All’una di notte, la camionetta tornò. Il secondo gruppo scelto fu quello composto da due coppie di sposi: Giacomo e Odette Mosseri, appena ventenne, Marco e Liliana Fernandez Diaz, che prima di partire abbracciano i tre figli e il nonno. I bambini piangono, la madre cerca di rassicurarli.
Nella hall dell’albergo continuano le feste: ospiti e soldati ascoltano musica, ballano, bevono. Che motivo c’è di interrompersi?
Alle tre, la camionetta torna ancora: vengono prelevati Raoul e Valerie Torres, Daniele Modiano e Vittorio Pompas. Al quarto piano restano il vecchio Dino Fernandez Diaz con i tre nipotini John, 17 anni, e i piccoli Robert e Blanchette. Tentano una difesa disperata: spostano i mobili e si barricano nella stanza.
Alle 22 del 23 settembre, le SS tornano e sfondano la porta, rimuovono la barricata, portano via i quattro superstiti.
La radio e il grammofono vengono finalmente spenti.
Già dal 23 settembre, davanti alla casa cantoniera, il lago comincia a restituire cadaveri. Sono legati con il filo di ferro all’altezza del torace e delle gambe. Qualche passante li nota, qualcuno cerca di tirare i corpi fuori dall’acqua, molti tacciono e scantonano.
Arrivano i carabinieri italiani, per piantonarli. Ma vengono scacciati da un gruppo di giovanissimi soldati delle SS con i mitra spianati. Sedicenni, pare. Ad ogni modo, uno di loro lega sassi ai cadaveri e li buca con la baionetta, per farli affondare. Una testimone riferisce che, mentre un soldato infilava la lama nel ventre di uno dei morti, un altro suonava l’armonica a bocca.
Era il 23 settembre, appunto. Mentre la baionetta scendeva e scendeva e i fratellini Diaz pensavano alla loro morte imminente, la radio dava l’annuncio della nascita del nuovo governo repubblicano fascista, che verrà chiamato Repubblica Sociale Italiana.