Il calzino dell’elfo

Finalmente mi si sono schiarite le idee: non sull’universo mondo, ma su quello che intendevo dire davvero nel post sulla letteratura fantasy.

Ho appena letto un articolo su Repubblica dove si parla di un giallista svizzero degli annI Trenta, Friedrich Glauser, e dei suoi “comandamenti” per scrivere un buon libro. Alcuni sono se non banali, prevedibili: tipo “essere avvincente con il minor impiego di mezzi”; o “l´autore non deve stancare il lettore”.

L’ultimo è stato rivelatore. Parla del personaggio: “fare della macchinetta automatica un essere umano. Deve scendere dal suo piedistallo. Rendiamolo capace di queste reazioni, diamogli una famiglia, una moglie, dei figli, perché deve essere sempre scapolo?… perché non si gratta quando ha prurito?… per non parlare di un calzino bucato”.

Ecco cosa non mi convince di certo fantasy. Questa parte, l’equivalente del calzino bucato per un elfo, manca molto spesso. E io ne sono assetata. Mi piace conoscere le cose piccole, le cose “umane” anche di una creatura non umana (perchè è pur sempre una mente umana che la crea).

Tolkien lo ha fatto: non perchè i suoi elfi hanno i calzini,  ma perchè li ha dotati di un sentimento umanissimo come la malinconia. Non semplicemente piazzando l’aggettivo “malinconico” accanto ad uno sguardo o ad un discorso: ma intridendone l’esistenza, sempre.

Nessuna mappa, nessun universo, per quanto perfetto, può sostituire questo. Credo, eh.

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11 Risposte to “Il calzino dell’elfo”

  1. Laurie Says:

    Che intuizioni! Penso di capire cosa vuoi dire. Cioé che nel rendere bene un personaggio, sopratutto se nel genere fantasy e quindi magari di una specie diversa da quella umana, è necessario concentrarsi sui particolari. Calarsi nel suo mondo rendendo quei particolari che per il lettore sembrano curiosi, perché estranei alla sua esperienza, ma per il personaggio rappresentano la normalità. Non so, mi viene in mente ad esempio Ursula Le Guin: sto leggendo adesso I reietti dell’altro pianeta, e i personaggi agiscono, pensano, parlano e vivono in accordo alla loro filosofia e alla storia del loro pianeta. Più che umanizzare, preferisco parlare quindi di creare un background culturale adeguato ai personaggi.

  2. laramanni Says:

    Esatto! Volevo dire proprio questo: i particolari che non siano soltanto l’elsa della spada di famiglia o i gigli candidi che incorniciano la fronte della dama. Qualcosa di più preciso. Di vissuto. Di proprio. Pensando alla fantascienza, davvero mi torna in mente il modo in cui Asimov ha reso viva la sua galassia. L’arrivo del Mule, nel secondo libro, è indimenticabile non solo per il ruolo che ricopre, ma per la forma del suo naso…
    Vero, umanizzare è improprio: “personalizzare”, sì. E infondere, oddio, anima?

  3. Luthien Says:

    Hai colto il punto,dare “personalità” ad un personaggio fantasy è una delle scalate ardue ed impervie di uno scrittore che si cimenta in questo genere.
    Si,per me è corretto dire “dare l’anima” o il calzino bucato,come l’hai chiamato tu.Nel Fantasy il background è fondamentale,come diceva giustamente Laurie.
    Il background degli elfi di Tolkien è un intero libro come Il Silmarillion..per questo mi fanno un po’ sorridere questi nuovi Fantasy o presunti tali.
    e a proposito di elfi..
    “È molto raro che gli Elfi esprimano il loro parere, poichè i consigli sono doni pericolosi, anche se scambiati fra saggi. E tutte le stade possono finire in un precipizio.”

    Buon Mare

  4. Blackvirgo Says:

    Per me i personaggi sono la parte fondamentale di un libro, piú della trama. E quelli che mi piacciono sono quelli con l´anima. Sono i personaggi che esistono a tutto tondo. Quelli che hanno anche dei difetti. Mancanze. In tutti i suoi possibili significati. E che hanno dubbi esistenziali reali, non solo delle domande retoriche. Devono avere una mente, dei ricordi, una coscienza storica. E quoto Laurie: “Calarsi nel suo mondo rendendo quei particolari che per il lettore sembrano curiosi, perché estranei alla sua esperienza, ma per il personaggio rappresentano la normalità. ”
    Per comprendere questo, per me, giocare di ruolo é stato essenziale. Perché devi agire come farebbe il personaggio, non come faresti tu (se hai creato un personaggio con tutti i crismi sai benissimo cosa farebbe). Anche se la tua visione fuori dalla scena ti direbbe che non é tattico o logico. E devi agire secondo quello che sa il personaggio, non secondo le tue conoscenze. E secondo le sue abilitá. Esempio: se ti arriva da dietro un drago ( 😉 )e il PG non l´ha sentito né visto, ma tu giocatore sai che c´é perché un altro PG l´ha visto/sentito e il master ha messo la pedina, tu devi comunque agire come se non ci fosse – quindi normalmente – fino a che non ti accorgi della sua presenza. Magari perché chi l´ha visto caccia un urlo. Nel frattempo il drago potrebbe averti sbranato.
    E concludo ricordando un piccolo episodio da una delle mie saghe preferite, proprio riguardo ció che per il personaggio é normale mentre per il lettore non lo é. Gli Atreides sono arrivati da poco su Dune e si preparano a possibili attacchi da parte degli Harkonnen. Quindi cercano l´alleanza dei Fremen, gli abitanti di Dune. Riunione tra ufficiali, a cui é invitato anche un fremen. Alla fine del discorso del Duca Leto, il fremen per sigillare il proprio giuramento di lealtá sputa sul tavolo. Gli ufficiali mettono mano alle armi. Dunca Idhao (uno dei comandanti) imita il gesto del fremen. “In un pianeta senza acqua, l´acqua del proprio corpo é il dono piú grande che qualcuno possa fare”.
    Baci a tutti!

