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Mujo

marzo 14, 2012

Era quasi un anno fa. Per l’esattezza, il 18 marzo 2011. Autori per il Giappone è nato quasi per caso, da una conversazione con amici, dalla constatazione che altrove ci si riuniva per cercare di contribuire con quello che si aveva a disposizione (le parole, o le immagini) a una delle catastrofi peggiori dei nostri tempi. Il sito è ancora on line, con i racconti e i disegni che tanti scrittori e illustratori hanno inviato.
Però, vorrei ricordare quanto è avvenuto un anno fa con le parole di uno scrittore che amo. Murakami Haruki. Sono quelle che pronunciò in occasione della consegna di un premio a Barcellona. E credo che non ce ne siano di migliori:

“Come saprete, alle 14 e 46 dell’11 marzo un forte terremoto ha colpito l’area nordorientale del Giappone. La potenza di questo terremoto è stata tale che la Terra ha girato più velocemente sul suo asse e il giorno si è ridotto di 1.8 microsecondi.

Il danno causato dal terremoto in sé è stato notevole, ma lo tsunami scatenato dal terremoto ha provocato devastazioni ben maggiori. In alcuni posti l’onda dello tsunami ha raggiunto un’altezza di 39 metri. Di fronte a un’ondata così enorme nemmeno il decimo piano degli edifici era in grado offrire rifugio a chi si trovava sulla sua traiettoria. Chi viveva vicino alla costa non aveva modo di sfuggirle e quasi 24.000 persone sono morte e circa 9.000 di esse sono ancora dichiarate disperse. La grande ondata le ha portate via e non siamo ancora riusciti a ritrovare i loro corpi. Molti sono scomparsi nel mare ghiacciato. Quando mi fermo a riflettere su questo e cerco di immaginare che cosa si provi a subire un destino così tragico, mi si stringe il petto. Molti sopravvissuti hanno perso la famiglia, gli amici, la casa, le proprietà, le comunità e le basi stesse della loro vita. Interi villaggi sono stati completamente distrutti. Molti hanno perso ogni speranza di vita.

Essere giapponesi significa convivere con le calamità naturali. I tifoni attraversano gran parte del Giappone dall’estate all’autunno. Ogni anno provocano enormi danni e molte persone perdono la vita. Ci sono molti vulcani attivi in ogni regione. E ovviamente ci sono molti terremoti. Il Giappone poggia pericolosamente sulle quattro enormi placche tettoniche nell’estremità orientale del continente asiatico. Si dice che viviamo proprio sul nido dei terremoti.

Possiamo predire in una certa misura l’ora e la traiettoria dei tifoni, ma non possiamo predire quando avrà luogo un terremoto. Tutto ciò che sappiamo è che questo non è stato l’ultimo grande terremoto e che ce ne sarà un altro nel prossimo futuro. Molti esperti predicono che un terremoto di magnitudo 8 colpirà l’area di Tokyo entro i prossimi venti o trenta anni. Potrebbe accadere tra dieci anni o domani pomeriggio. Nessuno può dire con certezza quale sarà l’entità del danno se un terremoto interno dovesse colpire una città così densamente popolata come Tokyo.

Nonostante ciò soltanto nell’area di Tokyo ci sono 13 milioni di persone che conducono vite “normali”. Prendono affollati treni per pendolari per recarsi in ufficio e lavorano all’interno di grattacieli. Persino dopo questo terremoto non mi è mai giunta voce che la popolazione di Tokyo sia diminuita.

Perché? Potreste domandarmi. Com’è possibile che così tante persone vivano la propria esistenza quotidiana in un posto così terribile? Non impazziscono dalla paura?

In giapponese abbiamo la parola “mujō” (無常). Significa che tutto è effimero. Tutto ciò che nasce in questo mondo cambia e alla fine scomparirà. Non vi è nulla di eterno o di immutabile su cui possiamo fare affidamento. Questa visione del mondo proviene dal buddismo, ma l’idea di “mujo” è stata impressa a fuoco nello spirito del popolo giapponese e ha messo radici nella coscienza etnica comune.

L’idea che “tutto se n’è semplicemente andato” esprime rassegnazione. Crediamo che non serva a nulla opporsi alla natura, ma il popolo giapponese ha scoperto positive espressioni di bellezza in questa rassegnazione.

Se per esempio pensiamo alla natura, noi adoriamo i fiori di ciliegio a primavera, le lucciole in estate e le foglie rosse in autunno. Per noi è naturale osservare tutto questo appassionatamente, collettivamente e per tradizione. Può risultare difficile fare una prenotazione alberghiera vicino ai celebri luoghi dei boccioli di ciliegio, delle farfalle e delle foglie rosse nelle rispettive stagioni, poiché sono posti invariabilmente gremiti di visitatori.

Perché?

