La spaventa la ripetitività?
E’ molto pesante in tutto quello che sta attorno allo scrivere. Il momento in cui pensi a un libro o lo scrivi la ripetitività non conta nulla. Perché il talento dell’artigiano è di essere nato per fare quel certo gesto. In fondo, se non ci si emoziona nello scrivere vuol dire che non si era portati per fare quello.
Quanto è importante l’ispirazione?
In senso romantico non esiste più l’ispirazione. Era il nome che una certa civiltà dava a quella cosa. E noi non usiamo neanche la furbizia che c’era dietro quel nome. Non serve più. Però è vero che accadono due cose: una è l’attimo di nitore che hai quando scegli di fare proprio quel libro e non i restanti tre che hai in testa. L’altra è che ci sono dei momenti in cui effettivamente scrivi meglio, sei uno stato di felicità narrativa. Come accade a una squadra di calcio. Improvvisamente undici giocatori trovano la mezz’ora in cui giocano divinamente. Ma alla fine la forza di un libro sta nel duro lavoro, è il raccolto di una semina mostruosa.
(Intervista di Antonio Gnoli ad Alessandro Baricco, Il Venerdì)
Etichette: Alessandro Baricco
ottobre 28, 2011 alle 9:08 am |
“Ma alla fine la forza di un libro sta nel duro lavoro, è il raccolto di una semina mostruosa”. Questa l’ha un po’ rubata a King però… Comunque sono d’accordo anche io
ottobre 28, 2011 alle 9:16 am |
Stupiamoci
Sì, non suonava molto nuova.
ottobre 28, 2011 alle 10:36 am |
Io, però, la penso diversamente riguardo l’ispirazione: ho quella visione romantica che lui crede non esista più.
ottobre 28, 2011 alle 10:44 am |
Leggo. Forse, però, si riferisce al nome. Il “qualcosa”, che Baricco chiama nitore, c’è comunque.
ottobre 28, 2011 alle 11:43 am |
Ah, Baricco, Barrico! Devo ringraziarlo perché nei suoi momenti di nitore sceglie solo un romanzo e non quattro, ma ho il sospetto che possa scegliere male. Ed ora che mi sono conquistata il mio posto all’inferno… XD
L’ispirazione che ha Baricco io la chiamo insieme di connessioni neurali. Non ha un nome così romantico, lo so. E’ quel fenomeno che mi fa dire che le idee migliori vengono quando stai a letto, in quel delizioso stato di dormiveglia. Ancora meglio quando si dorme, per cui i creativi dovrebbero seriamente ascoltare i loro sogni. Quando abbiamo quel lampo di genio inatteso è solo la nostra mente che ha lavorato di continuo in sottofondo, senza che noi ce ne accorgessimo, e ha prodotto un’idea.
L’ispirazione esiste ancora, e per fortuna.
ottobre 28, 2011 alle 3:34 pm |
A me le idee migliori vengono camminando, a rischio di essere investita da tutto ciò che circola su due e quattro ruote.
ottobre 28, 2011 alle 4:23 pm |
Anch’io come dalailaps credo che non sia corretto dire che l’ispirazione, che è più della felice congiuntura che ti fa prendere l’abbrivio ed il ritmo giusti, non esiste più.
Ed anch’io produco molto camminando.
Se non è romantico scrivere camminando… cosa lo è?
ottobre 28, 2011 alle 5:22 pm |
Forse è…che non riesco a considerarlo romantico. Continuo a sentirlo come un “clic” che ti permette di passare dall’altra parte
ottobre 28, 2011 alle 6:20 pm |
In effetti il “clic” è pratico.
“Romantico” è un aggettivo pesante, che difficilmente riesce a liberarsi delle palle al piede dei tramonti e dei violini :p
ottobre 29, 2011 alle 10:55 am |
Ma sai che bisognerebbe ridargli senso, a questa parola?
ottobre 29, 2011 alle 12:10 pm |
Giustappunto.
Oggi per me il romantico sta acquistando il significato di qualcosa che ri-crea una distanza tra le persone (o tra persone e cose, tra persone ed obiettivi), uno spazio che permetta di vedersi e anche sfiorarsi ma insufficiente a toccarsi.
Entro quello spazio si ricostituiscono la dignità ed il desiderio.
In un certo senso, più pratico che ideale, vale anche per il rapporto tra scrittore e pagina (di qualunque tipo essa sia: bianca e porosa, virtuale e fluida…).
Buon sabato.
ottobre 29, 2011 alle 1:53 pm |
Bellissima definizione, Denise. Davvero!
ottobre 29, 2011 alle 6:37 pm |
Mi hai fatto venir voglia di scriverci più di un commento: ho salvato una bozza, che spero diventerà col tempo una serie intera di interventi.
In settimana, presumo, ti pingbackerò (eheh).
ottobre 29, 2011 alle 6:44 pm |
Ben felice. Disponibile anche per post a distanza concordati
novembre 3, 2011 alle 6:09 am |
[...] apprezzo e commento questo intervento di Laramanni sul suo blog. Due domande a Baricco, due risposte, in una delle quali il narratore [...]