se in solitaria).
Insomma lo associo ad atmosfere un po’ retrò che fatico ad accostare all’horror contemporaneo: problema mio, sia chiaro.
febbraio 24, 2010 alle 6:29 pm |
Uh, quanti commenti!
Capisco la posizione Ema: proprio perchè il gotico viene associato all’epoca in cui è nato. Ma è anche, direbbe il Maestro, andato avanti: e molto rapidamente dopo le primissime espressioni legate ad una precisa atmosfera e architettura, anche.
Narelen: applausi. Era precisamente quello che intendevo. Eccesso di sentimenti e personaggi che “partono” dall’interiore. E’ questo che mi fa sentire vicina la definizione di neogotico, non una guglia o un pipistrello
Melmoth: d’accordissimo. Del resto anche l’horror può essere un “modo” (King lo interpreta così). Ma non solo lui. Lansdale, per esempio.
febbraio 25, 2010 alle 12:56 pm |
Non ho letto tutti i commenti, poi rimedierò.
)
Però volevo dire: s’, va bene il discorso del marketing, ma a me questa definizione, oltre che piacere, mi sta parecchio utile.
Perché quando mi chiedono “cosa stai scrivendo?” so di poter dire tranquillamente “romanzo gotico”. Che è di genere, visti gli elementi fantastici che ci sono, ma horror non mi pare proprio… (poi non so, se mai riuscirò a pubblicarlo vedrò i librai dove lo mettono… magari nello scaffale per i ragazzi