I fiori di ciliegio, le lucciole e le foglie rosse perdono la loro bellezza in un tempo molto breve. Ci spingiamo molto lontano per assistere al momento glorioso. E siamo alquanto sollevati quando possiamo confermare che non sono semplicemente splendidi, ma cominciano già a cadere, a perdere le loro piccole luci e la loro bellezza vivida. Il fatto che la loro bellezza ha raggiunto l’apice e comincia già a svanire ci assicura la pace dell’animo.

Non so se le calamità naturali abbiano influenzato una tale mentalità, ma sono sicuro che in un certo senso in virtù di questa mentalità abbiamo superato collettivamente calamità naturali consecutive e accettato cose che non potevamo evitare. Forse queste esperienze plasmano la nostra estetica naturale.

La grande maggioranza dei giapponesi è stato profondamente traumatizzata da questo terremoto. Per quanto possiamo essere abituati ai terremoti, ancora non siamo riusciti a farci una ragione delle dimensioni del danno. Ci sentiamo impotenti e siamo in ansia per il futuro di questo Paese.

Alla fine rivitalizzeremo la nostra mente, ci alzeremo e ricostruiremo. Non ho vere paure in questo senso.

È così che siamo sopravvissuti nel corso di tutta la nostra lunga storia. Non possiamo essere di alcun aiuto se restiamo immobili e sopraffatti dallo choc. Le case demolite possono essere ricostruite e le strade distrutte possono essere riparate.

In breve, abbiamo in affitto una camera sul pianeta Terra senza alcun permesso. Il pianeta Terra non ci chiede mai di vivere su di esso. Se trema un po’ non possiamo lamentarcene, poiché tremare di tanto in tanto è una delle caratteristiche della terra. Che ci piaccia o no dobbiamo convivere con la natura.

Ciò di cui voglio parlare qui non è qualcosa come edifici o strade, che possono essere ricostruiti, ma piuttosto cose che non possono essere ricostruite facilmente, cose come etica o valori. Sono cose che non possiedono una forma fisica. Una volta distrutte è difficile ripararle, perché non possiamo farlo con macchine, lavoro e materiali.

Ciò di cui sto parlando in concreto sono gli impianti nucleari di Fukushima.

Come saprete, almeno tre dei sei impianti nucleari danneggiati dal terremoto e dallo tsunami non sono ancora stati riparati e continuano a perdere radioattività intorno a loro. È avvenuta la fusione e il terreno circostante è stato contaminato. L’acqua contaminata dalla radioattività è stata riversata nel vicino oceano. Il vento diffonde la radioattività in aree più estese.

Centinaia di migliaia di persone hanno dovuto lasciare la propria casa. Fattorie, aziende agricole, fabbriche e porti sono stati abbandonati da tutti. Chi viveva lì potrebbe non essere più in grado di farvi ritorno. Mi addolora affermare che il danno prodotto da questo incidente non interessa soltanto il Giappone ma va diffondendosi nei Paesi vicini.

Il motivo per cui un incidente così tragico ha avuto luogo è più o meno chiaro. Le persone che hanno costruito questi impianti nucleari non avevano immaginato che uno tsumani di tali dimensioni li avrebbe colpiti. Alcuni esperti avevano fatto notare che tsunami di dimensioni simili avevano già colpito queste regioni e avevano fatto pressione affinché i parametri di sicurezza venissero rivisti, ma le compagnie elettriche li avevano ignorati, poiché le compagnie elettriche, in quanto imprese commerciali, non avevano alcuna intenzione di investire in modo significativo in vista di uno tsunami che potrebbe abbattersi una volta ogni cento anni.

Il governo, che dovrebbe garantire la sicurezza degli impianti nucleari con rigide regolamentazioni, pare che abbia abbassato i parametri di sicurezza per promuovere lo sviluppo dell’energia nucleare.

Dovremmo indagare queste motivazioni e se vi troviamo degli errori dobbiamo correggerli. Centinaia di migliaia di persone sono state costrette a lasciare la propria terra ritrovandosi con la propria vita sconvolta. È giusto indignarsi al riguardo.

Non so perché i giapponesi si indignino così di rado. Sono bravi a essere pazienti, ma non lo sono altrettanto a indignarsi. Sotto questo aspetto siamo sicuramente differenti dai cittadini di Barcellona. Ma questa volta persino i giapponesi si sono indignati sul serio.

Allo stesso tempo dobbiamo essere critici verso noi stessi, noi che abbiamo permesso o tollerato questi sistemi alterati.

Questo incidente è in relazione con la nostra etica e i nostri valori.

Come saprete, noi, il popolo giapponese, abbiamo vissuto l’esperienza degli attacchi nucleari. Nell’agosto del 1945 bombardieri statunitensi hanno sganciato bombe sulle due principali città di Hiroshima e Nagasaki, provocando la morte di oltre 200.000 persone. Le vittime erano in massima parte persone inermi, gente comune. Tuttavia non è questo per me il momento di stabilire i torti o le ragioni di ciò che accadde.

