Archive for gennaio 2011

Il booktrailer

gennaio 31, 2011

I sentieri si costruiscono viaggiando 5.

gennaio 28, 2011

Fuoco e oro. Così finisce la storia. La storia della donna che portava le fiamme, e la storia di tutte le altre che si sono ritrovate nel cammino. Luz e Molly, Roberta e Lara e la sconosciuta dai denti dorati e le altre compagne dai tanti nomi. Hanno importanza, i nomi? Un nome non è una mano, un piede, un braccio, un volto o qualunque parte di un uomo, e ciò che chiamiamo rosa, con qualsiasi altro nome avrebbe lo stesso profumo.
Era Giulietta a parlare, ora. E come lei potrebbero parlare le altre. Quelle che sono nate nei libri, e che nel viaggio, attraversando la nebbia e il vento e il fuoco, si sono ritrovate, le mani dell’una in quelle dell’altra, a guardare Venezia.
Venezia, dove qualcuno voleva che i libri non venissero letti, che venissero tolti dalle biblioteche e dalle scuole.
Sono là, le donne dei libri,  fatte di aria, ad ascoltare il rumore dell’acqua e guardare un fuoco che non  deve essere acceso.  Non appartengono più a chi le ha create. Sono nostre. Come tutte le storie.
Ma non in tutte le storie c’è una fine: come in questa.

L’omaggio di questi cinque giorni si rivolgeva ai libri del ciclo di Eymerich di Valerio Evangelisti, “Manituana” di Wu Ming, “Arrivederci amore ciao” di Massimo Carlotto, “Scirocco” di Girolamo De Michele, “Gli incendiati” di Antonio Moresco. Alcuni dei moltissimi titoli per cui due assessori del Veneto hanno chiesto la messa al bando da biblioteche e scuole nei giorni scorsi. Grazie agli autori per averli scritti e averli donati ai lettori.
Omnia sunt communia.

I sentieri si costruiscono viaggiando 4.

gennaio 27, 2011

Ci sono giorni così, giorni in cui vorresti non doverti alzare dal letto, e magari non alzarti mai più, perché non c’è nulla che valga la pena sognare, o perchè tutto è già stato vissuto.
Tutto quello che potevi considerare come il meglio che ti venisse offerto.
Per la ragazza che amava gli stivaletti di camoscio, i cocktail, e un uomo perduto, quella giornata doveva essere plumbea come mille altre.
Poi, lo sentì.
Un cigolio, di quelli che soltanto nella notte più silenziosa si fanno sentire. “La casa, di notte, si muove”, diceva sua  nonna quando si drizzava a sedere per un criiic improvviso che veniva dalle ante dell’armadio, o, peggio, dalle gambe del letto. “Non è niente – aggiungeva – sono i mobili che si sgranchiscono dopo essere stati fermi tutto il giorno”. La bambina che sarebbe diventata la ragazza annuiva, ma naturalmente non le bastava, e continuava a immaginare che dietro quel criic ci fossero le giunture mostruose di un armadio che riassumeva la sua vera natura, e quella natura non poteva che essere quella di un gigantesco insetto con zampe grandi come funi che sporgevano dal carapace di legno, e occhi come specchi, come un milione di miliardi di specchi che riflettevano, ognuno, una bambina terrorizzata dall’odore squisito. Una preda. Lei.
Criic.

Il cigolio, questa volta, fu visivo. Fu come qualcosa che si stirasse e si allungasse verso di lei. Non una zampa irta di lunghi peli velenosi, ma una scintilla. Una scintilla che ardeva. E dentro la scintilla c’era una donna che sembrava fatta di fuoco. Una donna con i denti d’oro, che le sorrideva.
“Le altre sono già in cammino- disse- dobbiamo andare anche noi”.
E Lara andò.

(Lara non è la sottoscritta, ma la protagonista del romanzo cui si riferisce questo brano e con cui ho l’onore di condividere il nome. Domani, a conclusione della flash-fic, tutti i titoli a cui mi sono ispirata)

I sentieri si costruiscono viaggiando 3.

gennaio 26, 2011

Era difficile tornare, così come era stato difficile morire. Roberta ricordava solo l’oppressione sul petto, il sasso che schiacciava i polmoni, le scintille d’argento che danzavano davanti agli occhi. E la musica, certo. Ripetuta fino all’ossessione, quella canzone di Caterina Caselli che un tempo le piaceva, Insieme a te non ci sto più, guardo le nuvole lassù.
Le nuvole. Il suo corpo aveva la stessa consistenza, ora.
Eppure, bisognava scuotersi, dimenticare il tradimento, la ferocia, l’ombra che l’aveva accolta, infine, cullandola.
Tempo di andare.
Scoprì che le era di nuovo possibile camminare. “Certo che puoi”, le disse la ragazza che – da quando? – era accanto a lei. La ragazza con gli stivaletti di camoscio e un bicchiere fra le mani.  La ragazza  che profumava di vento. Vento di scirocco.
“Andiamo pure”, disse Roberta. Anche ridere, era di nuovo possibile.

