Ingrana la terza

Proprio non ce la faccio a restare al sole un secondo di più. Tra l’altro: resto fuori ancora qualche giorno, mi dicono che Roma è una fornace, e io ci credo.

Ho trovato una notizia carina: fanno un concorso di Haiku …all’isola d’Elba. Incredibile ma vero.

Poi ho trovato anche una dichiarazione di Ian McEwan che riporta ad un’osservazione fatta nei commenti da Teiresias. Dice McEwan:

[La prima persona] è un modo furbo per sottrarsi alle proprie responsabilità. Ci si nasconde dietro una maschera e tutte le banalità che vengono fuori sui scaricano sul personaggio. Questo equilibrismo fra autore e personaggio non mi piace. Non si capisce se sei bravo oppure no. Scrivere in prima persona è terribilmente facile, chi non scrive non può capire”.

Beh, non sono tanto d’accordo. Istintivamente, trovo la prima persona estremamente più difficile della terza: è vero, nel secondo caso devi saper cambiare il punto di vista come se stessi usando una telecamera. Ma usare la prima persona richiede una coerenza ferrea, secondo me.

Ok, sarà il caldo…

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9 Risposte to “Ingrana la terza”

  1. Anghelos Says:

    In effetti, dire che la narrazione in prima persona è sempre, a prescindere, più facile da usare di quella in terza mi sembra una semplificazione eccessiva.
    E’ pur vero che il narratore in prima persona ha effettivamente meno difficoltà nelle caratterizzazioni psicologiche (perché il suo personaggio si costruisce da sé, e gli altri devono comunque essere filtrati tramite i suoi occhi), ma la conseguenza di questo è che i romanzi in prima persona rischiano, alla lunga, di diventare o troppo piatti o troppo vaghi, e ci vuole quindi una certa abilità per evitarlo.

  2. Teiresias Says:

    Il problema della narrazione in prima persona è che se non è fatta bene si vede subito: uno scrittore deve essere in grado di trascinare DAVVERO il lettore e farlo immedesimare nel protagonista, non mostrargli un se stesso calato nel contesto del romanzo.
    Patricia Cornwell, Stephen King (anche se in misura minore), Anne Rice…questi sono autori bravi a usare la prima persona. Laurell Hamilton, Stephanie Meyers, tante scrittrici di fanfiction che crollano in errori madornali come le Mary Sue, queste sono persone che non sanno usare la prima persona.

  3. sessho Says:

    Per me è come dici tu Lara, scrivere in prima persona è più difficile. Penso che sia facile per chi ha una dote del tipo teatrale, dove dovrebbe parlare di se su carta di un personaggio diverso di se stesso, oppure a volte è anche più difficile parlare in prima persona anche di noi stessi come personaggio, tipo nei racconti in prima persona autobiografici.
    Io penso che sia una cosa soggettiva, non tutti ci conosciamo in fondo e su carta se vogliamo dare anche una visione psicologica nostra, a volte non riusciamo a farlo bene. Invece quando si scrive in terza persona il racconto perde delle sfumature di stampo introspettivo, e psicologico e mentre nel racconto in prima persona è fondamentale citarle, qui è facoltativo poterle inserire e quindi alcuni preferiscono la narrazione in terza per sona per non cadere in questa rete.

  4. Teiresias Says:

    Invece non credo sia così: esistono bellissime storie raccontate in terza persona molto più introspettive di certi racconti fatti in prima. Il fatto è la capacità di immedesimarsi, di COMPRENDERE il personaggio che narra il proprio punto di vista, e non è una questione di teatro o simili, è una questione di sensibilità che comunque si può trovare in qualunque cosa scritta bene.
    Non esiste uno stile migliore o peggiore: dipende semplicemente da come uno li sa usare e da come si sente più a suo agio nel raccontare, se osservando il tutto dall’alto come personaggio onniscente o vivendo quello che scrive. Quello che importa è sempre la stessa cosa, la capacità di colpire il lettore e di fargli vivere quello che sta raccontando.