Ciò che qui voglio sottolineare è non soltanto che 200.000 persone morirono per le conseguenze immediate del bombardamento atomico, ma anche che molti sopravvissuti sarebbero morti successivamente in seguito agli effetti delle radiazioni in un periodo di tempo prolungato. Dalle vittime delle bombe nucleari abbiamo imparato quale terribile distruzione la radioattività ha causato al mondo e alla gente comune.

Dopo la seconda guerra mondiale abbiamo seguito due politiche fondamentali. Una era la ripresa economica, l’altra la rinuncia alla guerra. Avremmo rinunciato all’uso delle forze armate, saremmo diventati più prosperi e avremmo perseguito la pace. Queste idee divennero le nuove politiche del Giappone del dopoguerra.

Le parole che seguono sono scolpite sul monumento alle vittime della bomba atomica di Hiroshima.

“Riposate in pace. Non faremo mai più lo stesso errore”.

Sono parole altisonanti. Queste parole significano che siamo vittime e assalitori allo stesso tempo. Di fronte all’energia nucleare siamo vittime e assalitori. Poiché siamo minacciati dalla potenza dell’energia nucleare, siamo tutti vittime. Poiché la usiamo e non riusciremmo a evitare di usarla, siamo anche tutti assalitori.

Sessantasei anni dopo il bombardamento atomico gli impianti nucleari di Fukushima Dai-ichi diffondono radioattività da tre mesi, contaminando il suolo, l’oceano e l’aria intorno a loro. Nessuno sa come e quando riusciremo a fermarli. È la seconda fonte di devastazione operata dall’energia nucleare in Giappone, ma questa volta nessuno ha sganciato una bomba atomica. Noi, il popolo giapponese, abbiamo commesso i nostri propri errori, abbiamo contribuito a distruggere le nostre terre e le nostre vite.

Perché è accaduto? Che cosa ne è stato del nostro rifiuto dell’energia nucleare dopo la seconda guerra mondiale? Che cosa ha guastato la nostra società pacifica e benestante, che con tale costanza abbiamo perseguito?

Il motivo è semplice. La ragione è l’“efficienza”.

Le compagnie elettriche hanno insistito che gli impianti nucleari offrivano un sistema di sviluppo energetico efficiente. Era il sistema dal quale potevano trarre profitto. E soprattutto in seguito alla crisi petrolifera il governo giapponese dubitò della stabilità dei rifornimenti di petrolio e promosse lo sviluppo dell’energia nucleare come politica nazionale. Le compagnie elettriche avevano speso enormi somme di denaro in pubblicità per indurre i media a dare al popolo giapponese l’illusione che lo sviluppo dell’energia nucleare fosse completamente sicuro.

E così scoprimmo che il 30% dell’elettricità proveniva dall’energia nucleare. Il Giappone, che è una piccola nazione insulare colpita di frequente da terremoti, divenne il terzo dei principali produttori di energia nucleare, senza che il popolo giapponese nemmeno lo notasse.

Avevamo superato il punto di non ritorno. Ormai era fatta. A coloro che avevano paura dell’energia nucleare veniva posta la domanda intimidatoria: “Saresti favorevole alla penuria di energia?” Il popolo giapponese cominciò a pensare che fosse inevitabile fare affidamento sull’energia nucleare. È quasi una tortura vivere senza aria condizionata nella torrida e umida estate giapponese. Coloro che avevano dubbi riguardo all’energia nucleare furono etichettati come “sognatori irrealistici”.

E così arrivammo dove siamo oggi. Impianti nucleari che dovrebbero essere efficienti ci offrono una visione dell’inferno. Questa è la realtà.

La cosiddetta “realtà”, su cui insistevano coloro che promuovevano lo sviluppo dell’energia nucleare, non è per nulla la realtà, ma soltanto “comodità” superficiale. Hanno sostituito la realtà con la loro “realtà” e la loro logica difettosa.

Questo è il crollo del mito della “tecnologia”, di cui il popolo giapponese era orgoglioso, e la disfatta dell’etica e dei valori di noi giapponesi, che abbiamo permesso un tale inganno. Accusiamo le compagnie elettriche e il governo giapponese. Questo è giusto e necessario, ma allo stesso tempo dovremmo accusare noi stessi. Siamo vittime e assalitori allo stesso tempo. Dobbiamo considerare seriamente il fatto. Se non lo facciamo commetteremo di nuovo il medesimo errore.

“Riposate in pace. Non commetteremo mai più lo stesso errore”.

Dobbiamo prendere a cuore queste parole.

Il Dr Robert Oppenheimer, uno dei principali artefici dello sviluppo della bomba atomica, fu tremendamente colpito dalla spaventosa situazione di Hiroshima e di Nagasaki dopo gli attacchi atomici. Disse al presidente Truman: “Abbiamo le mani insanguinate”.

Truman prese un fazzoletto immacolato dalla sua tasca e disse: “Si pulisca le mani con questo fazzoletto”.

