“Quello che faccio è come una frattura in uno specchio. Partendo da Carrie in poi, quello che vediamo è l’osservazione della vita comune della classe media americana così come viene vissuta nel momento in cui è stato scritto il libro. Nella vita di ognuno si arriva a un punto in cui bisogna fare i conti con qualcosa di inspiegabile, che sia il dottore che ti diagnostica il cancro o uno scherzo telefonico. Quindi, che si tratti di fantasmi, di vampiri o di criminali di guerra nazisti che vivono nell’isolato accanto, stiamo sempre parlando della stessa cosa, l’intrusione dello straordinario nella vita ordinaria e di come si affronta. Quello che viene rivelato del nostro carattere e del nostro modo di interagire con gli altri e con la società in cui viviamo mi interessa molto più dei mostri, dei vampiri, degli spiriti malvagi e dei fantasmi”.
(Stephen King, Intervista a The Paris Review)
E’ così. Completamente così.
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settembre 24, 2010 alle 8:35 am |
Beh, del resto cos’è l’ispirazione se non uno spiraglio di straordinario nella vita di tutti i giorni? E l’ispirazione viene da quello che abbiamo attorno, quindi tutto torna
settembre 24, 2010 alle 8:38 am |
Ah Carrie!
Uno dei miei primi libri e ancora oggi uno dei miei preferiti!
settembre 24, 2010 alle 8:41 am |
E, come dice King, “Non si può piegare la realtà al servizio della narrativa. Bisogna piegare la narrativa al servizio della realtà quando scopri qualcosa”.
settembre 24, 2010 alle 9:45 am |
A volte non è facile capire cos’è realtà e cosa narrativa…
settembre 24, 2010 alle 12:20 pm |
Perfettamente d’accordo
settembre 25, 2010 alle 4:29 pm |
Sublime!!!!!!!1