Colore. Un portatile aperto su quello che sembra un piano da lavoro, in una cucina. Mattonelle. Una tazza di caffè o tè a sinistra, un bicchiere di Coca o Pepsi alla destra del computer, una ciotola con …gomme? Potrebbero essere bustine di zucchero. O cioccolatini. Non importa. Al pc sono collegate le cuffie.
Ah, no. Non è una cucina. E’ un locale. Una tavola calda, per esempio. Supponiamo con connessione wi fi? Separè deserti sulla destra. Immaginiamo coppiette che bevono, appunto, Coca o Pepsi. Studenti in un pomeriggio d’autunno, dopo la scuola. Un impiegato che sfoglia il giornale, magari. Ma non c’è nessuno. Solo luci colorate al centro. Nessuno. Dov’è l’avventore che scriveva al computer e ascoltava qualcosa con le cuffie?
La camera suggerisce che si sta avvicinando al fondo del locale. Dove c’è…un juke box? Qualcosa scricchiola. Sono passi, forse? Ma no, è il rumore del disco prescelto quando inizia a girare. Sono fruscii, non scricchiolii. E questo dev’essere…un boogie?
Bianco e nero. Un pavimento a scacchi. Sulla destra, una coppia. Si intravedono solo le gambe: pantaloni morbidi per lui, una gonna a pieghe e décolleté chiare per lei. Suggeriscono un’altra epoca. I due ballano. La gonna della ragazza ruota nell’aria. Sì, un’altra epoca. I separè sono gli stessi. Il locale è lo stesso. Ma non è un computer quello che vediamo ORA, bensì un quotidiano. Dallas Morning Gazette. Il titolo è THE DAY THAT CHANGED THE WORLD. Sulla destra una fotografia, è tagliata ma potremmo riconoscerla. Ora che la camera allarga l’immagine la riconosciamo, anzi. Ritrae, sembra, la limousine presidenziale sulla quale si accasciò, sì, John Fitzgerald Kennedy.
Ora è tutto nero.
Una scritta: IF YOU COULD GO BACK IN TIME, WOULD YOU? C’è il tempo per rispondere, ma subito dopo arriva un’altra domanda. Giusto, è quella più importante: AND WHAT WOULD IT MEAN FOR THE FUTURE?
Qualcuno deve aver già risposto, in effetti. Ecco un’altra scritta: STEPHEN KING RETURNS WITH A NOVEL SO POWERFUL. EVERYONE WILL REMEMBER WHERE THEY WERE WHEN THEY READ IT.
Tornano le gambe della coppia. La scritta ora è STEPHEN KING. 11.22.63
Bene. Secondo la Siae, questo è il trailer che è possibile diffondere gratuitamente in rete. Quella che avete appena letto è infatti è la cronaca del trailer del nuovo romanzo di Stephen King che ho postato nei giorni scorsi.
(Questa è una protesta. Se qualcuno vuole unirsi con altrettante cronache da trailer, lo segnali pure qui sotto)
Etichette: Siae
ottobre 27, 2011 alle 8:47 am |
Quindi si può fare anche con John Fante, Faulkner, P.K.Dick..?
Bono a sapesse..!
Siae = barbari..!
ottobre 27, 2011 alle 8:49 am |
“video che utilizzano materiale audio protetto dalla SIAE”. Allora, o trailer muti o….
ottobre 27, 2011 alle 8:53 am |
Buongiorno, Lara. Temo anche per i booktrailer (temo è una parola grossa), dunque.
ottobre 27, 2011 alle 8:54 am |
Be’, il booktrailer in questione dura più di 45″, quindi ricade, se non capisco male, nella necessità di tutelare e sganciare.
ottobre 27, 2011 alle 8:55 am |
A proposito: buongiorno
ottobre 27, 2011 alle 9:00 am |
Ci sto. Anzi, rilancio. Raccontiamo i trailer che vorremmo e non ci sono (e che non ci saranno mai, a questo punto). I nostri libri preferiti, ma anche romanzi che non esistono, inventati da noi o da altri.
Il trailer del Necronomicon, te l’immagini? O Storia del Quidditch? Psudobiblium, pseudotrailerum.
Inventiamoci sceneggiatori e registi.
Intanto comincio col rilanciare la tua protesta su faccialibro.
ottobre 27, 2011 alle 9:02 am |
Vai, in mezzo alla segale
E che sia grandioso, il trailer del necronomicon.
ottobre 27, 2011 alle 9:18 am |
Fatto, ho propagato su faccialibro. Appena ho un po’ di tempo mi metto a sceneggiare i booktrailer che non esistono.