Ma ovviamente non c’è al mondo fazzoletto pulito grande abbastanza da ripulire così tanto sangue.

Noi, i giapponesi, avremmo dovuto dire: “No” all’energia nucleare. È questa la mia opinione.

Avremmo dovuto sviluppare fonti di energia alternative per sostituire l’energia nucleare a livello nazionale, mettendo insieme tutte le tecnologie, le conoscenze e il capitale sociale. Anche se tutto il mondo ci avesse riso in faccia dicendo: “L’energia nucleare è il sistema di produzione di energia più efficace e i giapponesi sono così sciocchi da non usarlo”, avremmo dovuto conservare l’allergia nei confronti dell’energia nucleare che la nostra esperienza delle armi nucleari aveva prodotto in noi. Dopo la seconda guerra mondiale avremmo dovuto dare la massima priorità a una politica di sviluppo delle energie non nucleari.

Avremmo dovuto fare dello sviluppo della produzione di energia non nucleare il fondamento della nostra politica dopo la seconda guerra mondiale. Sarebbe dovuto essere questo il modo di assumerci la nostra responsabilità collettiva per le vittime di Hiroshima e Nagasaki. In Giappone avevamo bisogno di un’etica forte, di valori forti e di inviare un messaggio forte che per i giapponesi sarebbe stato una possibilità di dare un autentico contributo al mondo. Ma abbiamo trascurato di imboccare questa strada importante, preferendole quella facile dell’“efficienza” a sostegno del nostro rapido sviluppo economico.

Come ho affermato, possiamo superare il danno causato dalle calamità naturali, per quanto spaventoso e esteso esso possa essere. E a volte il processo del superamento rende le nostre menti più forti e più profonde. Questo possiamo ottenerlo.

È compito degli esperti ricostruire strade e edifici distrutti, ma è dovere di tutti noi ristabilire etica e principi danneggiati. Cominciamo piangendo coloro che sono morti, prendendoci cura delle vittime del disastro e con il desiderio naturale di non permettere che la loro sofferenza e le loro ferite siano vane. Ciò assumerà la forma di un’opera ingegnosa e silenziosa che richiederà notevole pazienza. A questo scopo dobbiamo unire le nostre forze, così come l’intera popolazione di un villaggio va fuori insieme a coltivare i campi e a seminare in un’assolata mattina di primavera. Ognuno facendo quello che può, tutti insieme.

Noi, scrittori professionisti, versati nell’uso delle parole, possiamo contribuire positivamente a questa missione collettiva su larga scala. Dovremmo connettere etica e principi nuovi a parole nuove e creare e costruire storie nuove e stimolanti. Saremo in grado di condividere queste storie. Avranno un ritmo che incoraggerà le persone, proprio come le canzoni che gli agricoltori intonano quando seminano. Abbiamo ricostruito il Giappone che era stato completamente distrutto dalla seconda guerra mondiale. Dobbiamo ritornare a questo punto di partenza.

Come ho affermato all’inizio di questo discorso, viviamo in un mondo mutevole e transitorio, “mujo”. Ogni vita cambia e alla fine svanirà. Gli esseri umani non hanno potere di fronte alle più grandi forze della natura. Riconoscere l’effimero è uno dei concetti di base della cultura giapponese. Sebbene rispettiamo il fatto che tutte le cose sono transitorie e sappiamo di vivere in un mondo fragile e pieno di pericoli, a un certo punto siamo permeati di una tacita volontà di vivere e di menti positive.

Sono orgoglioso della grande considerazione che le mie opere riscuotono presso il popolo catalano e di essere stato insignito di un premio così grande. Abitiamo a notevole distanza tra di noi e parliamo lingue differenti. Abbiamo culture differenti. Ma allo stesso tempo siamo cittadini del mondo che condividono gli stessi problemi, la stessa gioia e la stessa tristezza. Storie scritte da autori giapponesi sono state tradotte in lingua catalana e il popolo catalano le ha fatte sue. Sono contento di poter condividere le stesse storie con voi. Sognare è il compito quotidiano dei romanzieri, ma condividere i sogni è un lavoro ancora più importante per noi. Non possiamo essere romanzieri senza la sensazione di condividere qualcosa.

So che il popolo catalano ha superato molte difficoltà, ha vissuto la vita pienamente e ha conservato una ricca cultura nella propria storia. Sono sicuramente tante le cose che condividiamo.

Sarebbe davvero meraviglioso se noi e voi potessimo diventare “sognatori irrealistici” in Giappone e in Catalogna e plasmare una “comunità morale”, aperta ad ogni Paese e cultura. Penso che sia il punto di inizio della nostra rinascita, poichè in tempi recenti abbiamo sperimentato molte calamità naturali e crudeli atti di terrorismo. Non dobbiamo aver paura di sognare. Non dobbiamo mai permettere ai cani impazziti chiamati “efficienza” o “comodità” di raggiungerci. Dobbiamo essere “sognatori irrealistici” che procedono con vigore. Gli esseri umani moriranno e svaniranno, ma l’umanità trionferà e si rigenererà per sempre. Al di sopra di tutto dobbiamo credere in questa potenza.

