Posts Tagged ‘Fan fiction’

Fan-f*cktion

marzo 13, 2012

Non finisce qui, ovvio.
Il giorno dopo vede, come riporta Repubblica oggi, la smentita dell’editore di Fifty Shades of Grey, l’insistenza sul fatto che romanzo e fan fiction sono due testi separati e il silenzio dell’agente di Stephenie Meyer alle domande dei giornalisti americani, che si sono evidentemente fatte insistenti.  Con una dichiarazione sibillina della  senior publisher di Vintage: “before acquiring the title, several tangentially involved parties had to be economically satisfied”, che potrebbe persino far pensare a un accordo economico con l’autrice di Twilight, ma qui siamo sul piano delle congetture.
E forse non è neppure interessante. Perchè questa vicenda va a toccare un punto importantissimo per le fan fiction e per chi le scrive. Non tanto per quanto riguarda la questione dell’originalità:  non penso che il problema si ponga più di tanto. Quando si scrive una fan fiction elaborata, al punto tale da divenire, a tutti gli effetti, un romanzo autonomo, gli spunti originali diventano sempre più lontani. Diventano, semplicemente, sfondo.  Ho sempre detto, e lo ripeto, che la prima versione di Esbat poteva essere considerata fan fiction fino al quinto capitolo (di allora). Da quel momento in poi, era un’altra cosa.
Dunque, fermi tutti, perché si scrivono fan fiction?
Azzardo tre risposte, che possono sfumare una nell’altra: per omaggiare una storia che si è amata; per condividere l’amore per quella storia con altri; per esercitarsi nella scrittura.
Se ne aggiunge una quarta. Per farsi notare. E’ la domanda che mi è stata rivolta più spesso negli ultimi tre anni. Il fandom può essere un trampolino di lancio?
La risposta è sì certo, se guardiamo a quel che accade ora in America.
La risposta è sì, aiuto, se pensiamo anche alle conseguenze.
E qui interviene lo sguardo del socio Giovanni Arduino, perché questo è quasi un post del marte-merco-giovedì. Giovanni ha dato un’occhiata al catalogo dell’editore di Fifty shades e della Omnific.  Ebbene, mi scrive, sono quasi tutte fan fiction imbellettate  (in genere con il pedale dell’acceleratore spinto sul romance zozzo). Molto possibile che, se il caso Meyer-Fifty non causi problemi legali, si scateni la corsa al fan writer.
“Il  sogno dell’industria editoriale –  scrive Giovanni – Dopo il mash-up, il remix appena appena remixato. Uguale all’originale più dell’originale, solo meglio, secondo le tendenze del momento (romance? erotico? distopico?  angeli o senza? young adult o adult?) . Non hai più autori, ma fornitori di contenuti riposizionati. Come succede con il novanta per cento dei siti internet, ormai. Che differenza c’è tra l’autrice di 50 Shades e chi, per 3 euro a pezzo, prende un articolo -che so- dell’Huffington Post e lo rimpasta, rimixa e modifica per renderlo appetibile per il pubblico di JackTech? Nessuna. Non sono riscritture. Non è fanfic dettata dall’entusiasmo. Non è citazione ammirata. E’ riposizionamento dei contenuti e (quando ci si riesce) rebranding (NB: “Il riposizionamento del brand, ossia di un marchio, e di tutto quello che vi è annesso e connesso, è un processo attraverso il quale un prodotto/servizio viene immesso nuovamente nel mercato con una apparente diversa identità a seconda delle esigenze del mercato stesso”). Però, attenzione a spingere la New Coke, perché il passato insegna che la gente sempre alla Coca Cola tornerà”.

E allora?
Allora, cari colleghi di fanwriting, un piccolo consiglio. Finché potete, considerate le fan fiction come quello che dovrebbero essere: una palestra, non un trampolino di lancio. Fatevi i muscoli, fatevene tanti. Siate consapevoli del vostro lavoro, siate i vostri giudici. State attente ai lupi. E usateli voi, prima di esserne usati.

