Le mille bolle self

Apro il computer (in ritardo, perché litigo da due giorni col medesimo) e trovo una nuova puntata dell’inchiesta di Affari Italiani sul self-publishing. Marcello Vena (Rizzoli) dice un paio di cose interessanti. Intanto:

“Il self-publishing è il tormentone del momento. Fa notizia e quindi se ne parla. Il buzz ricorda per certi verso il fenomeno della bolla delle dotcom alla fine degli anni ’90 dove il paradigma della new economy delle dotcom su internet imperava e la old economy delle imprese brick-and-mortar era condannata a morte. Poi la bolla è scoppiata e si è scoperto che la old economy non era da buttare via, senza nulla togliere alla new economy…”.

E poi:

“Il self-publishing visto come opportunità di mettere in commercio, senza coinvolgimento attivo dell’editore, un libro in formato digitale non è che una rivisitazione in chiave moderna del vecchio vanity press cartaceo. Ecco forse sarebbe meglio chiamarlo vanity press digitale”.

E infine:

Una vanity press digitale non garantisce affatto una maggiore qualità, anzi rischia, salvo eccezioni, proprio di abbassare la qualità media dei prodotti. La capacità di consumo dei libri da parte dei lettori è molto limitata per ragioni di tempo. Infatti il costo maggiore per un lettore è generalmente il tempo che è necessario per leggere. Il tempo del lettore è la risorsa scarsa che dobbiamo servire al meglio. Nel mondo digitale il ruolo dell’editore di qualità dovrà essere ancora più forte per contrastare il rischio ‘spamming di contenuti’ che è naturalmente molto più alto rispetto al mondo cartaceo. Crediamo pertanto che si possa e debba affiancare all’editoria tradizionale un nuovo paradigma per far crescere nuovi autori, far crescere i prodotti e far crescere la cultura del Paese. E’ in questa direzione che stiamo guardando”.

Domandina: ma quale sarà “il nuovo paradigma”? Perchè mi sembra che sia questa l’araba fenice del momento.

 

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20 Risposte to “Le mille bolle self”

  1. Marco Says:

    Seeee, il “nuovo paradigma”…classico modo raffinato per dire “non ci capiamo una cippa, di come risolvere i problemi posti dal self publishing, e andiamo a tentoni”.
    Che poi va bene, andare a tentoni. Che palle un mondo dove gli effetti di qualsiasi innovazione siano già noti e descrivibili a priori:-)

  2. Lara Manni Says:

    Ma un editore può entrare nel self publishing? Me lo chiedo sinceramente.

    • Caterina Says:

      Il problema secondo me, Lara, sta nel fatto che sembra un ossimoro dire che l’editore possa entrare nel self publishing. Proprio perché il self publishing è il diventare editori di se stessi. L’editore da sempre è stato “altro” rispetto all’autore, era l’entità che sceglieva (da cui tutta la diatriba sulla qualità) ciò che valeva la pena essere pubblicato. La verità è che l’editore fa anche molto di più, come ci siamo già detti più volte, corregge, sistema, fa marketing (in tutti i suoi aspetti, dalla copertina alla promozione), sostiene, prezza etc etc etc. La domanda quindi potrebbe essere: esisteranno delle redazioni e dei dipartimenti marketing che arriveranno in supporto degli autori che fanno self publishing? E se sì come verranno remunerati? Dall’autore stesso?

      So che Murakami, quando ha pubblicato l’ultimo libro in Giappone, lo ha fatto solo attraverso itunes senza l’editore (è parzialmente tornato sui suoi passi solo in un momento successivo), ma so anche che Murakami appunto ha, da anni, al suo fianco un editor dedicato e alcune persone che gestiscono la sua comunicazione (ufficio stampa e ufficio marketing), in più ha a libro paga un agente di un certo tipo.
      Insomma Murakami paga un lavoro (e lo faceva già prima) che in genere fanno le case editrici.

      Chi, con il self publishing (a parte i soliti noti) potrà permetterselo?
      Come dice Marco… il paradigma (ovvero non ci capiamo un tubo) deve ancora delinearsi…. il modello economico viene sovvertito e ancora non si capisce come e in che misura girerà la macchina economica per sostenere tutto questo.
      Perché alla fine, purtroppo, a mio parere di questo si parla.

      Se invece discutiamo di qualità… ai posteri l’ardua sentenza. Io sono per il pluralismo, ma è vero che i lettori dispongono non solo di un paniere economico, ma anche di un paniere di tempo libero da dedicare alla lettura e il moltiplicarsi dell’offerta non porterà al moltiplicarsi di tale tempo. In a few words, le scelte forse potranno farle i lettori? Come? Attraverso la lettura di alcuni blog a cui sono affezionati? Il passaparola? Il marketing virale? Boohhhh

  3. terzapersona.wordpress.com Says:

    Forse semplifico troppo, ma a me sembra una contraddizione in termini (che un editore entri nel self publishing, dico)

  4. sifalciaSilvio Says:

