Sto leggendo molti interventi su Kindle, ebook e prospettive dell’editoria. Per esempio, segnalo il post di Stefano Romagna, quelli di Demonio Pellegrino, del Duca Carraronan, di Sandrone Dazieri, di Francesco Dimitri.
Sono tutti molto interessanti e accurati, e ve li consiglio.
Veniamo a me. Non sono una fanwoman della tecnologia, nel senso che impiego un po’ di tempo a maneggiarla: diciamo che sono molto interessata ai contenuti più che ad altro. Ma proprio questo mi sembra il punto. E trovo magnifica questa riflessione di Dimitri:
“La domanda è: cosa compri, quando compri un libro? Un oggetto o un’esperienza? Io voto esperienza. Ok, la carta e l’odore e cazzate varie, ma siamo seri. Quanti di voi comprano codici miniati, o edizioni originali di Crowley? Io leggo un sacco di letteratura di genere, che significa un sacco di paperback. E quando sono fantasy, sono paperback lunghi e poco maneggevoli. Perchè non dovrei preferire un’edizione meno ingombrante e più comoda?”
Poi c’è un altro aspetto, che riguarda l’editoria italiana e soprattutto la narrativa fantastica. La quale, a mio modesto parere, in questo preciso momento è in un bel pasticcio. Intanto, è sovraesposta e caricata di aspettative: dopo Twilight, si va in caccia del libro di sfondamento. Questo è bene, perchè apre porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse. Ma è anche male, perchè non tutti i libri possono e soprattutto devono essere best-seller. Poi, c’è la dannata questione degli scaffali e del “dove lo metto”, che a volte può nuocere – e di molto – al libro medesimo. Infine, e non è la considerazione meno importante, ci sono i costi dei libri, che sono alti. Specie se i libri sono così numerosi e, spesso, appetibili.
Ed ecco che mi trovo ad aspettare la frontiera e-book con molta curiosità e molto entusiasmo: perchè la mia sensazione è che, fin qui, la rete continui ad essere considerata “un mondo a parte” rispetto a quello dell’editoria. E invece rischia di poter seriamente rivoluzionare tutto: in favore di chi legge, e forse in favore di chi scrive. Di essere, davvero, la carta fuori mazzo che riapre una partita che si sta facendo durissima.
Almeno, lo spero.