Per una strana coincidenza (che non significa nulla), io sto rileggendo L’ombra dello Scorpione (King mi dà la carica, quando sto scrivendo: per essere precisa, mi dà ritmo), e Philip Roth pubblica un romanzo su un’epidemia. In Nemesis, che è in uscita negli Stati Uniti, Roth racconta infatti di un’epidemia non fantastica come Captain Trips, ma di quella che effettivamente colpì con ferocia negli anni Trenta e Quaranta. Poliomelite. A questo sembra, i procedimenti dei due scrittori sono però identici: perchè l’epidemia è il pretesto per raccontare come si rapportano fra loro gli uomini e le donne. Gli altruisti, i pavidi, gli innocenti, i furbi, e così via.
E’ un clic, niente di più. Un avvenimento irreversibile o che in un preciso momento sembra tale, e che raschia via le buone maniere per mostrarci come siamo. Non è un espediente narrativo, e neanche una forzatura: è un punto di vista che scoperchia le convenienze, tira fuori i personaggi dai propri piccoli mondi-sogni-miserie e li scaraventa dove – per la lettrice che è in me – dovrebbero stare. In un mondo minacciato. In un mondo di passioni forti.