    Di riflesso, da lettore: amazon.it è invasa da ebook self-published e scegliere cosa acquistare è diventato arduo: Bisognerebbe rendere evidente da subito, in vetrina intendo, la differenza…

    • Caterina Says:

      Ecco SifalciaSilvio ha già delineato il problema… il tempo della scelta… se c’è un’invasione di prodotti, il problema è come scegliere…
      Il tempo è sempre poco e purtroppo il moltiplicarsi dell’offerta rende la scelta molto più difficile… a chi affidarsi per scegliere? Chi ascoltare? Come valutare tra migliaia di proposte visto che tutti possono pubblicare?
      Lo stesso problema si è posto su internet per le molteplici info che il web passa, col tempo ognuno di noi ha imparato a scremare. La differenza è che il web è da sempre gratuito e ognuno di noi ha potuto sperimentarlo ampiamente senza costi.
      Come si fa con un bene che prima di essere testato deve essere acquistato?
      Ripeto ho molte domande ma poche risposte

  5. Lara Manni Says:

    E infatti: chi potrà permetterselo (mi riferisco a quanto raccontato da Caterina) si pagherà un editor. E gli altri?
    E, sì, terzapersona, anche a me sembra una contraddizione in termini, dal momento che il paradigma non è noto….

    • Caterina Says:

      Gli altri pubblicheranno libri non editati… non necessariamente meno di valore, ma sicuramente meno curati.
      E dimentichi la promozione… Chi potrà permetterselo pagherà anche quella? Gli altri?
      Penso che alla fine della fiera la scrematura sarà alla base, chi non potrà fare certe cose, col passare del tempo, deciderà di non pubblicare…

  6. Giobix Says:

  7. Valberici Says:

    Io continuo a vedere un “pericolo” solo in caso di un monopolio. E il monopolio a cui mi riferisco è quello di chi vende, non di chi produce. Tanto per intenderci, è Amazon che mi fa paura, non certo le nuove possibilità. Sono i venditori che mi “spaventano”.

  8. Davide Malesi Says:

    Il “nuovo paradigma” rischia di diventare un modello che, a tutto vantaggio dell’editore che lo gestisce, gli consente di pescare con la dinamite nelle acque del self-publishing. Senza pagare nulla.

    Il contratto ideale per l’editore sarebbe una sorta di opzione “a costo zero”, in cui l’autore si autopubblica su una piattaforma di self-publishing gestita dall’editore Taldeitali. Se il libro ottiene un riscontro presso il pubblico, l’editore Taldeitali ha una opzione secca su di esso: per farne una versione cartacea, commercializzarlo in un’altra collana, cambiare il prezzo etc.

    Non mi stupirei se, da qui a qualche tempo, si diffondessero opzioni di self-publishing di questo tipo. Perché – bisogna ricordarlo – l’editore non è un amico del cuore, non è uno col quale si va in vacanza assieme, si fanno le scampagnate a Frascati, si va al cineforum. E’ un’azienda con cui un autore ha dei rapporti di lavoro, regolati da un contratto. E, essendo un’azienda, tenderà a portare acqua al suo mulino.

  9. M.T. Says:

    Il problema, come sottilineato da diversi, è la scelta, la capacità di scegliere in un mare di offerte quelle di qualità. Un tempo tale filtro era attuato dagli editori, filtro che però negli ultimi tempi è andato perduto a seguito del voler sfruttare certe filoni e creare forti guadagni.
    Ancora una volta, mi sembra che il bandolo della matassa sia stato perso.

    @Davide Malesi: quanto dici si sta già verificando: http://www.writersmagazine.it/forum/viewtopic.php?t=7749

  10. giannig77 Says:

    ci sono già moltissimi piccoli editori che in pratica ragionano da print on demand, stampando i loro libri in catalogo, solo su “commissione” o dopo alcuni specifici ordini. Invece di pubblicare un centinaio di copie spesso a perdere ne fanno stampare quelle che servono “on demand”. E comunque concordo col pezzo in questione, se già a livello cartaceo, il mondo dei POD è difficile da valutare, figuriamoci con i POD digitali, si rischia davvero di ingigantire a dismisura uno spazio altrimenti vitale per i libri di autori pubblicati da una vera casa editrice

  11. Lara Manni Says:

    Penguin non offre opzioni ma servizi (a pagamento). Mondadori, da quanto ha scritto qui Brugnatelli qualche giorno fa, non si orienta in quella direzione. E dunque?

  12. Paolo E Says:

    Quindi a fronte di una editoria che cambia volto anche il modo di orientarsi del lettore deve cambiare. Se gli editori rinunciano (come fanno) alla loro vocazione di essere protagonisti anche nella qualità, se attraverso la rete l’offerta si moltiplicherà all’infinito, il lettore forte dovrà utilizzare la rete per orientarsi. Nella blogosfera (magari scegliendo i blog che risultano più consoni alle proprie inclinazioni), nei social network, leggendo le anticipazioni ecc ecc.

  13. Lara Manni Says:

    Sarà molto, molto dura, credimi. Anche volendolo fare ora, a offerta ancora bassa, anche un lettore e navigatore esperto resta disorientato.

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