I sentieri si costruiscono viaggiando 2.

gennaio 25, 2011

Molte cose invisibili erano limpide per Molly Brant: quella mattina, per esempio, la consapevolezza di quel che occorreva fare scintillava come acqua di sorgente nel suo cuore. Preparare un bagaglio leggero e partire, tutto qui. Non sarebbe stata sola, come era logico: quel che stava avvenendo non riguardava soltanto la sua persona, né suo marito William, e neppure il popolo dei  mohawk. Riguardava ogni creatura che avesse a cuore le parole e le storie. Di più, pensò, mentre piegava in quattro uno scialle. Che avesse a cuore se stessa, e l’essere se stessa insieme agli altri.
Si fermò a guardare fuori dalla finestra: la nebbia era grigia e Londra dormiva ancora. Sorrise. Sarebbero state in molte, qualunque fosse stata, nelle parole che erano state loro assegnate, la loro sorte. Vivere, o morire.
“Andiamo”, si disse, mentre nella nebbia si formava un volto. E il volto era quello di una donna infelice, di una donna tradita. Il traditore si chiamava Giorgio Pellegrini. Roberta era il nome della donna. Che, dalla morte, battè le palpebre, si guardò attorno confusa, e seppe di colpo chi era stata, e seppe anche che, ad ogni modo, era venuto il tempo di tornare. E di andare.

 

I sentieri si costruiscono viaggiando 1.

gennaio 24, 2011

Intervallo.
Per cinque giorni, non parlerò di Sopdet e insieme ne parlerò. Perchè parlerò di libri. Anzi, cercherò di farli parlare.
Ho letto, con crescente costernazione, quel che è avvenuto in questi giorni. Quello che sta ancora avvenendo.
Molti dei miei amici ne hanno già parlato, peraltro. In poche parole, in due diversi luoghi del Veneto si sono messi all’indice i libri di alcuni autori, rei di aver semplicemente espresso sei anni fa la loro opinione. Inoltre, da alcune biblioteche sono scomparsi i libri di Roberto Saviano, per ordine dell’amministrazione comunale.
Non avrei mai pensato di assistere a qualcosa del genere. Non avrei mai pensato che si osasse stilare una lista di libri che non devono essere letti. Comunque la si pensi, credo che tutto questo  dovrebbe suscitare orrore in ogni lettore, prima ancora che in ogni scrittore. In ogni cittadino, anzi.
Così, provo a dare un contributo. Piccolissimo, insignificante, forse inutile. E’ una storia in forma di fan fiction, che riunisce alcuni personaggi dei libri “da bruciare”.
E comincia quando…

Quando Doña Luz Eymerich d’Ampuries uscì in strada, trasse un profondo respiro. Erano anni che non lasciava l’ombra del palazzo, anni che non poggiava il grazioso piedino nella polvere della strada, anni che non abbandonava il gradito silenzio della propria camera.
“Quando è troppo è troppo”, aveva pensato quella mattina, deponendo il foglio che la aggiornava sul…paradosso, non sapeva definirlo altrimenti.  Nicolas inquisito. Nicolas condannato al rogo. Un’onta, oltre che un dolore intollerabile per Doña Luz.
“Te la do io la madre anaffettiva, Nicolas”, mormorò, salendo in carrozza. Il viaggio sarebbe stato lungo. E la prima tappa era Londra. Londra, dove la strega l’attendeva. Doña Luz fece una smorfia. Di tutte le persone con cui aveva pensato di allearsi, quella donna era davvero l’ultima. Ma la guerra, si disse, non ammette esitazioni.
La carrozza partì, lasciando dietro di sè una nuvola di polvere. Nella nuvola, prese forma un volto.
Molto lontano da Gerona, Molly Brant spalancò gli occhi.

Personaggi/Alice e gli altri

gennaio 21, 2011

Alice, ovvero la madre di Ivy. E poi Rosa la contadina, le due infermiere Angela e Olena, Fernando e Margherita, attori girovaghi slavi, e Zoltan il ribelle e l’impiegato comunale Vittorio Prini, e Billy che legge i tarocchi a piazza Navona e la ragazza dell’Internet Point di Gorizia.
Sopdet è fatto di tante piccole storie: storie di persone qualunque, pavide o coraggiose, infelici o innamorate, grette o generose. Quel che volevo è mettere in contatto il mondo dei Demoni e degli Dei con l’umanità degli umili, degli sconosciuti, che in tanti modi diversi entrano nell’affresco della Storia. Volevo che lo sguardo cadesse anche sugli sconosciuti che sono chiamati a partecipare, anche con piccoli gesti, ad una vicenda che non hanno deciso. Eppure, il contributo di molti di loro sarà inconsapevolmente determinante. Ho sempre pensato che i Demoni camminino fra noi, senza che ce ne accorgiamo: e che, con loro stesso stupore, le nostre vite cambino qualcosa nella loro.
Come il battito d’ali di una farfalla.

