La discussione sullo “sboom” è continuata qui e là: e rimango della stessa opinione. A fronte di una crescita numerica – e in alcuni casi anche qualitativa – degli autori di fantastico, non c’è stata una crescita di “casi” in termini di classifica. Anche qui, poi, bisognerebbe intendersi sulle cifre, su cosa significa essere un caso e sulle anomalie italiane (un mercato così piccolino che un best-seller rischia di fare più male che bene, perchè assorbe buona parte del potenziale di lettori).
Però, ecco qualche numero che viene dalla Fiera del Libro di Francoforte (si apre domani). E’ una notizia di agenzia:
“Boom di esportazioni dei libri italiani per ragazzi, passate dai 486 diritti venduti a editori stranieri del 2001 ai 1.607 attuali (…) Un altro dato positivo riguarda la riduzione progressiva del peso delle opere di autori stranieri sul totale della produzione libraria italiana. Scendono infatti a quota 9mila i titoli tradotti, rispetto ai 10mila del 2009, corrispondenti al 20,1% del totale di quelli pubblicati. Un segnale positivo è rappresentato inoltre dalle coedizioni, che crescono soprattutto nel settore dei libri per bambini e dell’editoria d’arte e che passano dal 44,1% del 1997 all’86%”.
Allora, la domanda che mi viene da fare davanti a queste cifre è semplice: non sarà che si è continuato a equivocare, negli anni presunti di “boom”, e a cercare quel fantastico che funzioni soprattutto per il mercato dei ragazzi e dei giovanissimi? Non sarà che il vecchio pregiudizio (tutto ciò che non è reale non appartiene al mondo adulto, neanche quello della scrittura) ha generato un bel po’ di fraintendimenti anche in ambito editoriale? Diventando un boomerang, peraltro?
La risposta, come al solito, soffia da qualche parte.
ottobre 11, 2011 alle 8:33 am |
Perché secondo l’agenzia la diminuzione dei titoli stranieri sarebbe una buona notizia?
ottobre 11, 2011 alle 8:38 am |
Domanda molto interessante: a naso, per una forma di “protezionismo” secondo la quale sono i talenti nostrani quelli da valorizzare.
ottobre 11, 2011 alle 8:43 am |
Mah, io la vedo più come un “finalmente si punta anche sugli italiani”, piuttosto che un puro protezionismo. Poi, certo, bisogna vedere quali sono gli italiani in questioni.
C’è anche da dire che, da quel che mi risulta, l’editoria per ragazzi è effettivamente quella che sta meglio, nel nostro paese… quindi forse è normale che sia quella più ‘esportata’.
Però concordo con te Lara, credo anch’io che ci sia stato un fraintendimento di base, e ne è la prova che molti titoli fantastici li trovo nel settore per ragazzi, anche libri che per ragazzi decisamente non sono!
ottobre 11, 2011 alle 8:44 am |
Perchè, spesso, i piccoli e medi editori preferiscono puntare su opere collaudate all’estero piuttosto che su esordienti nostrani senza credenziali.
ottobre 11, 2011 alle 8:46 am |
Vero, ma i dati di vendita di un libro in America non sono comparabili “pari pari”: un horror medio vende cifre a vari zeri negli Stati Uniti perchè ha un mercato medio dentro un mercato molto, molto grande. Da noi è nicchia in un mercato piccolo.
ottobre 11, 2011 alle 9:01 am
Be’, per l’horror, mi pare che in Italia sia una nicchia che funziona soprattutto con autori e ambientazione straniera. è un vecchio problema di pubblico, ben presente anche agli autori cinematografici, l’ambientazione anglosassone, o comunque l’americano in visita, rendono la storia più credibile agli occhi del pubblico italiano.
Nel mainstream è diverso, ma succede che magari la giovane scrittrice del Bangladesh incuriosisce di più.
ottobre 11, 2011 alle 8:45 am |
E’ singolare questo fenomeno: il settore ragazzi è quello che funziona, i ragazzi leggono di più…cosa succede dopo i quindici-sedici anni? Perchè i numeri crollano?
ottobre 11, 2011 alle 9:24 am |
Risposta: perche’ quei libri li’ non li leggono i quindicenni. I dati sono sballati. La forbice lettura degli adolescenti e’ larghissima, una massa di nonlettori e pochissimi lettori fortissimi. Ma finche’ certi libri li calcolano ya… Si sbagliano conti e previsioni.
ottobre 11, 2011 alle 9:29 am |
Quindi, tu dici che in quella cifra sono compresi anche gli Ya e quelli che non sono Ya e passano per tali?
ottobre 11, 2011 alle 5:01 pm
Io dico che il libro che la casa editrice pubblica come YA spesso e sovente NON viene letto da quindicenni, ma da lettori a volte anche molto più maturi. MA siccome questa cosa non viene recepita dalle CE stesse… a breve avremo un collasso delle vendite
ottobre 11, 2011 alle 9:26 am |
Giobix, e la domanda è: perchè?
ottobre 11, 2011 alle 9:55 am |
penso sia dovuto al fatto che il grosso della produzione di certi generi è sempre arrivata dall’estero, un po’ perchè sono nati e si sono diffusi all’estero, e soprattutto perchè i nostri autori facevano altro (solito discorso su cosa un’autore deve scrivere per essere accolto nei salotti buoni. Salgari soffrì da matti anche per questo isolamento).