Il best-seller? E’ una fan fiction (da Twilight)

marzo 12, 2012

Da dove cominciamo?
Direi dalla classifica del New York Times, che vede al primo posto Fifty Shades Of Grey, libro di E.L.James (primo di tre) su studentessa di college più partner vagamente sadomaso. Il libro, secondo non pochi giornalisti, inaugura il filone soft-porno destinato a trionfare in ogni dove.
Però.
Il romanzo nasce come fan fiction. E fin qui nessun problema: alzo la mano e dico che partire da una fan fiction per una prima stesura è cosa buona, bella e giusta. L’ho fatto!
Però.
Lo negano in parecchi. Perchè, chissà come, sembra brutto che il romanzo rivelatore dell’anno e capostipite del filone Mommie Porn sia stata una fan fiction di Twilight, che si chiamava MOTU. Master of Universe: I Fuck Hard!  E’ stato riscritto? Se date un’occhiata qui, sembra proprio di no. E potreste anche guardare qui, e qui,  e qui, qui e anche la petizione italiana.
Ancora una volta, qual è il problema? Perchè minimizzare (“ho iniziato con alcune fanfic”) dopo aver scritto la più celebre fan fiction BDSM del fandom meyeriano? In alcuni forum di Amazon si dice che a far paura è la pratica di alcuni editori virtuali (Omnific, per dire)  che acchiappano fan fiction e le trasformano con pochi tocchi in romance. Plausibile? Parliamone.
Insomma, se una fan fiction diviene best-seller, nulla di male: a meno che l’improvvisa sparizione di tanti link non vada a dimostrare che il fandom viene visto come serie zeta. Soprattutto dalla serissima Vintage/Knopf, che si è aggiudicata i diritti della riproposta della trilogia in ebook e trade paperback per quasi un milione di dollari. Oppure che la signora Meyer potrebbe chiedere un pacco di soldi alla regina del Mommie Porn.

Ps. La miniera di link si deve al mitico, attentissimo socio Giovanni Arduino, che la dea lo accudisca sempre.

Parlando di fan fiction

aprile 13, 2011

Andrea mi ha fatto un’intervista sulle fan fiction, che trovate su Le mele del silenzio.  L’argomento, come sapete, mi è molto caro e sono curiosa di leggere la ventura chiacchierata con Virginia De Winter.
La conversazione via mail con la fan writer undicenne, di cui parlo nell’intervista, è reale e mi ha turbato davvero. E qui il discorso sarebbe lungo, complicato e chiamerebbe in causa gli editori e la loro tendenza ad abbassare l’asticella dell’età dell’esordio, come se l’adolescenza fosse garanzia di “ehi, guardate il fenomeno”.  Ma sono discorsi già fatti, e auspicabilmente in via di superamento.
La mia sensazione? Che si sia arrivati a un punto in cui l’editoria dovrà necessariamente interrogarsi su se stessa. I lettori, mi sembra, sono andati già molto più avanti.

Permette una domanda?

maggio 18, 2010

Ricevo una mail da un gruppo di studenti di Milano ( master in editoria) che stanno conducendo un sondaggio sulle fan fiction. Cosa molto buona e molto giusta, direi. Però mi sono resa conto di quanto sia difficile fornire risposte precise.
Sesso ed età dei fanwriter? Nel primo caso – e qui se ne è discusso – direi che la maggioranza degli autori è femmina. Nel secondo:  c’è davvero un’età media per scrivere fan fiction? Cosa si dovrebbe dunque dire di questo o di quest’altro?
Poi, c’è un’altra domanda che mi inquieta: il genere e il libro “dominanti”. Il fandom non si rivolge solo ai libri. Anzi. Un’occhiata all’indice di Efp dimostra con chiarezza che anime e manga raccolgono i consensi maggiori (grosso modo, siamo sulle 37.000 fan fiction se si somma anche la sezione su Naruto, che è stata resa autonoma proprio per la mole di storie). Ed è giusto così.
Infine, la questione sul “ti piacerebbe”: pubblicare o lavorare in editoria, per intendersi. Qui si aprirebbe (si è già aperto) un discorso enorme che si può sintetizzare in tre parole: non è detto. Conosco fan writer che non hanno alcuna intenzione di pubblicare e altre che si incazzano se altri pubblicano e altre ancora che si esercitano grazie al feedback con i lettori.
Ma, davvero, il fandom non è un talent show. E’ narrazione. Non credo che sia, necessariamente, il metro utilizzato in editoria quello che vada applicato.
Ps. La mattina si legge, il pomeriggio si scrive. Sto leggendo belle cose. Ve ne parlerò.