Farò dono dell’ammontare del premio alle vittime del terremoto e dell’incidente all’impianto nucleare. Sono profondamente grato al popolo catalano e alla Generalitat de Cataluña per avermi offerto questo premio e questa opportunità. Permettetemi anche di esprimere la mia più profonda solidarietà alle vittime del recente terremoto a Lorca”.

Sachiko e Keiko

marzo 5, 2012

Sono sempre stata convinta che un narratore non inventi mai nulla. In questi giorni ripensavo ad Autori per il Giappone, il progetto nato in questo blog, e venuto alla luce e cresciuto grazie a voi che avete letto e scritto. Quando ho contribuito con il mio racconto, non conoscevo questa storia:

“Venerdì 11 marzo 2011 la maestra Sachiko Chiba, ormai vecchia, iniziò a correre. Sotto l´asilo di Ishinomaki scappava via anche la terra e alle 14.46 la sirena lanciò l´allarme tsunami. Qui un anno fa c´era una città. Migliaia di persone, come sempre, aspettavano il sabato. L´oceano Pacifico, per uscire dal mare, impiegò 28 minuti. Sembrano sufficienti per mettersi in salvo. Alle 15.14 invece un´onda alta 37 metri fece in tempo a mangiarsi tutto. Sachiko Chiba, con tre bambini tra le mani, riuscì a salire sulla collina dietro l´ospedale, mentre l´acqua le montava sulle spalle. Quel pomeriggio a scuola c´erano cinquanta alunni. Poche centinaia di metri e tutti ce l´avrebbero fatta, un´altra volta. «Mi sono girata – dice – il mondo era scomparso e noi eravamo rimasti soli».
Un anno dopo lei è ancora in classe. L´asilo, come il quartiere, si intuisce dal perimetro: migliaia di muri rasati che dividono un deserto, come risaie pronte per essere seminate. La maestra di Ishinomaki viene qui tutti i giorni, come ogni sopravvissuto. Non sa cos´altro fare per andare avanti”.

Ugualmente, quando, in questi giorni, pensavo al dolore di Cecilia per uno dei racconti-premio, non conoscevo la storia di Keiko:

“Keiko Sato, sopravvissuta di Miyako. Da un anno conserva in frezeer la torta al cioccolato donatale dal figlio e dal marito per il settantesimo compleanno. La pasticceria di Yamagata gliela consegnò puntualmente in tenda, due giorni dopo che lo tsunami le aveva inghiottito la famiglia. Due dispersi, non recuperati. «Ne mangio un boccone alla volta – dice – per essere sicura che un tempo ho avuto una vita reale. Per finirla aspetto che ritornino i miei cari».

Le storie inventate non sono mai forti e vive come quelle reali, tutto qui.

Qualche numero

aprile 14, 2011

Tredicimila visite, circa trecento donazioni stimabili (escludendo quelle fatte via sms), trecentonovantanove lavori pubblicati fra racconti, poesie, disegni. Mi sembrava giusto fare un sia pur temporaneo bilancio di Autori per il Giappone, che continua a essere aggiornato.
Ci sono emergenze che non finiscono. Chi ha seguito la cronaca di questi giorni su Fukushima lo sa.  Anche il sito va avanti, come promesso. Continuo a essere convinta che, nei giorni in cui il mondo letterario “serio” si scanna per il premio Strega, sia comunque un modo per dare alla scrittura un valore che non sia sempre e solo quello del “saranno famosi”. Parere, come sempre, personale.

Dire grazie non è abbastanza

marzo 29, 2011

Trecentoquarantaquattro lavori fra poesie, racconti, capitoli di romanzi, fan fiction, illustrazioni. Questa è, a oggi, la situazione di Autori per il Giappone. Che si deve al lavoro di quattro persone: oltre a Valberici, che ha impostato il sito e che ne controlla il funzionamento, voglio ringraziare Luciana Busiello, Diana Cullen e Vincent Mancuso, che tutti i santi giorni, dandosi il cambio, aprono la posta del sito e pubblicano i contributi che ci vengono inviati. E’ un lavoro volontario ma enormemente impegnativo di cui non sarò mai abbastanza grata.

Ps. Da domani riprendo a postare fan fiction e fan art su Sopdet: ogni promessa è debito, ed è tempo di mantenerla.

Trecento (uno!)

marzo 26, 2011

Sono arrivati, fin qui, trecento e un lavori fra testi e illustrazioni. E’ un risultato enorme, considerando che l’idea del sito è nata una settimana fa.
Questa sera l’elenco che appare in home page verrà aggiornato con i nuovi nomi, e dovrebbero essere tutti pubblicati in breve.
Approfitto per dirvi che sono molto bene accette anche fotografie e musiche: in modo da realizzare un sito aperto a tutte le forme d’arte.
E non dimenticare, quando leggete e guardate, di donare a Save the Children!

