Internet? Macchè. Su Repubblica di oggi viene pubblicato un carteggio fra Allen Ginsberg e Jack Kerouac che dà molto, molto da pensare. L’oggetto è On The Road. Leggete…
Ginsberg:
“Secondo me il libro è fantastico, ma è folle nel modo sbagliato, e dal punto di vista estetico ed editoriale deve essere rimesso insieme, ricostruito… On the Road non fa altro che trascinarsi esausto oltre la linea di meta del significato per qualcun altro (o per me che conosco la storia); è recuperabile. Voglio dire che deve essere recuperato. E se non vuoi che abbia un senso, cazzo, allora metti tutto il nonsenso concentrato in una pagina sola, un unico intenso collasso nervoso inintelligibile … e poi vai avanti come se niente fosse mai successo, perché non è successo niente”.
Kerouac:
“E tu, che pensavo fossi mio amico – ti metti lì seduto e mi guardi negli occhi e mi dici che l´On the Road che ho scritto è “imperfetto” come se tutto quello che hai fatto tu o chiunque fosse perfetto? … Credi che non mi renda conto di quanto sei geloso, e che tu e Holmes e Solomon dareste tutti il braccio destro per poter scrivere com´è scritto On the Road. E non lasciarmi altra alternativa che scrivere stupide lettere come questa quando invece se foste veri uomini almeno potrei togliermi la soddisfazione di prendervi tutti a sberle – troppi occhiali da togliere. Perché voi maledette merdine da quattro soldi siete tutti uguali e lo siete sempre stati, e perché mai vi sono stato a sentire e ad adularvi e a scureggiare con voi – quindici anni della mia vita sprecati fra la spazzatura di New York, dai milionari ebrei di Horace Mann che mi avrebbero baciato il culo per il football e ora esiterebbero a presentarmi alle loro mogli …
Parassiti tutti voi, proprio come ha detto Edie …
Attenti a non incontrarmi per la strada a New York … Siete tutti un ammasso di insignificanti ego letterari … non potete nemmeno lasciare New York da quanto siete rimbambiti”.
Eh?