Posts contrassegnato dai tag ‘D’Andrea G.L.’

La strada che intraprendi

agosto 9, 2010

Come capisco G.L. quando parla di energia. E come lo capisco quando parla di tornare in cantina.
Ci sono situazioni, luoghi, combinazioni astrali o quel che volete voi (persone, soprattutto: persone!) che di colpo ti fanno capire non solo dove stai andando a parare, ma perchè è coerente (non solo con il tuo ego scrivente, ma con il contesto che ti circonda) che tu stia camminando su quella strada.
Mi capitano strane cose, in questi giorni.  Incontrare amici. Visitare paesi piccolissimi. E dico tre uomini seduti su una panca, immobili, e niente altro. Chiedere in quale punto prenda il cellulare e vedersi indirizzare verso un triangolo di pietre, al cui interno, in effetti, le tacche spuntano allegramente sul telefonino. Sapere che ci sono cripte costruite su un antico tempio (dedicato, ma guarda, alla dea) dove  alcuni abitanti del paese possono imporre le mani su di te e guarirti (non ho provato). Entrare in una casa che scricchiola,  dove c’è un quadro con una madonna albina, di rosso vestita (e non è una madonna).
Lo so, dettagli, coincidenze, visioni, stranezze.  Non è solo questo. E’ sapere che mentre tu prendi appunti tutto acquista senso nel poco senso di cui siamo circondati ora. E’ sapere che nulla è nato a caso, in quel che chiamano il mondo del fantastico. E che attraverso quella definizione è possibile capire. Oh, be’.
Capire e passare, anche.
Naglfar.

Dalla terra alla luna

luglio 30, 2010

Ieri G.L. ha scritto un post bellissimo. Ci ho riflettuto parecchio e lo sto facendo anche ora, mentre rimando il momento della valigia (me ne vado al lago per un po’:  se la linea regge, mi affaccerò sul blog, è una promessa). Leggetelo tutto. Io riflettevo su questa frase:

“Ogni donna che ha attraversato la mia vita mi ha cambiato. Ha cambiato persino il mio modo di scrivere. Ogni donna che ha attraversato la mia vita mi ha tolto colori e aggiunto sfumature. Non posso scrivere di donne senza eliminare da me il maschile. Ma posso scrivere degli sguardi che cambiano la vita degli uomini. Sì, questo posso farlo. Sperando che, prima o poi, il gatto arrotolato sulla Luna si trasformi in tigre”.

Io non so se il tempo delle donne sia diverso. Davvero, G.L. mi ha spiazzato con questo concetto.  Sicuramente è un tempo scandito. Sicuramente è un tempo che non ti permette di fingere che il tempo stesso non ci sia (oh, gli uomini a volte ci riescono, ed è una benedizione e insieme una condanna). Sicuramente, ti insegna a convivere con i tuoi lati d’ombra:  e, a volte, a scivolare dentro l’ombra e a farne parte.

Ma mi piace rovesciare lo sguardo. Dal maschile al femminile. E devo dire che, sì,  anche gli uomini della mia vita mi hanno cambiata e hanno influito profondamente sulla mia scrittura. Hanno  infuso allegria, dolore, rabbia, rimpianto, coraggio, desiderio. E vale lo stesso discorso di G.L.: è difficile per me scrivere il maschile senza che dentro ci sia il femminile. E il femminile sta nel mutamento:  i miei uomini fatti di parole sono raccontati mentre mutano. Le mie storie sono fatte di questo, tutte.  E, forse, guardare dalla luna alla terra significa sperare che il pastore si svegli, sapendo che non lo farà mai.


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