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	<title>Commenti a: La parola a Balzac (via Calvino)</title>
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	<description>Le prugne glorificano!</description>
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		<title>Di: Ema</title>
		<link>http://laramanni.wordpress.com/2010/04/21/la-parola-a-balzac-via-calvino/#comment-8248</link>
		<dc:creator><![CDATA[Ema]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 09:32:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bellissime riflessioni. Da cogitare un po&#039;.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissime riflessioni. Da cogitare un po&#8217;.</p>
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		<title>Di: Lara Manni</title>
		<link>http://laramanni.wordpress.com/2010/04/21/la-parola-a-balzac-via-calvino/#comment-8229</link>
		<dc:creator><![CDATA[Lara Manni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 09:34:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Concordo Melmoth, eccome.
Per questo insisto da giorni sul punto. Il rischio è che si finga di aggrapparsi al fantastico per portarlo nei gorghi del paleorealismo.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo Melmoth, eccome.<br />
Per questo insisto da giorni sul punto. Il rischio è che si finga di aggrapparsi al fantastico per portarlo nei gorghi del paleorealismo.</p>
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		<title>Di: Melmoth</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Melmoth]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 09:27:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rispondere a questo post è come digerire un diplodoco obeso.
Ci arriverò per gradi.

Per ora dirò questo. Balzac era uno scrittore. Per lui scrivere era un modo per capire il mondo, affascinandosi, e affascinando gli altri. 
Ha provato con il fantastico, e c&#039;è riuscito fino a un certo punto. 
Poi ha provato con altro.

Faccio un altro esempio, un esempio nostro. Zavattini, il padre del &quot;neorealismo&quot;. Quanti sanno che Zavattini scriveva racconti e romanzi fantastici, prima di approdare alla scrittura per il cinema? &quot;Miracolo a Milano&quot; non è una &#039;mattata&#039; dello ZAZA nazionale: è un ritorno al suo vecchio modo di raccontare. In mezzo c&#039;era stata la guerra: e c&#039;era l&#039;urgenza di raccontare altro, e di raccontarlo in modo nuovo, fuori dai teatri, fuori dagli stessi schemi narrativi.

Così Zavattini cambia; cambia soggetti e cambia modi narrativi. Capisce che la scrittura per essere cinematografica deve guardare al romanzo picaresco, all&#039;accumuluo &quot;apparentemente casuale&quot; di eventi. Quindi: diventa &#039;realista&#039; (ma di un realismo che nessuno pratica più dalle nostre parti).

Sconfessando la fiaba, il sogno, il mito? No. Tanto è vero che ci da quella meraviglia che è Miracolo a Milano. Tanto è vero che tra gli sceneggiatori &#039;neorealisti&#039; suoi colleghi c&#039;era Fellini. 

Forse è per questo che auspico (dentro di me) un NeoFantastico Italiano.
Perchè gli impianti narrativi realisti sono logori, stracchi, marci; soprattutto al cinema, ma anche in letteratura. Che è la ragione personale della mia tristezza quando leggo del &quot;trionfale ritorno del neorealismo in letteratura&quot;; come se questi ci avesse mai lasciati, come se il &#039;realismo&#039; non fosse diventato un ospite pigoro e indiscreto, rimasto troppo a lungo, ometto supponente, falso, obeso di applausi stanchi, formula per tutte le stagioni.

Penso a Zavattini perchè penso alle generazioni che cercano nuove strade. Non sono sicuro di condividere il punto di vista dei Wu Ming. Ma almeno sento in loro una voce che non parla di Neo-Neo-Neo Realismo come l&#039;immensa novità del (nuovo) secolo.

Però che sia chiaro questo: le strade nuove le cercano, e le vedono, gli scrittori, non i critici. I quali di solito guardano solo all&#039;esistente. Gli scrittori guardano a ciò che ancora non esiste, e lo fanno esistere con la sola forza della loro immaginazione. Aveva ragione Wilde: lo scrittore deve educare il critico.