E se ne facessimo un concorso?
ottobre 27, 2011 alle 9:19 am |
Grazie! Un concorso forse potrebbe inficiare l’idea di protesta…ma se qualcuno è bravo a smanettare potremmo farne un sito
ottobre 27, 2011 alle 9:19 am |
nessun regista.. tutti video-registi..!
ottobre 27, 2011 alle 9:32 am |
Anni fa ho partecipato a un concorso di video grafica, ma non ho potuto avere una copia del dvd. Pare che la siae dovesse tutelare me autore da me diffusore di opere protette. Qualcosa del genere.
ottobre 27, 2011 alle 9:37 am |
Davvero un abominio questa notizia. Ne avevo letto anche io nei giorni scorsi. Pare che la SIAE si stia facendo prendere dalla strizza di non riuscire più a raccattare soldi in un’epoca in cui, ormai, i diritti d’autore sono un concetto sorpassato e che andrebbe rivisto sotto nuove forme.
ottobre 27, 2011 alle 9:38 am |
Scusate la domanda forse poco pertinente, ma…un trailer non è forse un mezzo pubblicitario attraverso cui si cerca di incoraggiare il pubblico alla visione di un determinato prodotto? Quindi impedirne o renderne più difficoltosa la diffusione non è un controsenso rispetto a ciò che il trailer è stato creato per fare? MA SONO SCEMI???
PS: bello il trailer raccontato.
ottobre 27, 2011 alle 9:44 am |
E’ una follia e un’ultima spiaggia (per loro).
ottobre 27, 2011 alle 10:11 am |
È una follia anche dal punto di vista della Siae. Più pubblicità = più biglietti / libri / CD venduti = più introiti per la Siae.
Meno trailer, meno introiti. È suicida, oltre che vergognoso.
ottobre 27, 2011 alle 11:12 am |
Follia tra le follie: i booktrailer dei miei due fantasy portano la colonna sonora composta da mio fratello Fabio, compositore iscritto alla SIAE. Volete vedere che non li posso più utilizzare?
Senza parole (però mi accingo a farli attraverso cronaca).
ottobre 27, 2011 alle 11:15 am |
Fabrizio: ovvio che non li puoi più utilizzare, perlomeno non gratis. Che l’autore sia tuo fratello non ti esime dal pagamento del pizzo.
ottobre 27, 2011 alle 11:17 am |
Hai detto bene: pizzo.
ottobre 27, 2011 alle 11:29 am |
Dovrai pagare tuo fratello attraverso la Siae, pare…
ottobre 27, 2011 alle 11:49 am |
La Siae con i ricavi si automantiene, e basta. L’enorme carrozzone si finanzia pretendendo il pizzo, ma non c’è nessuna reale ricaduta positiva. Dovremmo suonare le nostre trombe fino a sgretolarne le mura, come Gerico.
ottobre 27, 2011 alle 11:57 am |
Ma le mura sono già sgretolatissime. Più che altro questa faccenda dovrebbe servire di monito a tutti coloro – produttori cinematografici, editori ecc. – che pensano di usare la rete come gli altri mezzi preesistenti.
ottobre 27, 2011 alle 12:42 pm |
Ecco qui Brazil:
http://andreacattaneo.tumblr.com/post/11989021023/brazil-a-parole
Se ci capite qualcosa siete dei geni (oppure siete Terry Gilliam…).
ottobre 27, 2011 alle 12:43 pm |
Grandissima!!!
Aggiungo quella di Giovanni Arduino, postata su Facebook:
Pettinatura a scodella. Jeans strappati al ginocchio. Chiodo. Chuckies. Si muovono. Suonano. Iniziano. Finiscono.
(Questo è l’unico video dei Ramones che secondo la SIAE potrei postare o “embeddare” senza problemi di balzelli)
ottobre 27, 2011 alle 3:54 pm |
Ma grazie!
ottobre 28, 2011 alle 12:20 pm |
Siae=parassita
ottobre 28, 2011 alle 3:33 pm |
Si segnala questo:
http://www.webnews.it/2011/10/28/trailer-affair-youtube-garante-embed/
Contraddizioni a non finire, pare
ottobre 29, 2011 alle 8:27 am |
Ci sto, Lara. Che bella idea
scusa il ritardo nella risposta (giorni incasinati…).
ottobre 29, 2011 alle 10:53 am |
A chi lo dici
Evvai!
ottobre 29, 2011 alle 12:11 pm |
Prima o poi i 50enni che stanno a capo di queste organizzazioni dovranno pure andare in pensione, no? Forse allora ci metteranno qualcuno che abbia una minima idea di come funziona internet. O eventualmente falliranno prima, il che sarebbe anche più sano. Vedremo.
ottobre 29, 2011 alle 1:52 pm |
I am not a pixel: non penso sia una questione di età. Pensa anche agli sfracelli fatti da giovanissimi dieci anni fa in piena Net Economy. No, è una questione di apertura mentale, che ci vuole nei due casi: chi di Internet non sa nulla e chi ne sa…troppo.
ottobre 30, 2011 alle 8:12 am |
E non dimenticare chi di internet ha paura! Perché il problema grosso è quello. In Italia siamo così arretrati sulla diffusione di internet perché sono in molti a pensare che la libera diffusione di contenuti e prodotti provochi una crisi nel mercato ed una perdita di valore dei prodotti. Non capendo assolutamente nulla di economia, a mio parere.
ottobre 30, 2011 alle 9:25 am
Già. Ogni tanto penso che qualcuno dovrebbe riscrivere Apocalittici e Integrati di Eco. Perchè mi sembra che la situazione sia esattamente questa.