Posts Tagged ‘Affari Italiani’

Le mille bolle self

marzo 6, 2012

Apro il computer (in ritardo, perché litigo da due giorni col medesimo) e trovo una nuova puntata dell’inchiesta di Affari Italiani sul self-publishing. Marcello Vena (Rizzoli) dice un paio di cose interessanti. Intanto:

“Il self-publishing è il tormentone del momento. Fa notizia e quindi se ne parla. Il buzz ricorda per certi verso il fenomeno della bolla delle dotcom alla fine degli anni ’90 dove il paradigma della new economy delle dotcom su internet imperava e la old economy delle imprese brick-and-mortar era condannata a morte. Poi la bolla è scoppiata e si è scoperto che la old economy non era da buttare via, senza nulla togliere alla new economy…”.

E poi:

“Il self-publishing visto come opportunità di mettere in commercio, senza coinvolgimento attivo dell’editore, un libro in formato digitale non è che una rivisitazione in chiave moderna del vecchio vanity press cartaceo. Ecco forse sarebbe meglio chiamarlo vanity press digitale”.

E infine:

Una vanity press digitale non garantisce affatto una maggiore qualità, anzi rischia, salvo eccezioni, proprio di abbassare la qualità media dei prodotti. La capacità di consumo dei libri da parte dei lettori è molto limitata per ragioni di tempo. Infatti il costo maggiore per un lettore è generalmente il tempo che è necessario per leggere. Il tempo del lettore è la risorsa scarsa che dobbiamo servire al meglio. Nel mondo digitale il ruolo dell’editore di qualità dovrà essere ancora più forte per contrastare il rischio ‘spamming di contenuti’ che è naturalmente molto più alto rispetto al mondo cartaceo. Crediamo pertanto che si possa e debba affiancare all’editoria tradizionale un nuovo paradigma per far crescere nuovi autori, far crescere i prodotti e far crescere la cultura del Paese. E’ in questa direzione che stiamo guardando”.

Domandina: ma quale sarà “il nuovo paradigma”? Perchè mi sembra che sia questa l’araba fenice del momento.

 

Draghi un corno

dicembre 13, 2011

Più vado avanti nella lettura di 1Q84, più scopro similitudini nei meccanismi con…22/11/63.  So che non sarete troppo sorpresi, conoscendomi, ma se provassi a dirlo a tutte le persone con cui ho discusso nei giorni scorsi cadrebbero dalla sedia.
Erano persone reduci da Più libri più liberi, convinte che il male dei mali sia la proliferazione del fantasy in ogni sua declinazione (abitualmente ne viene intesa una sola: draghi e draghetti). I mali, come ognun sa, sono altri.
Per esempio, su Affari Italiani ho appena trovato una notizia: un editore, Instar libri, non manderà in libreria novità, ma solo libri del vecchio catalogo. Con questa motivazione:

“La stragrande maggioranza dei romanzi, anche quelli con un buon riscontro di critica e di lettori, vende qualche migliaio di copie. In un Paese di 60 milioni di persone non sono certo dei déjà vu. Quindi spesso non è un motivo commerciale o qualitativo che li fa sparire dagli scaffali, ma il diabolico bisogno di sfornare in continuazione titoli nuovi per occupare gli spazi delle librerie, nella speranza di centrare il libro da un milione di copie. Lasciando sul campo molti libri che meriterebbero di diventare dei classici. E qui interviene il buon senso. In una piccola/media casa editrice indipendente, un libro ben scelto e ben fatto rappresenta un notevole investimento, sia nella sua realizzazione sia nella sua promozione, dunque la durata temporale è un elemento economico fondamentale. Ma l’aspetto che mi urta di più è un altro: di rado si pensa che dietro a un libro che sparisce non c’è solo un danno economico per l’editore, ma un danno ‘esistenziale’ per l’autore. Un libro non è solo un oggetto che si fabbrica, si vende, si legge, si butta. E’ un pezzo d’anima dell’autore. Una fetta importante della sua vita lavorativa”.

Draghi un corno.


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