Grazie, di cuore.

Nuove ed eventuali

marzo 25, 2011

Notizia: Autori per il Giappone ha un elenco autori. L’ordine alfabetico attuale è provvisorio, ma intanto tutti i nomi sono visibili, oltre che dalle tendine, dalla home page.  Nel week end posteremo ancora, naturalmente.
Considerazione: Melania Mazzucco dedica un lungo articolo su Repubblica a Marie Corelli, ava delle autrici horror. E conclude così:

“Cancellata dalle storie della letteratura, Marie Corelli è stata riscoperta dai cultural studies, e ricollocata tra gli autori del gotico post-romantico, tra i popolari romanzieri tardo-vittoriani Haggard e Conan Doyle, tra gli inventori della fantascienza e del ‘sovrannaturale´. Qualcuno oggi la paragona a J. K. Rowling e a Stephanie Meyer: cent´anni dopo gli effimeri trionfi di Marie Corelli, sono ancora le donne a intercettare i sogni segreti dei lettori e ad appagarli. Nessuno le considera vere scrittrici. Eppure.”

Eppure.

Stiamo lavorando

marzo 24, 2011

Il listone viene rimandato fino a sabato. Motivo? Tante, tantissime storie e dobbiamo prenderci un po’ di tempo per organizzare la lista medesima.
Approfitto per un’avvertenza: per favore, non preoccupatevi. Se non vedete ancora la vostra storia pubblicata, significa soltanto che la stiamo per pubblicare. Non esiste un criterio di valutazione, non esistono storie “respinte”. Autori per il Giappone è aperto a tutti: è un luogo di storie. Non un concorso. Arriviamo, tranquilli! E sempre grazie!

Quattro!

marzo 24, 2011

Giorno quarto. Sono arrivati anche i racconti di Federico Ghirardi e Fabiana Redivo, fra gli altri.  Se non avete trovato i vostri nomi nella lista di ieri non preoccupatevi: stiamo pensando a una lista complessiva per verificare che tutti i lavori siano presenti. Comunque riceviamo le mail con tutti i vostri testi o illustrazioni. Inoltre Ci sono molti siti e blog che parlano di Autori per il Giappone: con un po’ di calma, faremo anche un elenco degli articoli usciti on line.
Insomma: siamo travolti ma felici!

Il listone delle otto

marzo 23, 2011

Ragazza di gennaio di Giulia Abbate

Le cose sbagliate di Carmine Aceto

Il drago di Aislinn

Liam e Lara di Antonella Albano

L’elastico verde di Emily Alexandre

L’uomo dietro la Maschera di Samuele Algisi

Quel giorno di Maristella Angeli

Terremoto a Tokyo di Maristella Angeli

DOROTABO.Il monaco della risaia fangosa di Francesca Angelinelli

Hanami di Valentina Antignani

Sera di Daniele Aramini

L’alba del ricordo di Igor Artibani

Hollowness di Arwen_Eli

Sole fangoso di Cristiana Bartolini

Maternità di Carla Benecchi

Il mio Giappone di Francesca Biagini

Il bunker di Alexia Bianchini

Un dolore che mi sovrasta di Elena Bibolotti

La stanza accanto di Blackvirgo

Fudoshin di Scilla Bonfiglioli

Lentamente muoio di Anita Book

Maiko di Jadel Andreetto (Kai Zen)

Foresta (prologo) di Stefania Auci

NUOVA GENERAZIONE di Luca Azzolini

MAYDALA EXPRESS di Pierdomenico Baccalario e Davide Morosinotto

Non fiori ma opere di pene di Ro Bianchin

Tre nodi di Patrizia Birtolo

Megami di Paola Boni

La locanda degli abiti bevitori di Isabella Borghese

La rondine di Elisabetta Bricca

L’azzurro oltre il bianco di Luciana Busiello

La piccola Nami di Alfredo Caccamo

Il dono del futuro di Francesca Cani

Cammino di Tina Caramanico

La sera del pianto delle rose di Maria Letizia Cardinali

Victoria di Tatiana Carelli

Come tutte le altre volte di Caska Langley

Il Tiranno di Eleonora Castellari

Il ricordo e la cenere di Bianca Cataldi

I love Giappone di Alba Cataleta

L’ultimo uomo di Tokio di Andrea Cattaneo

Selvaggia di Celenia

Il risveglio di Lenth di  Luca Centi Pizzutilli

Natura di Valerio Cera

Masako Sawasato, La madre risorta di Chocolate Tales

La telefonata della speranza di Eleonora Citterio

Miko di Alberto Cola

Una storia vera di Federica Congedo

Questo fiume di Maria Jose Contarino

Cogli l’attimo di Francesco Coppola

Io disegno la mamma di Carla Cucchiarelli

I put a spell on you, because you’re mine di Diana Cullen

Un’onda, un amore di Lele Cullen

Il venditore di umanità di Valentina Coffetti

Nothing Else Matters di G.L.D’Andrea

Sottoterra di Manuel Daiyoukai

Petali e lacrime di Emma Dallarmellina

Addio di Ezio De Falco

Oriente di Lidia Del Gaudio

Io non ti perdono di Diego Di Dio

Eva di Cristina Donati

Pray di Momo (Monica Donelli)

