Innocenti evasioni

Non tutte le evasioni sono uguali.
Anne Marie Sterbner ha trentun anni, è impiegata in una compagnia discografica, secondo le definizioni di uno dei suoi amanti “è ordinaria, ma scopa come un coniglio”. Dopo che l’ultimo di quegli amanti è uscito di casa, abbandonando gli asciugamani bagnati sul pavimento, Anne Marie prende un rasoio e si taglia le vene. Si risveglia in ospedale perché, infine, qualcuno l’ha salvata. Il medico le fa un discorsetto. Ovvero: “Tutti vogliamo lasciare il mondo. Che sia la droga o l’alcol o la religione o il sesso facile o i romanzi spazzatura, ognuno vuole scappare via. Vogliamo divertirci tutto il tempo. E quando non funziona, quando non è abbastanza, cerchiamo di ucciderci per scappare”.
Parole banali? E’ quel che pensa Anne Marie, furiosa perché il medico non comprende la sua solitudine, e anzi continua nel sermone, dicendo che se si evitasse di passare il novanta per cento del proprio tempo a fuggire, se si affrontasse il mondo reale “veramente, sinceramente, completamente” (sì, lo so, sono tre avverbi consecutivi: eppure funzionano, in questo caso), le cose andrebbero in ben altro modo.
Anne Marie riesce a cacciare via il medico e sta per accendere il televisore, tanto per cambiare (o per fuggire?). Eppure, è in quel momento che il mondo reale la cattura. Con il duello fra un biplano e uno pterodattilo, fuori dalla finestra. Cui segue molto altro.
Il racconto si chiama Oppio ed è un “atto di guerriglia” di Harlan Ellison contro il divertimento fino all’oblio. Lo ha scritto, racconta, “per dire che l’Entropia cerca di mantenere lo status quo per sostenere il funzionamento del sistema. E questo permette ben poco banditismo”. Oppio è stato scritto per essere letto alla televisione, “come guerra della quinta colonna contro il medium televisivo”.
Dov’è il banditismo? Nel duello dello pterodattilo, che è assolutamente credibile e “reale”.  C’è un intento didattico in Ellison? Una preponderanza delle sue idee sulla narrazione? No. E’ una buona storia, a prescindere dalle intenzioni. Tocca il lettore portandolo a riconoscersi nella medesima? Sì.  Rispetta il canone del genere o del sottogenere? No. E’ un racconto fantastico? Hai voglia.
Buon week end.

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9 Risposte a “Innocenti evasioni”

  1. M.T. Dice:

    Fa riflettere?
    Non poco e questo è un bene.

  2. Lara Manni Dice:

    Appunto :)

  3. Stregatto Dice:

    leggendo anche il post precedente, ho l’impressione che si tocchino dei mutamenti della nostra società attualmente in corso.
    La voglia di evasione penso sia sempre esistita. Solo che, forse (ed è un GROSSO forse; potrebbe esser semplicemente la solita cazzata dell’età dell’oro di chi giovane non è più), c’erano più persone con la forza di guardare in faccia la realtà, rimboccarsi le mani, farsi un culo tanto e affrontarla (da Frodo a Renzo). Adesso il fatto di prendere solo il bello e saltare il brutto e noioso… è elevato a rango di religione mediatica, predicata da qualsiasi canale TV (e non solo). Chi può prende solo il bello, il figo, il continuo cambiamento. Chi non può… se lo immagina ed evade in sogni, libri (consolatori) o tv.

  4. Lara Manni Dice:

    Fossero solo i canali Tv, o amatissimo stregatto, avremmo fatto un passo avanti. Così, ahinoi, non è.

  5. GL Dice:

    A questo (splendido) racconto, fa il paio quello di Barker “Jaqueline Ess, ultime volontà” la più lucida (e sentita) (e toccante) analisi narrativa della condizione femminile che abbia mai letto.

  6. Lara Manni Dice:

    Perché a volte gli scrittori di sesso maschile scrivono meravigliosamente di donne…

  7. kaizenj Dice:

    Così tanto per buttare là il Cioran quotidiano…

    Chi non ha mai immaginato di uccidersi si deciderà a farlo più prontamente di chi non smette di pensarci. Poiché ogni atto cruciale è più facile da compiersi per assenza di riflessione che per esame, lo spirito vergine di suicidio, non appena vi si senta sospinto, sarà senza difesa contro la pulsione subitanea, sarà accecato e scosso dalla rivelazione di una via d’uscita definitiva, mai considerata fino a quel momento; l’altro, invece, potrà sempre ritardare un gesto indefinitamente pesato e soppesato, un gesto ch’egli conosce a fondo, al quale si deciderà senza passione – se mai si deciderà.

  8. Stregatto Dice:

    talvolta dall’esterno, da lontano, si coglie l’essenza meglio che da vicino…

  9. Lara Manni Dice:

    Rendo grazie, J, per il Cioran quotidiano. Credo sia verissimo.

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