Archive for gennaio 2012

Sostiene Franzen

gennaio 31, 2012

Accipicchia come si arrabbia Jonathan Frenzen. Argomento: gli eBook. Questioni sul tappeto: due. Una estetica, una economica.
Numero uno:

“C’è chi ha lavorato duramente per per scivere in un certo modo, esattamente come avrebbe voluto. Ne era così sicuro da stamparlo a inchiostro su carta. Uno schermo dà sempre la sensazione che potremmo cancellare o spostare tutto questo. Per una persona appassionata di letteratura come me, [il testo in versione ebook] semplicemente non è abbastanza permanente… (la permanenza)  per  i lettori seri è una parte dell’esperienza. Tutto il resto è fluido nelle nostre vite, ma un testo è qualcosa che non cambia”.

Numero due:
“La tecnologia che mi piace è quella dell’edizione tascabile di Libertà (il suo ultimo romanzo, ndr). Anche se la bagno, funziona lo stesso. E funzionerà tra 10 anni. Perciò non è particolarmente strano che ai capitalisti non piaccia: è un cattivo modello di business”.

Tagliente, e con un rischio: quello di scivolare nel passatismo facendo così scivolare  in secondo piano gli interrogativi su come il mercato degli eBook (nel modo in cui è attualmente gestito da Amazon) rischi di non apportare novità positive nel mondo dei libri.

Continua…

 

Il discount dei libri?

gennaio 30, 2012

La questione del prezzo dei libri. Ci torna Repubblica qesta mattina, ricordando che dopo i volumi a 9,90 di Newton Compton (che  tengono i primi posti in classifica…da quanto? Quasi un anno?), la collana “Libellule” di Mondadori raggiunge i primi posti. E poi ci sono  “Time Crime” di Fanucci (a 7,70 euro) e la collana di Gems che arriverà a marzo,  Tre60″, al prezzo di 9,90. Per lo stesso periodo, arriveranno anche i tascabili di Instar. Insomma:

“Anche il confronto tra i dieci bestseller del gennaio 2012 e quelli dello stesso mese del 2010 mostra un taglio della spesa oltre il 10 per cento (il costo medio di un volume è passato, più o meno, da 16 a 14 euro). In tempo di crisi, a decidere la fortuna di un libro può essere anche il prezzo di copertina”.

E’ quel che si diceva la settimana scorsa.  Basterà a far leggere di più? Non lo so. Ma sul blog leggesulprezzodellibro ho trovato la lettera di un libraio, Paolo Deganutti,  a Monti. E dal momento che la trovo interessante, e che può aprire una discussione sul merito, la riprendo.

“Signor Presidente,

Sul Corriere della Sera di oggi lei dichiara:”Da sempre lavoro perché l’ Italia somigli il più possibile alla Germania”. L’ ammirazione per il mondo tedesco è condivisibil… e, a mio parere, particolare per la confinante Austria – con cui Trieste ha storici legami – dove, pur essendo un piccolo paese privo di poderoso apparato industriale, si è sviluppata un’ economia sociale di mercato a cui si è saputo unire il rispetto per la tradizione.

Nei suoi viaggi europei lei avrà certamente visitato le librerie tedesche. E avrà notato che in Germania e Austria non viene praticato alcuno sconto sui libri perché è vietato per legge ( in Francia e Spagna lo sconto massimo consentito è del 5%). Ciò nonostante “ I giovani tedeschi amano leggere “ come titolava il quotidiano economico Italia Oggi del 7 gennaio riportando una autorevole ricerca, non solo, ma “quasi nessuno di loro sceglie l’e-book” elettronico ma preferisce la carta. In Italia invece, dove da anni si sono introdotte nel mondo del libro tecniche di marketing da supermercato con sconti e offerte speciali a raffica, i giovani leggono molto poco e i lettori sono addirittura calati mentre restiamo da anni al terz’ultimo posto in Europa quanto a lettura di libri nonostante le superofferte.