  5. Blackvirgo Says:

    P.S.: con questo non intendo che per scrivere fantasy bisogna giocare di ruolo. Non basta. E mi sa che troppa gente l´ha giá fatto con risultati poco soddisfacenti.

  6. laramanni Says:

    Però aiuta, accidenti! xD Hai reso benissimo il concetto. E mi inchino, grata, per aver riportato alla comune memoria la saga di Dune. Vero, lo sputo del fremen è qualcosa che solo un narratore che ha già in mente tutte le sue carte può concedersi. E funziona proprio per questo. Anticipa e completa.
    Pensavo anche a quel che ha detto Luthien sul Silmarillion: è vero, quello è il background. Però azzardo: funziona meno. E’ affascinante per chi conosce Il signore degli anelli, secondo me: però non cattura “a prescindere”.
    Faccio un altro esempio: tanto per cambiare, cito King. Il primo libro della Torre nera è il meno kinghiano di tutti. E’ certamente epico, certamente affascinante, ma è la premessa necessaria a tutto quel che seguirà, soprattutto: è meno “caldo”, meno “dentro” i personaggi. Roland non si svela in quel libro, ma già nel successivo…
    Uno sguardo totalmente esterno rispetto ad uno sguardo “calato dentro”. Mi viene in mente questo, e prima o poi devo proprio decidermi a giocare di ruolo…;)

  7. Luthien Says:

    “devo proprio decidermi a giocare di ruolo… ”

    Una delle esperienze più divertenti e formative durante gli anni scolastici…ovviamente Dungeons and Dragons XD!!

    Hai ragione sul Silmarillion:infatti di solito è una lettura post-SdA ed è “difficile”.
    E Tolkien non pensava neanche di stamparlo,ci ha pensato suo figlio nel 77, 4 anni dopo la morte del Professore.

  8. Mele Says:

    Yaaah! Pronta per un intervento schizofrenico post 10 ore di baby-sitteraggio.

    Il problema è che mio cugino non si spettina. Ma non è colpa sua, anche Malfoy non si spettina, eppure nessuno dubita che sia umano. O Dhampyr, non si è ancora capito. Povero Legolas… poi tutti lo guardano e pensano: “che gran fighi ‘sti elfi!”… Aspettassero di vederne tre di fila… V.V
    Weeh! Calzini rotti no, li buttiamo via. Ma capita anche a noi di dover lavare le mutandine a mano perché sono di pizzo e in lavatrice si rovinano. E dobbiamo anche cambiare la sabbia del gatto.
    … Non so se ti ricordi, poi… quanto quelli di Eryn Galen siano… ehm…*inclini* al bere. (Ah ah. *Inclini*. Nel senso che poi vedono *obliquo*.)
    La malinconia… certe volte ti verrebbe da raccogliere le palle da terra e usarle come sciarpa… sai quante volte mi è capitato di urlare in cima alle scale dalla mia stanza sulla torre: – Piantala con quelle boiate emo, caprifoglio secco! Non riesco a sentire Viva Radio 2Torri!-

    Ah, ok, ok. Vado a mangiare. Insalata, perché anche gli elfi a stare sempre in casa…

  9. Teiresias Says:

    Se è per questo una delle cose principali che ho imparato da bambino è: I supereroi non vanno mai in bagno. I buoni non fanno mai la cacca. Le donne non stanno mai male per le mestruazioni.
    Poi ti incontri Grazia Negro o un personaggio come Roland che soffre di artrosi, e sai che non sei tu a essere anormale a chiederti: “Ma come cavolo fa Batman se gli viene un attacco di diarrea in costume?” XD
    Rendere i personaggi umani, reali. Essenziale.
    Un appunto su La Torre Nera: a mio parere il primo libro va considerato staccato dagli altri per vari motivi. E’ il più vecchio, quindi lo stile è molto diverso dai successivi; è poco scorrevole (ho fatto abbastanza fatica a finirlo, siamo sinceri); è il più western di tutti, poco incentrato sul fantasy ma dedito a certe “caratteristiche” fantasy; e soprattutto, quando lo scrisse King non aveva in mente di farne una vera saga.
    Però c’è quella frase: L’uomo nero fuggì nel deserto, e il pistolero lo seguì, che vale tutta una vita di scrittore…

  10. Mele Says:

    Ah, ultima cosa: Isengard è solo un enorme ripetitore. Sai, hanno segato Saruman perchè voleva portare il tecnicolor. Magari… Millenni e millenni in bianco e nero. Dopo gli elfi sono *malinconici*.

  11. laramanni Says:

    Viva Radio2Torri? xDDDD
    Teiresias, ma sai che ci pensavo anch’io fin da piccola? Perchè Batman non fa pipì? E quando gli scappa come caspita fa? Appunto.
    Sulla Torre Nera, hai ragione: il primo è diversissimo, sia linguisticamente che come atmosfera. Ma la frase…ah…la frase…

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