Di Joyce Carol Oates ho adorato l’orrore e la grazia de La femmina della specie, per esempio. E oggi trovo su Repubblica un’intervista dove Oates dice un paio di cose sulla scrittura che mi sono piaciute molto.
Per esempio:
“L´arte è un mezzo per aumentare la compassione umana, ed è spesso una avventura all´interno della pura bellezza e della stranezza. Bisogna scrivere sempre per il proprio tempo, non per la posterità, che non esiste. E si fa tenendo il cuore il mano.”
Credo che abbia perfettamente ragione nell’accostare bellezza e stranezza, e nel ridimensionare, anche, la scrittura stessa: perché si scrive sempre per il proprio tempo, non per la gloria. Poi, più avanti, parlando del proprio lavoro di insegnante di scrittura:
“Non insegniamo a scrivere, anche perché i giovani autori che seguono i nostri corsi sono pieni di qualità, e sono spesso già pubblicati. Il nostro lavoro è più simile a quello degli editor e dei mentori. Bisogna far capire che scrivere non è una gara, perché nessuno vince davvero. E comunque: anche in una maratona spesso tanti sono felici solo per avercela fatta, per essere arrivati al traguardo. Inoltre il linguaggio è un mezzo freddo sulla pagina, per questo, al contrario degli atleti, dobbiamo re-inventare e re-immaginare costantemente il nostro lavoro per tenerlo in pugno. Riscrivere finché non arriva quel che vogliamo”.
Chi mi conosce sa quanto io sia appassionata della riscrittura più che della prima stesura: per me, è il momento in cui si possono trovare strade che all’inizio sembravano nascoste.
Lunga marcia. E’ la parte più bella, il cammino.
Etichette: Joyce Carol Oates
febbraio 24, 2011 alle 5:16 pm |
“scrivere non è una gara, perché nessuno vince davvero”: sono completamente d’accordo. E anche io nutro un amore spropositato per la riscrittura.
febbraio 24, 2011 alle 7:19 pm |
Riscrivere è anche rimandare il momento del congedo, no?