Come professore di economia ha certamente ben presente la stretta correlazione fra indice di lettura di un paese e il suo PIL ed è per questo che paesi importanti come Germania, Francia, Spagna, Austria hanno severamente regolamentato gli sconti sul mercato del libro ritenuto strategico per consentire lo sviluppo di una rete di librerie indipendenti, garanzia di diffusione della cultura e di pluralismo. Evidentemente la diffusione della lettura non è una questione di sconti che, in realtà, in Italia vengono praticati su prezzi civetta gonfiati apposta dagli editori che hanno facoltà di imporre il prezzo stampandolo sulla copertina. I libri potrebbero costare di meno tutto l’ anno se i prezzi non inglobassero i costi di campagne commerciali a suon di sconti con cui è stato drogato il mercato da anni, senza alcun risultato positivo. Molti pensano che i libri nelle librerie siano in deposito mentre in realtà sono acquistati presso editori e distributori con sconti che per il libraio indipendente sono anche della metà di quelli praticati alle Catene e alla Grande Distribuzione. Vi è libertà di concorrenza se alle librerie indipendenti lo sconto è del 25% e alle Catene del 50%? Nel suo primo decreto SalvaItalia si legge che sono considerate casi di pratica commerciale sleale le condizioni commerciali praticate da produttori e distributori che discriminino farmacie e parafarmacie ( i farmaci hanno il prezzo imposto come i libri). Che dire invece delle condizioni commerciali che discriminano fra Librerie Indipendenti e Catene, Grande Distribuzione e Internet? Si arriva al doppio di margine. Dove va a finire la pari opportunità? Come può un giovane aprire una libreria se si trova subito strangolato dalla concorrenza di Catene e supermercati a suon di sconti che nel suo caso assorbono più di metà del margine e addirittura lo superano nel caso dei testi scolastici e universitari? Quando lei, signor presidente, gira nei grandi paesi europei potrà trovare librerie con giovani preparati e sereni anche nei piccoli centri mentre da noi le librerie indipendenti si stanno estinguendo. Giovani librai sereni perché in Germania, oltre al divieto di sconto, non è consentito che un Editore diventi dettagliante aprendo una Catena di librerie in concorrenza con quelle indipendenti. Si pensi a Mondadori, che da solo detiene oltre un terzo del mercato librario che ha oltre 550 punti vendita affiliati: ha forse difficoltà a praticare lo sconto del 15% ai lettori, massimo consentito dalla legge italiana, facendo concorrenza alle librerie indipendenti che rifornisce a condizioni più sfavorevoli Ma si pensi anche alle Feltrinelli, alle Giunti e Ubik legate al gruppo Longanesi. In realtà il mercato del libro italiano è gestito a livello di produzione, distribuzione e dettaglio da un oligopolio di pochi grandi gruppi editoriali. Mondadori, Rizzoli, LonganesiGEMS-Giunti, Feltrinelli. In altri paesi questo non sarebbe consentito e visto come una minaccia al pluralismo e alla libera concorrenza. In Italia invece il mercato del libro è sostanzialmente bloccato dai grandi gruppi editoriali e dai loro distributori.

In Italia è consentito che Editori facciano i dettaglianti così come lo fanno Grossisti e Distributori, anche via Internet. E’ chiaro che avendo i libri a prezzo di produzione o di grossista possono fare una concorrenza spietata eliminando le librerie indipendenti, ed anche i giovani entusiasti che vorrebbero aprirle, mirando al controllo totale di un mercato strategico come quello culturale. Una libreria di catena o un distributore via Internet hanno bisogno di poco personale: una libreria indipendente di molto, qualificato e più costoso.

La prego, Signor Presidente, di far somigliare – magari per decreto – il mercato del libro italiano a quello tedesco: Editori, Grossisti e Librai che facciano ognuno il suo mestiere senza invasioni di campo con pari opportunità e uguali condizioni commerciali, niente sconti ma prezzi bassi tutto l’ anno se non su tutti i libri almeno sulle novità degli ultimi 9 mesi.

Otterrà un ribasso generale dei prezzi di copertina, una rete capillare di librerie e una moltiplicazione di posti di lavoro per giovani culturalmente preparati ma disoccupati come ero io quasi 40 anni fa.

E non costerà niente allo Stato “.

 

Zenpost

gennaio 27, 2012

Ho una domanda.
Girovagando su Internet, noto che un numero crescente di blogger si spertica in lodi nei confronti di editori italiani di ebook.
Ho dimenticato la domanda.