  5. Mele Says:

    (Agonizzante. Appena tornata da una giornata passata dietro ad un moccioso di tre anni. No, non Secchan.)
    A nessuno sono mai capitate quelle giornate in cui non ti esce una terza persona neanche a pregare sui ceci secchi?
    “Un modo per sottrarsi alle proprie responsabilità.”
    Eh? EEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEH?
    Cioè, non so se si è capito. EH?
    Quanto è difficile dare la fluidità del pensiero senza utilizzare quei piccoli artifici letterari/poetici che si possono utilizzare in terza persona? Se sei abituata a scrivere violette e rose selvatiche, se racconti la vita tragica sigsigsobsob di un marinaio, ok, ma se usi quello che pensa… mica puoi iniziare con “porco buco di balena” e continuare: “andai pel mare periglioso alla ricerca della carnale sirena di ogni porto babla babla babluz”, e poi “le stappo le mutande coi denti”.
    Eh!
    Banalità? Tipo? “Domani devo comprare la frutta.” Ok, fin qui, banale. Poi “Le mele, le pesche… le banane e… mmh…? Dov’è che avevo letto che le pesche sono un simbolo inconscio delle chiappe? Mmmh… chiappe e banane… mmh…” Bah. Ba.Na.Le.
    “equilibrismo fra autore e personaggio” Non è che sembra davvero che il personaggio sia l’autore?
    Dai, persino la mia gatta si sta lamentando. (no, in realtà vuole solo la pallina…)
    Come si capisce se sei bravo? Se sembra tutto reale, immediato come deve essere la prima persona, se la poesia che deve avere la letteratura non appesantisce e/o falsa, ma piace e basta.
    (Certo, se il marinaio è gay, un po’ ti salvi.)

  6. Blackvirgo Says:

    Per me è difficilissimo scrivere in prima persona… e generalmente la uso solo per racconti autobiografici.
    Prima o terza persona… se è ben scritto è comunque godibile!

  7. laramanni Says:

    Il marinaio gay di Mele mi ha fatto sghignazzare…:)
    Poi ho pensato al più bell’incipit della terra: “Chiamatemi Ismaele” da Moby Dick e mi sono detta, “cavolo, è in prima persona”. E non è autobiografico.
    Certo,avete ragione, la questione – in barba a McEwan – varia da persona a persona. Da libro a libro, direi. Ci sono scrittori che usano indifferentemente la prima e la terza, spesso ottenendo ottimi risultati nei due casi.
    Poi, ci sono libri che non possono che essere scritti in prima: penso proprio a “non mi uccidere” della Palazzolo, con quell’inizio incredibile della ragazza che si “risveglia” e descrive ogni sua reazione in modo da mozzarti il fiato. In terza non avrebbe funzionato…
    Probabilmente è come quando un musicista decide in che tonalità scrivere la sua sinfonia. E forse bisogna essere certi di poter “diluire” la propria biografia rendendola irriconoscibile anche a se stessi, per poter cominciare a scrivere in prima.

  8. Anghelos Says:

    Beh, in Moby Dick la prima persona è una finzione, visto che di fatto il ruolo di Ismaele nella storia è nullo, egli è solo narratore (e nell’ultimo capitolo Melville lo dice espressamente, con la citazione biblica “e solo io sono sopravvissuto per raccontare”, o qualcosa di simile), e la maggior parte degli eventi sono descrizioni di comportamenti di altri: Ahab, Queequeg, Starbuck e via dicendo. Una terza persona mascherata, insomma

  9. laramanni Says:

    Verissimo: doppio salto mortale, quindi, con telecamera fissa…Però il trucco, in senso buono ovviamente, ha funzionato. Anche se il povero Ismaele poco fa, non lo dimentichiamo. E il suo punto di vista “maschera” quello del lettore-osservatore.
    Però bisogna essere Melville, d’accordo…:)

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