E a proposito

marzo 30, 2010

Perchè il punto, poi, per le fan fiction come per molto altro, è questo: perchè bisogna sempre seguire strade già battute invece di cercarne una propria? Vale per le fan fiction defilippizzate e vale per i romanzi adolescenziali o chick-littici pubblicati su carta. E’ come se ci si sentisse legittimati a esistere solo se si somiglia a un modello dato. Invece, come diceva Hardy, la vita è impareggiabilmente variata. Diceva, per essere esatti:
“A confronto del più insignificante essere umano che posi effettivamente il piede sulla faccia della terra  e vi proietti la sua ombra, anche la più sagace caratterizzazione in un romanzo non è che un mucchio d’ossa”.
E non viceversa, dannazione!

Il movimento di liberazione delle protagoniste femminili (MLPF?)

settembre 18, 2008

Si chiama “mettere il dito nella piaga”, e Blackvirgo, nel commento lasciato nel post qui sotto, lo ha fatto. Con queste parole:

E non sopporto i cliché da Harmony che ultimamente spopolano nelle fanfic. Perché cavoli la donna deve essere sempre indifesa oppure la sua forza è solo una facciata? Perché deve volere protezione? E soprattutto: uno che sta male con se stesso come diavolo fa a stare bene con qualcuno?

Mica solo nelle fanfic! Cioè, soprattutto nelle fan fiction, ma un po’ dappertutto. Perchè, la famosa Bella di Twilight cosa fa di diverso? Si fa proteggere dal vampiro-swarovski (la definizione, geniale, è di Laurie, che dopo aver riportato le parole di Stephenie Meyer – “Alla luce del sole Edward era sconvolgente. Non riuscii ad abituarmici; eppure non gli tolsi gli occhi di dosso per tutto il pomeriggio. La sua pelle, bianca nonostante il debole colorito acquistato dopo la battuta di caccia, era scintillante, come ricoperta di piccoli diamanti.”- conclude che il signor Cullen, appunto, non è una creatura del buio ma un grazioso gioiellino).  E cosa fanno le signorine che hanno la sventura di incappare nel signor Step nei libri di Moccia? Grossomodo, si fanno proteggere pure loro.
Vogliamo parlare dei manga? Non è che vada molto meglio: l’eroina sarà pure una strafiga dotata di poteri niente male (soprattutto curativi, in genere, ma guarda…), ma senza l’eroe finirebbe rapita/uccisa/utilizzata per scopi loschissimi.
Per non parlare quando il personaggio femminile viene tradito: nel senso di cornificato, per essere chiari. Da lei ci si aspetta sempre che perdoni e tiri avanti, perchè l’uomo, si sa, è cacciatore.
Beh, io ci ho provato e ci sto provando a creare delle protagoniste diverse:  tutt’altro che imbattibili. Ma DIVERSE: perchè non ne posso davvero più, neanche io.

Occì! (salute)

settembre 5, 2008

Come al solito, sia lode ai commenti, insostituibile fonte di meditazione.

Ieri Mele ha scritto una cosa che suonava più o meno: “il mio personaggio è OOC? Chi se ne importa”. Per quei pochi che, passando da queste parti, non sanno cosa significhi l’acronimo, sta per Out of character (o anche: out of canon). Significa, grosso modo, che nella fan fiction il personaggio originale che conosciamo ha tutt’altra psicologia. Se sono stata spiccia, in giro ci sono molte definizioni interessanti e più complesse della mia: una  qui , per esempio. E poi il bellissimo saggio Ritorno al canon di Laurie.

Però, però.

Per esempio, l’OOC di Mele ha un suo senso preciso, e c’è una coerenza interna, nelle sue storie, che lo rende plausibile.
E allora mi viene da pensare anche a come si possa modificare il canon e farne altra cosa, legittimamente.