Perché proprio io di Emy C

Sospesi di Endif

I segreti di Altieres di Virginia De Winter

Quando due anime si sfiorano di Teresa Di Gaetano

I segreti di Victor di Giovanni Di Iacovo

Noa e Momo di Alessia Esse

Tsuki ni murakumo, hana ni arashi – Nubi sulla luna, tempesta sui fiori. di Giulia Eusebi

La notte viene di Eventounico

Nel paese dei fiori di ciliegio di Barbara Falco

Nemesis, ~ La creatura del Daat ~ di Francesco Falconi

Sei qui per il te’? di Clelia Farris

Il silenzio degli specchi di Eleonora Fasolino

Stamattina di Marilena Ferranti

Ed ora lui dondola di David Fivoli

Let us cling together, as the years go by, di Sara Fonnesu

Dublino 1921 di Giorgio Fontana

La città delle mille ombre di Daniela Frascati

Haiku di Chiara Gallese

Ti guardo di Davide Gerardi

Carolina la notte non dormiva di Gabriele Giglio

Un giorno dopo soltanto di Anna Giraldo

(di)Lithium di Giorgia Rebecca Gironi

Frutto proibito di Desy Giuffre

L’odore dell’aria di Temistocle Gravina

Madre, guardaci negli occhi di Lisa Gregis

Haiku delle nubi di Eufemia Griffo

Haiku e Il sole di Hiroshima di Lucia Griffo

L’ombra del peccato, di Chiara Guidarini

La partenza di Dilhani Heemba

La macchinina rossa di Pina Ianiro

Specchio della luna di Ikustang 88

Umi, il mare di Caterina A. Ippolito

Patto in salsa di soia di Lukha Kremo Baroncinij

50 volte lei di Vittoria L.A

In nome dell’energia di Elisa Laganà

Sogni agitati di Walter Loggetti

A pelo d’acqua di Lucio Lai

Fermati di Stefania Laus

Petali di speranza di LayShaly

Paura di Aaron Leonardi

Speranza di Simona Liubicich

Gli agguati della vita di Brunella Lottero

Fiore di ciliegio di Luthien

Ciliegio spoglio di Maria Elena Maggiore

Una sera al Drive-In di Andrea Malaballa

Andare avanti di Manami

Ceneri di Vincent Mancuso

Ricordami di dimenticarti di Elisabetta Mangili

Prova a prendermi di Lara Manni

La fine del sentiero di Giulia Marengo

Una storia incompiuta di Stefano Marinetti

Inari no Otome di Leonard Masamune

L’incubo di Miss Meiko

Il re dei mostri di Fabrizio Melodia

I bambini di Tokio di Ranieri Meloni

Una telefonata dal futuro di Luigi Milani

Lo sguardo di una madre di Rosa Maria Mineo

L’incidente sulla luna di Miki Monticelli

Non un millennio di più di Fabio Musati

Mamma mia quanto sei bella di Mavie Parisi

Sortilegio di Mario P

Esteriorità ed interiorità di Mirya

Cinque haiku per il Giappone di Antonello Morea

Verso il bosco come nella vita di Isabella Moroni

La fine del vento di Simone M.Navarra

L’ultima strega di MP Black

L’ultimo viaggio di Stefano Nanini

L’estate di San Martino di Enzo Nebbioso Martini

Pattugliante, di Opalix

Lei è ovunque, anche nel sole di Giovanni Padrenostro

Disperata solitudine di Diego Palombi

La notte di San Giovanni di Paolo Paron

Un amore impossibile di Chiara Perseghin

Il sacro crisantemo di Lavinia Petti

Favola giapponese di Paola Pettinotti

Buzoku di Marco Piazza

Il mio amico Squitty di Annamaria Piccione

Il mio eroe di Piccola Rosa

Gaijin di Guglielmo Pispisa

Occhi di bimba di Carla Pivari

L’Haiku magico di Nozomi di Cristiana Pivari

Lezione di vita di Giansalvo Pizzo

L’esilio della regina di Francesca Poggioli

Scarpe abbandonate di Lucia Politi

Negli occhi di Koi di: Erika Pomella

Haiku di Chiara Prezzavento

Canto di riconoscenza di Francesca Privitera

Io sono Kitsune, di Ceclia Randall

Non sono miracoli di Federica Ramponi

Fukushima mon amour di Ilaria Rebecchi
La luce della luna di Alessandra Repetto (Elfo)

