Ecco cos’era. Chiacchierando ieri sul racconto di fantasmi, un carissimo amico mi ha dato l’elemento chiave (che fin qui mancava): atmosfera. E mi ha fatto un nome: Edith Wharton e la sua abilità nel creare una narrazione sospesa, mai netta, che è la cosa che aggancia maggiormente il lettore. Dunque, ci sto lavorando di buona lena.
Nel frattempo, apprendo dal giornale di oggi cosa significa sognare ciclicamente gli esami di maturità, come mi accade spessissimo: “mancanza di fiducia in se stessi, calo dell’autostima”.
Mi sento meglio.
Etichette: Edith Wharton
marzo 24, 2010 alle 9:20 am |
Creepy Mood: Shirley Jackson. ANYTHING by Shirley Jackson.
And Angela Carter, of course.
marzo 24, 2010 alle 9:22 am |
Ah, Shirley. Amo quella donna. E amo anche la Carter. Sai chi mi manca? Sarah Waters, L’ospite. Me ne dicono – TUTTI – meraviglie. Devo procurarmelo a tutti i costi.
marzo 24, 2010 alle 7:46 pm |
Io sogno spesso le interrogazioni di matematica, invece…mi sa che hanno lo stesso significato
Pensavo proprio stamattina alla Carter e ad una sua opera che ho trovato davvero particolare, “Love”. Quel romanzo ha un’atmosfera che non mi è più capitato di ritrovare altrove. Nel bene e nel male, perché è piuttosto “disturbante” e malinconico allo stesso tempo. A volte di un’opera resta addirittura più impressa l’atmosfera che la trama…e trovo che quando questo accade uno scritto sia perfettamente riuscito, perché ti ha fatto dare una vera e propria sbirciata in un altro mondo.