Fino agli anni settanta quasi, i giallisti italiani preferivano usare ambientazioni anglosassoni e pseudonimi improbabili. Lo spiegava bene Mario Bava in un intervista, quando il pubblico in sala vide che il commissario era italiano scoppiò a ridere, per loro un poliziotto italiano poteva al massimo buttare la pasta.
Scerbanenco aprì la breccia e poi arrivarono gli altri. Penso che in tutti generi dipende da come abitui il pubblico, ci vuole coraggio e molti libri di qualità. E quando il pubblico è abituato male, ci vogliono anni.
Per dire, anche a me la prima volta che ho sentito parlare di Lara Manni, che mischiava Italia Giappone e Manga, sono rimasto un po’ basito
ottobre 11, 2011 alle 10:07 am
Il punto è che Scerbanenco poteva lavorare con relativa calma. Noi, purtroppo, no.
ottobre 11, 2011 alle 9:33 am |
Credo che la teroia di GL possa funzionare… in fondo io stesso compro spesso dallo scaffale ragazzi.
Ma possibile che gli editori non se ne rendano conto?
ottobre 11, 2011 alle 10:07 am |
Possibilissimo.
ottobre 11, 2011 alle 10:33 am |
Nella mia feltrinelli di fiducia hanno fatto una sezione vampirica- elfesca “per ragazzi” e una sezione fantasy, lontana, dove trovi da Pratchett a Virginia de Winter. Forse i clienti hanno dato degli imput in questo senso.
ottobre 11, 2011 alle 10:57 am |
Comunque negli ultimi dieci-quindici anni aumenta il numero di libri letti dai giovani sotto i vent’anni. Spesso comprano romanzi di genere fantastico. I lettori più grandi leggono di meno, ma si può sperare che quelli giovani che hanno imparato a leggere tanto, conservino il trend anche in futuro, aumentando la percentuale tra gli adulti.
Oggi mi sento particolarmente fiducioso…
ottobre 11, 2011 alle 11:09 am |
Fabrizio, ma se continuano a spacciargli il fantastico nello scaffale per ragazzi, sarà dura
ottobre 11, 2011 alle 11:23 am |
Spero che non sia una forma di nazionalismo come purtroppo da un pò a questa parte vige in ogni ambito. E i nazionalismi sono una forma di chiusura, ergo d’impoverimento.
)
Non mi interessa la nazionalità dell’autore, mi preme di poter leggere un buon libro, ma che ogni cosa sia chiamata con il suo vero nome: fra un pò si rischia d’arrivare a mettere IT nella sezione favole della buonanotte per bambini perché c’è un clown (ovviamente è una battuta un pò esasperata per dire com’è la situazione
ottobre 11, 2011 alle 12:04 pm |
Lara, però la prima cosa fondamentale è insegnare a ‘sti poveri ragazzi che leggere è bellezza e vita, un fatto appetibile. Il resto vien da sé, nonostante il fantasy degli scaffali. In Italia c’è tra i giovani e gli adulti un analfabetismo di ritorno e perciò bisogna ricominciare dall’abbiccì.
ottobre 11, 2011 alle 2:35 pm |
Vorrei dire che anche alla Mondadori ed alla Feltrinelli della mia città il fantastico destinato agli adolescenti è tenuto separato da opere più impegnative dello stesso filone. Forse sta cominciando a passare in certo tipo di idea.
ottobre 11, 2011 alle 5:04 pm |
La scimmia vede, la scimmia fa. Si impara l’amore per la lettura guardando chi ama i libri. Uno dei motivi (mia opinione) del calo dei lettori in Italia è che il lettore medio ha trasformato la sua figura da “tizio che ha voglia di leggersi un buon libro” a “tizio che si sente più figo di uno che non legge”. Una buona metà del tempo che passo in libreria la uso per ascoltare e guardare i lettori. Ce ne sono sempre di più che prenderei a pizze in faccia: il problema non è non leggere, il problema è credere di aver letto abbastanza.
ottobre 11, 2011 alle 5:53 pm |
I problemi sono tanti, temo. Uno dei molti, è la svalutazione della lettura in sè: da qualcosa che può farci stare meglio, a qualcosa che può farci “essere” meglio.
ottobre 11, 2011 alle 10:30 pm |
Il modello di questa società: scegliere l’apparire invece di essere. Si fa per farsi vedere dagli altri, non si fa per se stessi, per qualcosa che è piacevole, arricchente, che fa evolvere. Si dà peso al giudizio altri senza considerare quello che si vuole veramente.
ottobre 11, 2011 alle 5:55 pm |
Esatto.
ottobre 12, 2011 alle 10:12 am |
Io mi immagino le mamme che vedono tutti questi tizi che gironzolano attorno allo scaffale dei ragazzi…
ottobre 12, 2011 alle 10:12 am |
(Altro che “piccolo equivoco”…)
ottobre 12, 2011 alle 11:01 am |