“Gli aspiranti scrittori che desiderano capire che cosa significhi quella vecchissima regola che si ripete ai seminari di scrittura – “Mostra, non dire” – farebbero bene a risparmiare i loro soldi e, invece di iscriversi a corsi vari, a leggersi i libri di Leonard: è più economico e indubbiamente più divertente.”
Uncle Stevie dixit, su Repubblica di oggi, a proposito di Road Dogs di Elmore Leonard.
Al di là del concetto (meglio leggere buoni libri che iscriversi a pessimi corsi: sacrosanto), vorrei solo sottolineare che, in Italia, un articolo elogiativo di questo genere sarebbe stato chiamato marchetta. O peggio.
Etichette: Elmore Leonard, Stephen King
maggio 24, 2010 alle 9:02 am |
Grazie della segnalazione:-)
meglio leggere buoni libri che iscriversi a pessimi corsi: sacrosanto
La teoria è utile, ma la pratica è insostituibile. E la pratica di uno scrittore è non solo scrivere, scrivere, scrivere, ma anche leggere, leggere, leggere…
maggio 24, 2010 alle 9:19 am |
Vero. Poi magari sono io che sbaglio a diffidare enormemente dei corsi, eh.
maggio 24, 2010 alle 9:19 am |
Dei corsi diffido anch’io, devo dire. Poi magari mi sbaglio, però…
maggio 24, 2010 alle 9:35 am |
Ma il problema non sono solo i corsi: è che qui, se a uno scrittore piace il libro di un collega, non è permesso dirlo.
maggio 24, 2010 alle 9:56 am |
Eh, ma tu dici che proprio non succede, oppure che poi viene visto male perché appunto sembra una marchetta?
maggio 24, 2010 alle 10:01 am |
Succede, a volte, però a rischio e pericolo del laudatore.
maggio 24, 2010 alle 10:03 am |
E perché succede seondo te? Cioè, è una cosa che davvero non comprendo. (ma non ne comprendo talmente tante con son sempre più convinto di essere rinco…)
maggio 24, 2010 alle 10:13 am |
Non so. So che anche al di fuori del fantastico avviene cosi. Se un autore italiano parla di un libro italiano si grida alla congrega e al favore reciproco. Poi bisognerebbe capire di quali favori si favoleggia, peraltro.
maggio 24, 2010 alle 10:40 am |
OT: c’è un blog interessante sulle case editrici e sul rapporto scrittori-editor che -appena aperto- parla di chiudere. Mi chiedevo cosa ne pensavi…
http://laveraeditoria.splinder.com/post/22767313/una-voce-troppo-alta
maggio 24, 2010 alle 10:46 am |
Di già?
Mi viene in mente solo questo, per ora. E poi mi viene in mente un’altra cosa: che anche se anagraficamente appartengo alla famigerata generazione “io valgo”, comincio a non poterne più di questa esasperata rincorsa a chi è più visibile che attraversa il web. Parlo di molti commentatori del blog, non di chi lo gestisce, che è giustamente anonimo.
maggio 24, 2010 alle 11:33 am |
vabbe, ripete più volte che i grossi editori pubblicano soprattutto romanzi scritti da parenti degli editor…sembra un blog su misura per gratificare ogni aspirante scrittore frustrato
maggio 24, 2010 alle 12:50 pm |
Bello “io valgo” fa molto slogan di profumi francesi
Sono d’accordo com gte, ma cio non toglie che il blog era interessante.
maggio 24, 2010 alle 1:01 pm |
Tornando al discorso dei corsi di scrittura-tipo, è memorabile la descrizione che ne fa King in On Writing
Il blog dell’anonimo informato ha anche contenuti molto interessanti dal punto di vista pratico per chi scrive (credo). Motivare certe scelte dicendo “è inutile che fate così perché per questo e quest’altro motivo non ve lo leggono” mi sembra il minimo. Io non l’ho trovato così scandaloso.
maggio 24, 2010 alle 1:30 pm |
Melmoth, sì: il blog mi piaceva e spero che Anonimo ci ripensi, sinceramente. Anche perchè ci sono molti lettori silenziosi che lo seguono, che io sappia.
Ema: penso che l’unico momento a rischio, per Aninimo, sia stato quando ha scritto di un certo best-seller topesco…
maggio 24, 2010 alle 2:56 pm |
Jeronimo Stalecheese?
Volete dire che è proprio vero che la cacca puzza?
No. Non ci credo, no, no, non può essere vero.
E. Leonard è venuto qui in città a fare una presentazione ma me lo sono perso.
Ancora non ho letto nulla di lui ma prima o poi…
maggio 24, 2010 alle 3:01 pm |
marchetta è senza dubbio, però c’è tanto di peggio …
maggio 24, 2010 alle 3:03 pm |
E perchè marchetta, Antonio? Possibile che a uno scrittore non possa piacere quel che scrive un collega o che debba ricacciarselo nella strozza? E caspita.
maggio 24, 2010 alle 7:21 pm |
Be’, sono almeno 25 anni che King parla e, soprattutto, scrive di Elmore Leonard (ovvero dall’ormai famosa recensione del romanzo “Glitz,” uscita sul New York Times, che praticamente da sola trasformò dal giorno alla notte la carriera di Leonard). Elmore è citato con nome e cognome in almeno quattro libri di King, se ricordo bene: The Stand, il settimo volume della Torre Nera, Desperation e Bag of Bones.
Difficile parlare di marchetta:-)
Luca Conti
maggio 25, 2010 alle 8:12 am |
Difficilissimo, infatti. Oltretutto, King è spesso generoso, spassionato e appassionato nei confronti dei colleghi che stima. Non frequento abbastanza i blog americani per sapere se anche in loco esistono alzatori di ditino, ma mi sembra un comportamento più che legittimo.
Altra faccenda, la stroncatura. E’ vero, King medesimo ha criticato severamente il lavoro altrui (Meyer, per esempio), ma di rado e solo quando il fenomeno è talmente esteso da non poter esimersi.