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Un giorno con Lara

agosto 5, 2009

Dunque, non riesco a mollare Battle Royale neanche quando mi preparo da mangiare o vado in bagno. Sembra scritto per me. Capitoli brevi, ritmo convulso, moltiplicazione vertiginosa dei punti di vista e, soprattutto, follia. Trama ferrea, naturalmente: e non era facile una variante, l’ennesima, de Il signore delle mosche. Mi piace, mi piace, mi piace.

Nel frattempo, mi sono suddivisa la giornata: la mattina e la sera lavoro alla revisione di Sopdet, nel pomeriggio mi divido tra Hypnos e un racconto. Sul quale posso dire molto poco, visto che fa parte di un progetto di cui al momento non si è ancora parlato, e non mi pare corretto anticipare nulla. Se non che si tratta di steampunk. Anticipazioni: nessuna. Se non che la protagonista è una ragazza (ma no!). Anzi, le protagoniste sono due: una ragazza e una matura signora (ma no!) . Una matura signora MOLTO particolare. E poi, c’è il numero tre (ma sì!).

Sto zitta.

Chi pronuncia il discorso

luglio 30, 2009

Quando comincio a sbattere contro gli stipiti delle porte, significa che ci siamo. Non siamo al collasso per caldo o al crollo nervoso, e neanche alla labirintite o al calo di vista causa prolungata permanenza su Internet. Il sintomo è positivo, perchè quando sono così distratta, la storia che ho in mente comincia a espandersi: infatti, stamattina ho aperto gli occhi, ho agguantato il taccuino che ho sul comodino, e ho riempito tre pagine. Diversità con le altre storie: questa volta non so come va a finire. So come comincia, so chi sono i quattro personaggi principali (due umani e due no), so le motivazioni che provocano i fatti. La fine, ancora, è ignota. Vedremo.

A proposito di motivazioni. Mi succede spesso di non trovare le parole per spiegare, per esempio, perchè una creatura non umana è bella o mostruosa. Anzi, bella e mostruosa. Anzi ancora: mostruosa perchè bella, o viceversa. Però ho appena finito di leggere Repubblica, e ho trovato una recensione a un libro che voglio a tutti i costi anche se ha un prezzo spropositato (cinquantacinque euro!).  Si chiama “Il mito greco”, vol. I, Gli dèi, Meridiani Mondadori.   Mi indebiterò, ma sarà mio a tutti i costi.

Allora, ecco la frase che mi ha colpito:

“per gli eroi di Omero il mythos è semplicemente un “discorso” – salvo che non poteva stare in bocca a chiunque. In Omero per poter pronunziare un mythos bisognava essere maschi, adulti e forniti di autorità. Possibilmente anche belli. Viene infatti definito mythos il discorso tenuto dal nobile guerriero in assemblea o sul campo di battaglia, e perfino quello che esce dalle labbra di un dio: come quando Posidone, lanciando il suo mythos, respinge l´ordine di Zeus di abbandonare la lotta. Le donne (come Penelope), i giovani (come Diomede), perfino i brutti (come Tersite), non possono pronunziare mythoi”.

Sarà pure uno stereotipo, però…però continuiamo a usarlo. Magari finiremo per creare nuovi mythoi (chissà chi, chissà quando): ma intanto sono quelli del passato che continuano a scorrerci nelle vene.

Ultima cosa: oggi pomeriggio, dalle 16 e per un paio d’ore sono nel forum di Writer’s Dream, a rispondere a tutte le domande che vi vengono in mente. O a provarci, almeno.

Lara arriva tardi

luglio 20, 2009

Non so come dirlo, ma ho una confessione da fare. Fra i manga che seguo non c’è Saint Seya, alias i Cavalieri dello Zodiaco. Che ha un fandom gigantesco, peraltro. Che ha ispirato maree di altri manga. Che è famosissimo, e via così.
Però, quando ho scoperto che dentro Saint Seya c’è mezza (facciamo tre quarti) mitologia occidentale, dai vikinghi ai greci, mi sto ricredendo. Soprattutto da quando mi sono imbattuta nel dio del sonno.

Ps. Domandina: questo teoricamente sarebbe med-fantasy, giusto? E sia detto senza intenti provocatori!

Buoni propositi

luglio 2, 2009

Sarà dura, perchè il precedente è troppo illustre. Ma ci sarà il dio del sonno. Nel prossimo. Forse.


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