Mi metto in discussione: io non sono affatto IC, In Character. Rispetto al modello originale, la strada che i miei due personaggi hanno preso è tutt’altra. Per esempio, nel manga di partenza si è completamente perso, e quasi subito, l’aspetto che per me è il più importante. Il sovrannaturale. L’alterità rispetto al mondo degli uomini. Quel brivido di rispetto e paura che dovrebbe cogliere ogni mortale al cospetto di un’entità aliena.
Doveva esserci, nell’originale. Ma non c’è. E’ come un sottotesto dato per scontato ma vanificato immediatamente. Però, per me, la chiave era quella, giusta o sbagliata che fosse.

Faccio un altro esempio, ispirata dalla lettura del romanzo di Dimitri (che libro! che libro! lo sto divorando): in un certo senso, Pan è la fan fiction del Peter pan di James Barrie. Allo stesso modo, magari, in cui American Gods di Neil Gaiman è la fan fiction dell’Anello del Nibelungo: nella maniera più ampia e sfumata possibile.
Ma da Barrie Dimitri parte, eccome: ci sono tutti i personaggi che conosciamo, ma c’è, in più, la stessa cosa che a me mancava nel manga. Loro. Gli esseri divini. Quelli che vivono Altrove, ma che sono anche parte del nostro mondo (e, fra parentesi, ecco un altro che pensa che i sogni siano porte…non sapete quanto la cosa mi mandi in sollucchero).

E allora? Beh, quel che volevo dire è che bisogna distinguere fra OOC e OOC, così come fra AU e AU (Alternative Universe, universo alternativo). Certo, pure io mi accascio singhiozzando davanti all’ennesima trasposizione di un mondo fantastico in ambito scolastico: e uno shinigami in versione Moccia mi fa ribollire il sangue. Ma quella è un’altra faccenda: è mescolare due letture per farne un ibrido che non sa di nulla: non è la scuola in sè a non funzionare (del resto, il mondo scolastico è ampiamente presente anche negli originali).

Il senso è: se si conoscono le regole, le medesime possono anche essere infrante. Purchè tutto torni, però. E purchè ci sia davvero una storia da raccontare, e la voglia di farlo.

E, oddio la parolona, l’amore per farlo.

O la recensione o la vita

settembre 4, 2008

Nel mondo delle fan fiction, che molto amo, c’è una cosa che detesto sopra tutte le altre.
I cacciatori di recensioni.
Sono quei (soprattutto, ahimè, quelle) fanwriter che fanno precedere ogni nuovo capitolo da avvertimenti minacciosi: perchè non recensite? Guardate che se non recensite non aggiorno più, tolgo la fan fiction dal sito, chiamo Bruno Vespa vestito da Sephiroth, dico al ministro degli Interni che siete un ultrà del Napoli.

Alcune mettono le cose in chiare già nel loro profilo: sono mariatizietta, mi piace scrivere e soprattutto ricevere recensioni, e già che ci siamo ho notato che un sacco di gente mi legge ma non mi commenta, datevi una svegliata.

Perchè detesto questo atteggiamento?
Allora: facciamo finta di essere tutti vestiti con pelli di daino e di starcene comodi comodi davanti ad un fuoco. Ci sono le stelle, si sta bene, abbiamo persino mangiato e c’è uno di noi che, di ottimo umore, comincia a raccontare una storia.
Così, perchè gli va. Perchè, magari, lo sa fare. Perchè non va agli altri.
Comunque sia, offre qualcosa al gruppo intorno al fuoco, che accetta il regalo. Magari qualcuno si stufa, si alza e va a farsi un bagnetto notturno. Qualcun altro resta in ascolto con la bocca aperta. Qualcuno, alla fine, grugnisce di entusiasmo (no, gli applausi primitivi no, per favore).

Ma se il narratore, alla fine della storia, andasse da tutti i suoi ascoltatori a pretendere un grugnito, un rutto, una coscia di cinghiale, sarebbe un’altra cosa. Secondo me lo prenderebbero a colpi di lancia: ma forse sono decisamente sociopatica.

Voglio dire che avere delle recensioni è una bella cosa, sempre. Nei casi in cui le recensioni offrano anche spunti di editing è un’ottima cosa. Ma pretenderle, persino con toni minacciosi, è quello che mi fa mettere una bella croce sopra all’autore/trice.