 

Parole, parole, parole

gennaio 26, 2012

Questa volta, rigorosamente a  blog unificati  con Giovanni Arduino come ogni mercogiovedì che si rispetti, ci siamo voluti divertire. Perché con le parole si può e si deve anche giocare. A volte sono intercambiabili. Soprattutto se vengono usate le presentazioni, le quarte, le alette di alcuni recenti romanzi su fiori, profumi, spezie, doni e diamanti. Campionandole, mixandole ma non modificandole. Un mash-up, quasi. Se volete, potete provarci anche voi. Le fonti le trovate poco sotto, debitamente linkate.
Nessuno vuole dare lezioni, beninteso. Nessuno vuole dire che il re è nudo. Nessuno vuole offendere chicchessia, ci mancherebbe. A volte basta il divertimento, come sopra. Però, alla presentazione che abbiamo creato, dobbiamo ancora trovare un titolo. Ci penseremo. Ci penserete?

Amy Bratley, Amore, zucchero e cannella (Newton Compton)
Karen Swan, Un diamante da Tiffany (Newton Compton)
Melissa Hill, Un regalo da Tiffany (Newton Compton)
Vanessa Diffenbaugh, Il linguaggio segreto dei fiori (Garzanti)

Juliet aspetta da una vita questo momento. Finalmente una casa da dividere con Simon, un vero e proprio nido d’amore invaso da profumi di torte appena sfornate e pieno di piante di cui prendersi cura. La lavanda per la diffidenza, il cardo per la misantropia, la rosa bianca per la solitudine. Ma il sogno è destinato a svanire, soprattutto se il destino ha altre idee a riguardo: la prima notte nel nuovo appartamento, il giorno della vigilia di Natale, Juliet scopre che Simon l’ha tradita. Il suo cuore è a pezzi, il dolore insopportabile, quella casa tanto desiderata d’improvviso è ostile, dopo aver scoperto la terribile verità. Niente pare esserle d’aiuto. Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri. Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. E allora, New York, Parigi, Londra: quale sarà la città per iniziare una nuova vita? Sa che è il momento di voltare pagina e ricominciare,  in un viaggio alla scoperta di una se stessa che non conosceva. E se un giorno il passato lasciato alle spalle dovesse all’improvviso tornare? Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. L’unico capace di estirparla è Grant, un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei, che le regala dei semi di fiori, ogni volta diversi, da piantare e far crescere, come in un romantico messaggio cifrato…

Perchè per una volta scriverò su commissione

gennaio 25, 2012

Ebbene sì, lo farò. Ma non lo farò per un editore, anche se questa sembra essere una tendenza emergente. Lo farò per uno o una di voi. Perché il contest legato all’uscita di Tanit è un po’ diverso dal solito.
Oggi è on line il sito di Tanit, dove troverete le spiegazioni tecniche. Quella personale vorrei darla io.  E’ vero, chi invierà la miglior fanart o fanfiction o il miglior fanvideo riceverà in cambio un racconto. Lo scriverò io su indicazione precisa del vincitore. Sarà lui, o lei, a dirmi se lo desidera di un genere preciso (horror? fantasy classico? steampunk? fantascienza? western? giallo? urban fantasy?). Sarà lei, o lui, a dirmi se lo vuole ironico, umoristico, drammatico, con lieto o catastrofico finale. Sarà lei, o lui, a dirmi in quale epoca ambientarlo e quali personaggi inserire. Io accetterò la commissione, e scriverò: e il racconto sarà solo e unicamente suo.
Perché un premio simile? Forse avreste preferito un eReader, o un altro gadget: mi rendo conto che si tratta di una piccola sfida, e provo a spiegarne i motivi.
Perché un tempo funzionava così: un tempo esistevano i committenti e gli esecutori.
Perché oggi si finge, molto spesso, che siano i lettori i committenti e che si dà loro quel che chiedono. Ma non è esattamente così che funziona: io penso che nella gran parte dei casi si dia loro quel che si ritiene desiderino.
E allora, poche storie: stavolta lo facciamo davvero. La mia tastiera vi appartiene ed eseguirà fedelmente le vostre indicazioni.
Ma prima, partecipate: è possibile farlo da oggi al 17 febbraio, inviando le vostre creazioni a lain@fazieditore.it . Sul sito troverete il secondo capitolo di Tanit da sfogliare e da cui prendere ispirazione.
Vi aspetto.

