Come immaginate uno scrittore? Ci pensate chiusi nella stanzetta, magari alla luce, se non di una candela, di una lampada liberty? Ci pensate mentre ci facciamo quasi investire dalle automobili mentre pensiamo alle nostre storie? Ci pensate un po’ pallidi, un po’ miopi, un po’ sofferenti, pronti a mangiarci le mani se un collega riceve più attenzioni di noi?
Per quel che mi riguarda, è vera solo la numero due (evito l’investimento almeno tre volte a settimana) e ho voglio di parlarvi di invidia. La faccenda mi è tornata in mente questa mattina, chiacchierando su Facebook con un amico che era giustamente entusiasta de Nel bosco di Aus di Chiara Palazzolo (a proposito, guardate che gioiello di recensione ha scritto Giulie).
Che c’entra? C’entra, perché mi sono venute in mente almeno una decina di persone che sarebbero diventate blu leggendo quel romanzo (verdi, anzi: l’invidia è verde) e che avrebbero vigorosamente negato di provare sentimenti, ohibò, riprovevoli. L’invidia è il grande rimosso del mondo della scrittura. Trovatemi un solo scrittore disposto a confessarla. E trovatemi uno scrittore che non sia invidioso, e vi invito a cena da Checco er carettiere, che costa anche caro.
Certo, ci sono i distinguo. C’è una forma di invidia distruttiva (che avrà quello o quella più di me? Perchè costruisce personaggi in quel modo? A chi l’ha data? Quale perfida cricca l’ha sostenuto o sostenuta? Perchè il mondo editoriale congiura contro me che son tanto brava o bravo?), e rigorosamente negata. E c’è una forma di invidia che ti porta a maledire ogni divinità mai concepita perchè riconosci nell’invidiato un talento che sai di non poter uguagliare. Ma che ti fa amare appassionatamente l’invidiato medesimo.
Quando la sensazione di impotenza nei confronti del proprio lavoro prevale su quell’amore, scatta l’effetto Salieri. Almeno, l’effetto Antonio Salieri secondo Peter Schaffer, l’autore di Amadeus (poi film), uno dei testi più belli mai scritti sull’invidia. Nel film di Forman, c’è una scena indimenticabile: quella in cui Salieri, schiantato dalla bellezza della musica del rivale, brucia il crocifisso promettendo a Dio la distruzione per il suo pupillo:
“D’ora in poi noi saremo nemici, Tu ed io. Perché Tu hai scelto quale tuo strumento un vanaglorioso, libidinoso, sconcio, infantile ragazzo, e a me hai donato soltanto la capacità di riconoscere la tua incarnazione. Perché Tu sei ingiusto! Sleale! Crudele! Io ti bloccherò, lo giuro! Io ostacolerò e danneggerò la tua creatura terrena, e per quanto starà in me io rovinerò la tua incarnazione”.
Perchè questo excursus di prima mattina? Semplicemente per dire che non va sempre così, che conosco scrittori che non si fanno investire dalle automobili, non sono pallidi, scrivono anche sotto luci al neon e si rallegrano per il successo dei colleghi: e che dunque dovrò invitare a cena da Checco er carettiere, ma non finirò sul lastrico perchè il numero è limitato. E avevo voglia di scriverlo. E leggetelo, Nel bosco di Aus. E amatelo, perchè il romanzo fantastico ha bisogno di storie così belle.