I vecchi amici del fantastico

Ho scoperto un nuovo sito, e ho scoperto una serie di interventi (due, fin qui) sul fantastico, che si chiamano Non è un paese per fantastici? Il primo, di taglio storico, è di Massimo Citi, affronta la questione della tradizione italiana nel genere e si conclude così:

“Una narrativa dove il fantastico, genere che richiede comunque l’uso e la conoscenza di strumenti e tecniche narrative raffinate, attraversa un momento decisamente oscuro. Divenuto rarissimo il testo metaforico, venuta meno la narrativa «psicologica» – definizione vaga e orripilante per indicare quel genere di narrazione che si inoltra tra flussi di coscienza e riflessioni non narcisistiche –, il grottesco degradato a commedia all’italiana, tuttora carsica la fantascienza, l’horror ricalcato a piacere sul modello di Stephen King, non resta al lettore che accontentarsi del testo giovanile – autobiografico, sia pure reinterpretato secondo molteplici sottostili, birignao e innovazioni puramente formali, o fantasy, declinato secondo i modelli più ortodossi – o di un certo testo «femminile» (biografico / autobiografico / scherzoso / autoparodistico / disincantato / deluso o appassionato) del quale non si deve parlar male per political correctness, del polpettone storico Echiano o, ancora, del testo d’Autore con recensione prefissata, ricco dell’acuta e dolorosa coscienza della crisi definitiva del narrare”.

Il secondo è di Franco Pezzini. e confuta l’affermazione precedente (ringrazio per la meravigliosa citazione della trilogia, intanto). Mi interessa molto questa sua conclusione:

“Certo sotto l’ombrello del fantastico (in senso ampio) stanno cose diverse, Harry Potter e Twilight compresi; e per contro alcuni filoni – come la fantascienza – sono in Italia oggettivamente meno frequentati. Ma in un paese dove stravendono i testi di comici televisivi e opere ben più fondamentali muffiscono sugli scaffali di librerie sempre più disertate occorre leggere il rapporto col libro in ottica più ampia – in crisi non è insomma il fantastico in quanto tale ma un più vasto modello di cultura. Anche se proprio il fantastico, linguaggio della crisi – nel senso di riuscire a esplorarne endoscopicamente i viluppi, dentro e fuori di noi, grazie all’arma della provocazione-laboratorio – resta uno degli strumenti importanti di cui possiamo valerci per affrontare questa realtà.

Vedrei piuttosto un altro fronte critico, non so quanto esclusivo della situazione italiana ma certo qui ben radicato. Ed è quello che noi che di tali temi ci occupiamo diventiamo «i vecchi amici del fantastico», con ciò che di senescente, ripetitivo e onanistico ristagni implicito nel concetto. Nel mondo italiano del fantastico, della sua presentazione e del suo studio, si respira a volte un’aria un po’ asfittica, tra piccoli feudi editoriali o mediatici, derive ideologiche quantomeno equivoche (penso per esempio alle travisanti lottizzazioni evoliane di Lovecraft e Tolkien, non solo storicamente insostenibili ma usate come collante per visioni francamente nefaste della realtà), approcci vecchi. Studiare il genere senza esplorare i suoi interscambi col mainstream e più in generale con l’intero panorama culturale di un certo momento storico rischia di confinare anche un sano fandom (termine in sé da considerarsi positivo) in un ghetto. Isolare alcuni temi da filoni più ampi e dalle loro espressioni (in apparenza) non fantastiche costringe a riproporre stancamente sempre le stesse notizie. Parlare di mostri senza considerare quanta teratologia sottotesto possa emergere da opere in apparenza insospettabili significa perdere moltissimo su simboli e miti d’epoca – quelli, per inciso, che impattano come arieti sulle nostre categorie condivise, a rammentare quanto il fantastico non sia linguaggio di fuga o alienazione demiurgica ma d’immersione nella realtà”.

Posso dire che queste sono le discussioni, con pareri opposti ma documentati e clima sereno, che piacciono a me?

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9 Risposte to “I vecchi amici del fantastico”

  1. Anonimo Says:

    molto interessante! vado a leggere!

  2. Lara Manni Says:

    Davvero molto. E, finalmente, due opinioni contrastanti esposte con civiltà, senza accuse, controaccuse e sfide a duello.

  3. Anonimo Says:

    ah, ero io nel commento precedente…

  4. aquanive Says:

    perché risulto semrpe anonimo? amneris/ipanema/aquanive

  5. Lara Manni Says:

    Non lo so! :(

  6. MaxCiti Says:

    Gentile Lara
    Posso chiederti se sei interessata a presentare il tuo interessante punto di vista nel nostro sito? Puoi inviare all’indirizzo del blog: coordinatori[et]librinuovi.info il tuo eventuale intervento che noi saremo molto contenti di pubblicare come «non è un paese…-3». IN ogni caso, comunque, grazie per il tuo gentile apprezzamento del nostro lavoro. Con simpatia, Massimo Citi.

  7. Lara Manni Says:

    Max, sei gentilissimo. Non subito (è un momento di affanno) ma lo farò molto volentieri. Ricambio la simpatia :)

  8. Giulia Paola Motta Says:

    Io ho letto tutti i libri di Silvana De Mari, mi hanno aiutato moltissimo, avendo perso mio marito cinque mesi fa, in quei libri ci insegna l’accettazione della morte, il perdono, l’importanza della gratitudine, la sofferenza della morte, anche se questo era un nemico, l’amicizia, l’onore, l’accettazione del diverso. Nell’ultimo elfo vediamo l’annientamento di un popolo solo per paura perchè diversi.Chi non ha letto i suoi libri è pregato di astenersi dai commenti, come io non mi sento di commentare gli altri scrittori di fantasy perchè non ho letto nulla di loro. Il primo giugno 2012 Silvana tenne all’ospedale Molinette, reparto oncologia una conferenza sull’ottimismo per principianti e all’epoca c’era anche mio marito e una psicologa, anche lei li per ascoltare la conferenza; caso volle che quella psicologa fu anche quella che ci seguì nell’ultimo periodo per l’ADI fu una conferenza che piacque a tutti e aiutò un sacco di persone e molte come me, nei suoi libri trovò aiuto ad affrontare la vita.

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