 Ben venga dunque il realismo, se è rottura, se è ricerca, come in Balzac. Ma il suo status quo era la letteratura romantica, e gotica. Il NOSTRO status quo, qui Italia, adesso, anno 2010, è proprio il neo-neo-neo(in realtà &#039;paleo&#039;)realismo. Che DEVE essere distrutto, fatto a pezzi, ingerito, digerito, cagato, letamizzato: per fiorire in qualcosa d&#039;altro.

Fino ad allora, a bien tutti.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondere a questo post è come digerire un diplodoco obeso.<br />
Ci arriverò per gradi.</p>
<p>Per ora dirò questo. Balzac era uno scrittore. Per lui scrivere era un modo per capire il mondo, affascinandosi, e affascinando gli altri.<br />
Ha provato con il fantastico, e c&#8217;è riuscito fino a un certo punto.<br />
Poi ha provato con altro.</p>
<p>Faccio un altro esempio, un esempio nostro. Zavattini, il padre del &#8220;neorealismo&#8221;. Quanti sanno che Zavattini scriveva racconti e romanzi fantastici, prima di approdare alla scrittura per il cinema? &#8220;Miracolo a Milano&#8221; non è una &#8216;mattata&#8217; dello ZAZA nazionale: è un ritorno al suo vecchio modo di raccontare. In mezzo c&#8217;era stata la guerra: e c&#8217;era l&#8217;urgenza di raccontare altro, e di raccontarlo in modo nuovo, fuori dai teatri, fuori dagli stessi schemi narrativi.</p>
<p>Così Zavattini cambia; cambia soggetti e cambia modi narrativi. Capisce che la scrittura per essere cinematografica deve guardare al romanzo picaresco, all&#8217;accumuluo &#8220;apparentemente casuale&#8221; di eventi. Quindi: diventa &#8216;realista&#8217; (ma di un realismo che nessuno pratica più dalle nostre parti).</p>
<p>Sconfessando la fiaba, il sogno, il mito? No. Tanto è vero che ci da quella meraviglia che è Miracolo a Milano. Tanto è vero che tra gli sceneggiatori &#8216;neorealisti&#8217; suoi colleghi c&#8217;era Fellini. </p>
<p>Forse è per questo che auspico (dentro di me) un NeoFantastico Italiano.<br />
Perchè gli impianti narrativi realisti sono logori, stracchi, marci; soprattutto al cinema, ma anche in letteratura. Che è la ragione personale della mia tristezza quando leggo del &#8220;trionfale ritorno del neorealismo in letteratura&#8221;; come se questi ci avesse mai lasciati, come se il &#8216;realismo&#8217; non fosse diventato un ospite pigoro e indiscreto, rimasto troppo a lungo, ometto supponente, falso, obeso di applausi stanchi, formula per tutte le stagioni.</p>
<p>Penso a Zavattini perchè penso alle generazioni che cercano nuove strade. Non sono sicuro di condividere il punto di vista dei Wu Ming. Ma almeno sento in loro una voce che non parla di Neo-Neo-Neo Realismo come l&#8217;immensa novità del (nuovo) secolo.</p>
<p>Però che sia chiaro questo: le strade nuove le cercano, e le vedono, gli scrittori, non i critici. I quali di solito guardano solo all&#8217;esistente. Gli scrittori guardano a ciò che ancora non esiste, e lo fanno esistere con la sola forza della loro immaginazione. Aveva ragione Wilde: lo scrittore deve educare il critico.</p>
<p> Ben venga dunque il realismo, se è rottura, se è ricerca, come in Balzac. Ma il suo status quo era la letteratura romantica, e gotica. Il NOSTRO status quo, qui Italia, adesso, anno 2010, è proprio il neo-neo-neo(in realtà &#8216;paleo&#8217;)realismo. Che DEVE essere distrutto, fatto a pezzi, ingerito, digerito, cagato, letamizzato: per fiorire in qualcosa d&#8217;altro.</p>
<p>Fino ad allora, a bien tutti.</p>
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