Personaggi/Max

gennaio 20, 2011

Qui sorge una domanda: come mai il maschile “accudente” che descrivo nelle mie storie è sempre quello destinato a soccombere, metaforicamente o meno? E’ una domanda che, ai tempi di Esbat, mi ero posta con Masada e che, allora e anche con Sopdet, mi pongo con Max.
Max è un ragazzo meraviglioso. Ha conosciuto Ivy su un forum, se ne è invaghito a distanza, come avviene a volte, intuendo qualcosa di amabile e prezioso dietro la timidezza. In Esbat, le dà consigli, la protegge, la va a cercare a Roma, sappiamo che passeranno un’estate insieme. In Sopdet, cerca di aiutarla con tutti i mezzi che ha.
La ama, e per questo è vulnerabile, e per questo può essere manipolato anche dai nemici di Ivy.
La ama, ma non è riamato come vorrebbe, e forse non lo sarà mai.
Come Masada con la Sensei.
Dunque, la domanda che mi pongo è: come mai questi uomini affettuosi, premurosi, presenti, non ottengono in cambio l’amore che meritano?
Una delle risposte che mi dò è che la vita che offrono alle proprie amate è troppo semplice, e forse non si modella sui loro desideri reali.
Ma è solo una delle possibilità.
La mia tenerezza per Max nasce anche dal destino che io stessa ho tratteggiato per lui.

Personaggi/Adelina

gennaio 19, 2011

E’ la new entry per eccellenza, perché Adelina è, in effetti, la coprotagonista femminile di Sopdet. Ma è anche quella su cui posso dire di meno: se non che in momenti diversi Hyoutsuki sarà costretto a proteggerla. Questo è il tema principale del romanzo, perché questo è il mutamento. Un Demone che si tiene lontano dall’umanità deve, per la propria stessa salvezza, avvicinarsi massimamente ad essa.
E l’umanità è quella di una contadina di quindici anni, dai capelli rossi e dai molti sogni, che intuisce appena, all’inizio della storia, un destino diverso da quello che è riservato a chi nasce nelle sue condizioni.
Lo avrà.
Adelina non è un’eroina: è attraversata da infinite contraddizioni, da egoismi e incertezze. Come tutti gli esseri umani. Il suo coraggio non è quello della guerriera, ma quello di chi cresce attraverso la consapevolezza, e poi la perdita.
E canta meravigliosamente.
Non ho mai scritto di un personaggio così lontano da come io sono senza amarlo così tanto.

Personaggi/Ivy

gennaio 18, 2011

C’è un personaggio che è stato difficile, difficilissimo da costruire? Certo: è Ivy, ovvero Evelina, ovvero la ragazza che attraversa le tre storie, e in ognuna delle storie impara qualcosa.
Impara a crescere.
Raccontare un’adolescente è un’impresa, per chi adolescente non è più e desidera cercare di restituire cosa sia l’adolescenza stessa senza cadere negli stereotipi. Eppure, gli stereotipi sono in agguato: la tristezza, la goffaggine, la tendenza ad autocompatirsi, tutti quegli stati d’animo che vengono (o venivano, fino a poco tempo fa) bollati come “emo” e che invece appartengono, da sempre, all’età che va dai quattordici ai sedici anni, che è l’età di Ivy nelle storie.
Raccontare un’adolescente significa guardare indietro fino alla propria prima giovinezza: cercare di ricordare quanto si sia “oscillanti” in quel periodo, tra euforia, sogni, paure, rabbia. Quanto sia sia scontrosi e insieme festosi. Quanto si ami in modo totale, come mai più accadrà, con l’entusiasmo, il coraggio, la purezza e la disperazione che in nessun amore si potrà ritrovare.
Ivy non è un brutto anatroccolo che diventa cigno: è una ragazzina che all’inizio della storia è grassottella come lo sono le bambine che sono uscite da poco dall’infanzia, e che poi, pian piano, diventa una ragazza. Certo, non è una ragazza normale: e non solo perchè, nel desiderio di somigliare al demone di cui si è improbabilmente invaghita, si tinge gli adorati  capelli di biondo platino, quasi bianchi.
Ma perchè ha un potere, che è identico a quello della Sensei: ovvero può rendere reale quel che disegna, facendo sì che le azioni avvengano davvero in quel mondo altro che si è incrociato con quello degli uomini. Ma laddove la Signora delle Storie lo utilizzava fino in fondo, Ivy lo teme, è incerta, vorrebbe e non vorrebbe. Inoltre, è circondata da adulti, umani e non, che sanno perfettamente quello che si dovrebbe fare e che lei può fare. Ma non osa. Anche se, alla fine di Esbat e anche in Sopdet, è a Ivy che spettano i veri, purissimi – e incoscienti – atti di coraggio.
Raccontare il mutamento e il desiderio, che è il filo rosso delle tre storie, non era possibile senza avere al centro di tutto una ragazzina: che è il mutamento stesso, con tutte le imperfezioni che sono state il tormento di ognuno di noi.
Raccontare è ricordare. Senza mentirsi, senza mentire a chi legge:  e, sì, fa anche un poco male.


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