Pizza, fichi, libri

gennaio 24, 2012

Su Affari Italiani esce un intervento di Daniela Di Sora della Voland. Si parla di prezzo del libro, e si annuncia che il prossimo romanzo di Amélie Nothomb sarà in vendita a 9 euro, “il prezzo di un cinema o di una pizza”.  Qua e là, si segnala l’ingresso in classifica di libri che sono sotto i 10 euro.
Va benissimo. Però mi interrogo anche un po’ sul criterio di scelta. Se basta abbassare precipitosamente il prezzo di copertina per entrare in classifica, qualche domanda su lettori e lettura, penso, vada posta.

Ps. Per quanto riguarda Tanit, date sempre un’occhiata alla colonnina di destra. Ci sono novità.

Trecento (cinquantamila)

gennaio 23, 2012

Immagino che lo abbiate già letto: mancano all’appello, secondo l’Istat, settecentomila lettori, la metà dei quali sono lettori  forti, ma che nel 2011, a quanto pare, non hanno aperto neanche un libro. Un bel problema, dal momento che il nostro paese non brilla per quantità di lettori: tanto che il cosiddetto lettore forte è semplicemente qualcuno che legge un libro al mese. Dodici l’anno: pochi, pochissimi.
Eppure, nel 2011 in trecentocinquantamila non hanno aperto neanche quei dodici libri, spingendo esperti e ricercatori a chiedersi il perché. Bella domanda. Posso provare a rispondere per me, lettrice che divora ben più di una dozzina di titoli annuali. Forse perché, a fronte dei tanti libri pubblicati, è diventato più difficile trovare qualcosa che ti appassioni. O forse perché da tutte e due le parti (editori e lettori) è venuta meno la voglia di rischiare: me lo diceva ieri sera un amico, e credo che abbia perfettamente ragione. Si va sul facile, sul “già letto”, si cerca (da tutte e due le parti) di reiterare qualcosa che è già piaciuto. Ma, alla lunga, stanca.
Un paio di giorni fa uno degli esperti suddetti dichiarava: “Chi oggi legge un libro o entra in una libreria non è detto che domani continui a farlo. Molto dipende dall´offerta: titoli, prezzi, distribuzione, nuovi autori. Il lettore deve essere riconquistato ogni volta da chi i libri li fa, e da chi li vende”.
Ma, aggiungo io, deve forse a sua volta ritrovare la voglia per stupirsi e battere strade ignote. Questo, prescindendo da tutti i discorsi (corretti) che si possono fare su crisi economica e prezzo dei libri.

 

 

La narrativa strana e il megablitz Fbi

gennaio 20, 2012

La chiusura di Megavideo e Megaupload ha occupato gran parte delle discussioni su Facebook, ieri sera. Giustamente.  Mossa pessima e miope, per un’infinità di ragioni (una: io continuo a pensare che quando film e libri sono davvero buoni, si preferisce pagare il biglietto o il prezzo di copertina. Su Megavideo guardo solo i film che non andrei mai a vedere in sala). Suppongo che non sarà l’ultimo episodio: ma che Internet stia mutando (e non in meglio) è una sensazione che ho da tempo.
Seconda segnalazione: esce per Isbn il nuovo libro di Douglas Coupland, “Le ultime cinque ore”. Viene lanciato come romanzo distopico, anche se ingabbiare Coupland in un genere è, secondo me, impossibile.  Comunque c’è anche una sua intervista (su Repubblica, non on line) dove si delinea una definizione molto personale di fantascienza:

Le ultime cinque ore sembra un libro di profezie.
«Io lo vedo più come un racconto di eventi del presente, come amplificati. Credo che la fantascienza sia più o meno tutta così. Sono appena stato a un simposio letterario in Florida (KWLS. org) dove il tema di quest´anno era Il Futuro. Ho passato tre giorni con William Gibson e Michael Cunningham, Margaret Atwood e Jonathan Lethem, e la cosa su cui eravamo tutti d´accordo era che la fantascienza ormai è quasi sempre il presente lievemente modificato. Se la narrativa diventa più strana è perché il presente è sempre più strano. La paura del futuro è sempre direttamente proporzionale al tasso di cambiamento delle tecnologie di comunicazione di un paese».

La definizione di narrativa “strana” non è male, comunque.