Ogni riferimento a fanwriter realmente esistenti è puramente casuale.

Aiuto, Mary Sue!

luglio 2, 2008

Ci siamo, è il momento di affrontare il discorso. Per la verità ne sto discutendo sul forum di Efp, e sono abbastanza colpita dalla varietà di posizioni, dal momento che ho sempre pensato che bastasse pronunciare le parole “Mary Sue” per suscitare un disgustato “no!”.

Per i pochi che non sanno di chi si tratta, riprendo la definizione da Wikipedia:

“Nel 1973 Paula Smith scrisse un racconto parodistico “A Trekkie’s Tale” pubblicato nella sua fanzine Menagerie #2., il cui personaggio principale era il Luogotenente Mary Sue (“[...] Il più giovane Luogotenente della Flotta – appena quindici anni e mezzo). La storia prendeva bonariamente in giro i personaggi delle fanta-fiction su Star Trek scritte in quel periodo, irrealistiche materializzazioni di desideri adolescenziali.

Tali personaggi erano, in generale, originali (non in canone) ed adolescenti di sesso femminile che avevano flirt romantici con i protagonisti adulti in canone. Inoltre possedevano abilità e le caratteristiche non realistiche, improbabili e spesso esotiche, del tutto inaspettate e fuori luogo per un personaggio della data serie.

Col tempo il concetto della Mary Sue si è espanso per includere quasi tutti quei personaggi, surrogati dell’autore ed altamente idealizzati, che svolgono un ruolo importante nella trama, particolarmente coloro che mettono in secondo piano i protagonisti canonici per via della loro particolare talentuosità, bellezza, fascino e così via.”

Ovviamente Mary Sue è il mio spauracchio. Ma discutendo sul forum vengono fuori affermazioni diverse: qualcuno, per esempio, sostiene che in una buona trama una Mary Sue possa essere legittima. Ma io continuo a chiedermi: come è possibile che una trama possa essere buona se uno dei personaggi è profondamente sbagliato?

Abat-jour

giugno 26, 2008

Che ci faccio qui? Semplice, prendo l’ombra. Mi piace alzarmi molto presto e godermi il mare quando c’è vento e fresco, e scappare via quando il sole comincia a picchiare, per poi tornare nel tardo pomeriggio, e dedicarmi al rito del bagno del tramonto, che secondo me è il più bello di tutti.

Ho appena dato un’occhiata ai siti di fan fiction: lo faccio sempre perchè per me è come avere tanti libri nello zaino.  Ce n’era una, però,  che cominciava così:

“Il demone acconsentì alla richiesta della ragazza, ma accese la bajur sul tavolino”

Prima riga. Bajur.

In questi casi, io mi pongo sempre una domanda: che faccio, recensisco segnalando che non so cosa sia questa benedetta bajur (una lampada persiana?) e indicando la parola corretta, o sto zitta?

La questione, insomma, è quella famosa delle recensioni. Recensire o no? E, se sì, esporre gli aspetti negativi suscitando le ire dell’autore/trice, che sempre più spesso sostiene di voler accettare tutte le critiche ma in realtà non le accoglie mai? Memorabile una mia recensione ad un’autrice di drabble che aveva sforato le cento parole, e che mi rispose sostenendo che anche se ne aveva scritte centosettanta andava bene lo stesso e aveva ragione lei. Insomma, le recensioni servono o chi scrive si aspetta sempre e solo lodi e, ahia, faccine felici?

Parlo per me: sono avida di recensioni, specie quando sottolineano i punti deboli di un capitolo. Per quanto riguarda Esbat, le osservazioni di Laurie su un determinato capitolo troppo fitto di Wicca e Crowley sono state oro puro. E mi è stata preziosa anche una lieve perplessità di Roberto-Yoda su Sopdet, recentemente, a proposito di una serie di riferimenti storici non abbastanza filtrati. Insomma, è come avere una serie di favolosi editor attorno a sè.

Sarebbe bello far capire a chi scrive fan fiction che hanno un tesoro a disposizione.

Abat-jour. Si scrive ABAT-JOUR! Altrimenti, c’è sempre la vecchia lampada da tavolo, il lume, eccetera eccetera eccetera.


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