Il giorno dei ciliegi in fiore di Francesca Restuccia

Dall’alba al tramonto (e poi oltre l’orizzonte) di Lorenzo Righi

Samurai di Barbara Risoli

Onahami e 11 marzo 2011 di Flavia Rolli

Origami di Stefano Romagna

Haiku di Giusy Rombi

Le ombre di Tara di Serena Rosata

Desolazione di Maria Stella Rossi

Non me ne voglio più andare di Fabio Roversi

La Nuvola Nera e il Sole di Federica Rubini

Onde di sogni infranti di Chiara Russo

Figlia di cuore di Daniela Sacerdoti

Ancora in pista di Eugenio Saguatti

Un viaggio inebriante di Emma Saponaro

Aspettando la fusione del nocciolo di Stefano Saruglia

Il bambino dell’asse terrestre di Maurizio “Scarweld” Landini

Akito di Angelo Scotto

Il mio mondo non più di Enza Sentito

Watakushi di Shanmei

Ho voglia di Shizuka Grape

SHINJITSU NO UTA di Solandia.

Que yo sigo esperando como un niño di Kikka Sole

Fermati! di Stefania

L’inglese del metrò di Chiara Strazzulla

Taiko di Filippo Tapparelli

Neve e silenzio rimangono- Snow and silence remain di Giorgio Tarditi Spagnoli

Qual è il senso di un Kata di Anna Tasinato

Il suono nel silenzio di Letizia Tomasello

Una mattina come tante di Miriam Tocci

Sakura di Mirco Tondi

W di Licia Troisi

Chiamati a raccolta di Fabrizio Valenza

Ichigo non mi merita di R.Y.Vecchiet

Solo di Maurizio Vicedomini

La bara di Salvina Vilardi

Kibou di Daniela Vio Benedetti

Autostop di Matteo Vocino

L’ultimo atto di Susan Za

Silent Voice di Anna Chiara Zambello

Oggi di Angela Giulia Zanata

5037 di Mattia Zaniboni

Sogno Globale di Carlo Zappulla

L’uomo dei fiori di Zak Fett

Illustrazioni

Amaterasu, Bye_Bye, Irasshaimase_in_kimono, Yuurei_by_Akikorossella

Sakura Birds and Flowers di Sonia – Ren – Amaduzzi

Speranza di Maristella Angeli

Estate-Inverno-Primavera, Pray for Japan di Daniela Barisone (queenseptienna)

Ultraw e Nuclearte di Davide Ceccon

Ex voto di Franco Brambilla

Nippon Warrior di Alfredo Caccamo

La forza del Giappone di Alessandro Canale

Il fiume d’argento di Paolo Domeniconi

Sakura di Fed

Staystrongjapan di Lucia Fioretti

Japan Flag di Emiliano Fiumara

Pray4Japan di Maddalena Gemma

La grande onda del 2011, Ed una lacrima di Roberto Irace

L’onda anomala di Osvaldo Licci

Heroes do not want nuclear power! di Roberto Martinelli

Gambatte Yo Nihon di Celeste Mencarini

Haiku di Roberta Montano

Do something di Anna Nihil

JaPhoeniX di Dany Orizio

I Giapponesi hanno due palle cosi di Nicola Pedrali

“Ryūjin” di M.Cristina Ricci (Flameleth)

Stay Strong di Valeria “Tenaga” Romanazzi

Autunno di Irene Sinicropi

In flagranza di Alessandro Verdoliva

Come tornerà ad essere di Zak Fett

Diario di bordo

marzo 23, 2011

Terzo giorno di Autori per il Giappone. La nostra mail è piena di storie e di illustrazioni, e speriamo che continui a riempirsi. Fra non molto dovremo fare qualche modifica sul sito perchè la lista degli autori sta diventando lunghissima.
Ieri Save the Children mi chiedeva se ci sarà una scadenza: in effetti no, non c’è. Abitualmente, è vero, le campagne hanno un inizio e una fine. Ma in questo caso, dal momento che la ricostruzione in Giappone sarà lunga e complessa, non poniamo un termine ultimo. Sfogliando il giornale, oggi, notavo che fatalmente i reportage sulla catastrofe si sono fatti più brevi, dal momento che – altrettanto fatalmente – l’emergenza si è spostata in Libia.  Esigenze di informazione, certo. Eppure, quel che è accaduto l’11 marzo non può essere dimenticato così in fretta.
Dunque, continuiamo.  In serata, come sempre, posterò la lista aggiornata.
Due piccoli avvertimenti: riceviamo tutti i lavori e li pubblichiamo tutti. Ma ci vuole un po’ di tempo: i nostri valorosi pubblicatori, Diana, Vincent e Luciana, ci lavorano a turni, ma i testi sono tanti.
Secondo: non riusciamo a rispondere a tutte le mail. Per questo, controllate la lista serale. Se il vostro nome appare, significa che abbiamo ricevuto tutto. E che vi ringraziamo sempre, anche se materialmente non riusciamo a farlo volta per volta. Anzi, lo riscrivo qui: grazie di tutto cuore!


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