Ps. Per gli interessati: tenete d’occhio il colonnino di destra su Tanit. C’è l’indirizzo di una pagina Facebook e nuovi meme, e fra non molto aggiungerò altro. Parecchio altro.

Cari signori miei

gennaio 19, 2012

Post del mercogiovedì a blog unificati con Giovanni Arduino, come sempre, un po’ dopo aver letto recentemente questo e quest’altro, un po’ dopo aver fatto un bel giro per la nostra adorata rete due punto zero.   

Cari signori miei, se per promuovere un vostro libro o farne parlare, con le rare e debite eccezioni del caso, tutto quello che sapete combinare è:

-    creare profili su facebook della vostra casa editrice (con aggiornamenti di stato del tipo: “ciao! come state! che cosa avete letto di bello stamattina?!?”)
-    creare profili su facebook dei romanzi che editate (dove viene ripetuto almeno cinquanta volte il testo della quarta di copertina)
-    creare account twitter della vostra casa editrice (riportando di solito stralci minimali delle recensioni cartacee o i link a quelle online)
-    creare fake di twitter/facebook basati sui protagonisti dei vostri libri (“molto transmediale”)
-    imbastire tumblr con foto solo di biblioteche, librerie, copertine dei vostri tomi o citazioni dagli stessi o dai “grandi” della letteratura (grazie, le troviamo anche da soli, il web esiste al di fuori di voi, e poi al cinquantesimo scampolo di Prévert ci coglie lo stranguglione)
-    pasticciare con wordpress e aggiornarlo sì e no una volta al mese
-    edificare siti istituzionali autocelebrativi con orge a base di java, flash, plug-in impenetrabili e lame rotanti
-    produrre e uploadare su YouTube booktrailer che ricordano orribilmente le diapositive che eravamo costretti a vedere da bambini dopo le vacanze estive
-    spammare con recensioni estasiate di libri da voi pubblicati tutte le piattaforme di vendita online e di social reading (per poi venire stanati)
-    riempire di stellette, cuoricini o mipiace qualsiasi social (per poi venire stanati)
-    incazzarsi pubblicamente per essere stati stanati, negare l’evidenza e/o farsi beffe degli utenti che hanno espresso pacatamente un giudizio che non vi garba (e rinfocolando così l’odio e i flame degli immancabili troll per cui voi siete e sempre sarete Male, Mafia e Corruzione)
-    inviare e-mail melliflue a certi blog letterari, di fatto esigendo la messa in evidenza dei vostri comunicati stampa e chili di recensioni positive. Come merce di scambio, qualche volume omaggio per i frequentatori assidui nonché sparuti e preziosi gadgettini, dalla t-shirt fluo in elastan al set cinese per la pedicure con sopra il vostro logo
-    incazzarsi minacciosi perché ogni tanto i blogger più accorti e onesti vi rispondono picche (“ma tu sai con chi stai parlando, ragazzina?!?!”)
-    investire migliaia di euro in inutili abomini della cartotecnica (da espositori ad addobbi per le ormai pochissime librerie che ancora vogliono sobbarcarsene)
-    creare “campagne virali” dopo aver letto due post di Mashable  e un articolo di Wired

Insomma, se ancora (anzi: dato che ancora) siete fermi a questo o poco oltre, con le dovute eccezioni come da preambolo, perché non due chiacchiere con noi? Magari potremmo farci un paio di risate tutti assieme. L’invito è aperto anche ad altri, naturalmente. Magari ha ragione chi ha scritto che la tecnologia e un presunto know-how in materia non sono mai stati usati così male come nel mondo del libro. Sapete dove trovarci (forse sì, forse no). Senza rancori e con tanta, tanta allegria, il vostro dinamico duo.

Una bambina di neve e una bambina nera

gennaio 18, 2012

Su Carmilla, questa mattina, c’è una mia recensione de La bambina di neve di Eowyn Ivey. Più che una recensione canonica, anzi, è una riflessione su come il fiabesco entra nel romanzo fantastico contemporaneo: argomento su cui occorrerebbe scrivere un saggio, lo so.  Mi sono limitata a qualche pennellata, ma vorrei riprendere l’argomento, che non è affatto secondario.
Su questo blog, invece, ho creato nella colonnina di destra una sezione Tanit. Se controllate, oltre alla segnalazione del tumblr dove continuo a postare indizi, ci sono due novità. La trama e…Scopritelo da soli.


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