Molte cose invisibili erano limpide per Molly Brant: quella mattina, per esempio, la consapevolezza di quel che occorreva fare scintillava come acqua di sorgente nel suo cuore. Preparare un bagaglio leggero e partire, tutto qui. Non sarebbe stata sola, come era logico: quel che stava avvenendo non riguardava soltanto la sua persona, né suo marito William, e neppure il popolo dei mohawk. Riguardava ogni creatura che avesse a cuore le parole e le storie. Di più, pensò, mentre piegava in quattro uno scialle. Che avesse a cuore se stessa, e l’essere se stessa insieme agli altri.
Si fermò a guardare fuori dalla finestra: la nebbia era grigia e Londra dormiva ancora. Sorrise. Sarebbero state in molte, qualunque fosse stata, nelle parole che erano state loro assegnate, la loro sorte. Vivere, o morire.
“Andiamo”, si disse, mentre nella nebbia si formava un volto. E il volto era quello di una donna infelice, di una donna tradita. Il traditore si chiamava Giorgio Pellegrini. Roberta era il nome della donna. Che, dalla morte, battè le palpebre, si guardò attorno confusa, e seppe di colpo chi era stata, e seppe anche che, ad ogni modo, era venuto il tempo di tornare. E di andare.
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