Alle 9.30 del 15 settembre i camion delle SS circondano l’albergo Meina. Vengono appostate mitragliatrici sulla piazza. Due ufficiali entrano e dicono a Behar, il proprietario, che l’albergo non gli appartiene più, perchè ha ospitato ebrei.
Uno degli ufficiali ha in mano un foglietto con l’elenco dei clienti. Nessuno saprà mai chi gli avesse fornito i nominativi: gli ebrei vengono radunati al quarto piano, nelle loro camere. Ci rimarranno, per un po’.
Contemporaneamente inizia il rastrellamento ad Arona. Racconterà la figlia di una delle vittime, Margherita Coen, che viene arrestata nel negozio di fotografo del marito:
“Avevo quattordici anni e mi ricordo tutto. Ricordo che mia madre, quando l’hanno portata via, aveva solo un golfino e un fazzoletto. La vedo ancora allontanarsi, pallidissima, minuscola, tra quegli uomini giganteschi. L’abbiamo cercata dappertutto, io e mio padre. Un giorno erano stati trovati tre cadaveri, a una quindicina di chilometri da Arona…erano due donne e un uomo. Le due donne erano giovani. Siamo andati a vedere. Quei corpi non sono mai stati identificati”.
Il 16 settembre torna a uscire il Corriere della Sera. Non dice nulla della liberazione di Mussolini e tanto meno di quel che sta accadendo sul lago Maggiore. L’elzeviro è dedicato a “Saper viaggiare”. Cominciava così:
“Con frequenza negli scorsi giorni sono avvenute gravi sciagure imputabili al malvezzo di viaggiare sui treni aggrappati ai predellini”.
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